sabato 15 aprile 2017

Pasqua dove vuole (il padrone)


La questione delle aperture degli esercizi commerciali nei giorni festivi è un caso esemplare, se vogliamo divertirci ad esaminarlo.
Possiamo assumere che le persone non mangiano e non bevono di più, nè consumano più calzetti, se i negozi sono aperti un giorno in più ?
Se accettate questo presupposto, ne consegue che la quantità totale di merci che ciascuno di noi acquista in una settimana (o, se preferite, in un anno), a parità di altre condizioni, è sempre la stessa.
Dunque, quando il primo supermercato decide di rimanere aperto in un giorno festivo, esso si guadagna il monopolio del pubblico che gradisce passare le feste nei centri commerciali, che, per quanto costituito da una manica di pervertiti, è pur sempre una fetta di mercato, e con questo si avvantaggia sulla concorrenza.
Ne consegue che tutti gli altri supermercati sono costretti a fare la stessa cosa, per non perdere quote di clientela. E nel momento in cui tutti sono aperti nei giorni festivi, nessuno ha più nessun vantaggio sugli altri.
Risultato finale: ciascuno vende esattamente la stessa quantità di merce di prima, con in più il costo aggiuntivo di stare aperti un giorno in più (se non altro bisogna pagare il personale). Costo aggiuntivo che inevitabilmente si scaricherà sui clienti. Quindi il bilancio netto è un danno per tutti.
Il paradosso è che, anche una volta constatato il danno, nessuno può più permettersi di tirarsi indietro, perchè perderebbe clientela a vantaggio dei concorrenti.
Alla fine, lasciando ciascuno libero di decidere secondo il proprio interesse, abbiamo ottenuto una situazione che danneggia tutti, ma da cui nessuno può uscire.
Alla faccia di quelli che ancora credono alla favoletta che il libero mercato è in grado di correggersi e regolarsi da sè, che la libera concorrenza conduce inevitabilmente alle condizioni migliori possibili, e che se si lascia ciascuno libero di perseguire il proprio interesse si ottiene invariabilmente il meglio nell'interesse collettivo.
L'unica soluzione, ovvia, è la vecchia cara REGOLA: orari e giorni stabiliti, che tutti devono rispettare, altro che libero mercato.
se si lascia ciascuno libero di perseguire il proprio interesse, si produce un danno per tutti.

mercoledì 28 settembre 2016

1956 - 2016 : Mercuriali


Fino all'inizio dell'800, la lavorazione del feltro includeva un passaggio detto "carotatura", consistente nell'immersione delle pelli animali in una soluzione di nitrato di mercurio, che aiutava a separare la pelle dal pelo e a compattare quest'ultimo (per non farvi scervellare sull'origine della parola, vi dico subito che il nitrato di mercurio è arancione), ed esponeva gli addetti all'inalazione dei vapori di sale di mercurio. Il feltro è utilizzato principalmente nella fabbricazione di cappelli; gli acquirenti finali erano protetti dalla successiva ceratura e rivestimento del copricapo finito con pelle o seta; ma i cappellai normalmente provavano e modellavano sulla propria testa i loro prodotti dopo la carotatura, prima di rivestirli, e i sali di mercurio vengono pure assorbiti attraverso la pelle.
I sintomi dell'intossicazione da mercurio sono neurologici: i cappellai pativano di tremori, instabilità emotiva, insonnia, demenza e allucinazioni. Inoltre, il nitrato di mercurio tingeva di arancione anche i loro capelli, contribuendo al quadro complessivo di bizzarria inusuale (salvo poi un fugace ripresentarsi in anni recenti di cromatismi tricologici orangheschi adottati volontariamente e in massa dalle signore pecorone che si beano del seguire le mode).
Quando Lewis Carroll iniziò a scrivere Alice nel Paese delle Meraviglie, dopo il 1860, il processo di carotatura del feltro era stato ormai abbandonato da qualche decennio, ma la figura del cappellaio matto era ancora pienamente presente nel luogo comune, e "mad as a hatter" era un modo di dire corrente in Inghilterra.

La tossicità del mercurio è nota almeno fin dall'epoca Romana (anche se in periodi ancora più antichi nell'Asia orientale si pensava che allungasse la vita, e una leggenda racconta che il primo imperatore della Cina, Qin Shinhuangdi - III sec. a.C. - sia morto avvelenandosi nel tentativo di raggiungere l'immortalità).

Il Giappone di giusto 60 anni fa è invece il luogo della tragedia del trasferimento dell'intossicazione da mercurio dalla piccola scala della cappelleria artigianale alla grande scala della produzione industriale di materie plastiche. La "malattia di Minamata" fu riconosciuta e definita nel 1956, e il caso della Baia di Minamata è puntualmente riportato in tutti i manuali come il primo esempio conclamato di grave inquinamento industriale, descritto come la preistoria della gestione delle crisi ambientali, un episodio dal quale l'umanità ha duramente appreso la lezione: adesso, dopo 60 anni, è tutto diverso, nulla di simile potrebbe più ripetersi.
Vediamo un pò.
La storia inizia nel 1932, quando la Chisso Corporation mette in funzione un impianto per la produzione di acetaldeide nell'isola meridionale di Kyushu, in prossimità della cittadina di pescatori di Minamata, e inizia a sversare in mare le acque reflue cariche di un sale organico di risulta dalla sintesi, cloruro di metilmercurio.
Il materiale inquinante si disperde nell'acqua della baia, si deposita nel fango dei fondali, e viene assorbito dai batteri e dai piccoli organismi alla base delle catene alimentari. Nessun organismo ha una via metabolica per lo smaltimento del mercurio: man mano che tanti piccoli esseri viventi vengono mangiati da uno più grosso, il metallo semplicemente si accumula e si concentra sempre di più man mano che risale la catena alimentare (bioaccumulo: provate a fare un calcolo di quanto cibo avete mangiato nella vostra vita in rapporto al vostro peso, e immaginate se fosse stata costantemente presente negli alimenti una sostanza che non potete eliminare dal vostro organismo, poi pensate a quanta ne ritroverebbe nel proprio corpo un qualsiasi Leviatano che si nutrisse di uomini). Così, dai microrganismi alla rutilante tassonomia di vermi dei fondali, a molluschi, crostacei, ecc., il mercurio si accumula.
E prima i pescatori cominciano a segnalare, sempre più spesso, la presenza di pesci morti galleggianti nelle acque della baia, sempre più numerosi; ma tutti se ne infischiano, gli enti di governo locali non fanno nulla.
E poi tocca a quelli che i pesci li mangiano: i gatti del porto non si limitano a morire semplicemente, ma adottano comportamenti stravaganti: si muovono stranamente per le strade come danzando, e a volte qualche felino si tuffa agilmente in mare senza apparente motivo e affoga: matto come un cappellaio.
La popolazione di Minamata è sempre più sconcertata e preoccupata, ma tutti se ne infischiano, gli enti di governo locali non fanno nulla.
Poi tocca ai mangiatori di pesce di taglia più grossa: iniziano a morire i pescatori e i loro familiari; si ammalano in tanti: insensibilità degli arti, diminuzioni della vista e dell'udito, debolezza muscolare, incapacità ad articolare le parole, paralisi, coma, morte. Allora qualcuno si sveglia e gli enti locali si rivolgono al Governo per studiare la situazione e cercare di comprenderne le cause.

Prima questione: a distanza di 60 anni, quanti passi avanti abbiamo fatto nel cogliere i primi sintomi di crisi ambientale ? E' migliorata in qualche misura la nostra prontezza nel riconoscere l'esistenza di un problema ? Esempio: quanto velocemente ci siamo mossi per limitare il riscaldamento globale causato dalle attività umane, che è di pubblico dominio dal 1988 ? Possiamo anche portare un controesempio: a meno di 30 anni dalla messa al bando dei clorofluorocarburi, oggi si osservano i primi segni di ricomposizione dello strato di ozono sopra l'Antartide: a volte si riesce anche ad agire tempestivamente. Ma, in generale, quando emerge un nuovo problema ambientale, prima si interviene o prima si deridono gli ambientalisti ? La seconda che ho detto.

Ed eccoci dunque a 60 anni fa: 1956, viene finalmente riconosciuta e descritta la "malattia di Minamata", che nel frattempo continua a colpire un numero sempre crescente di persone, ma ancora non se ne conoscono le cause, anche se già molti sospetti si indirizzano verso lo stabilimento Chisso.
Poco dopo, 1958, viene rilevata nelle acque della baia una concentrazione di metilmercurio spaventosamente superiore al normale, e si associa la malattia agli effetti di un'intossicazione cronica da mercurio di gravità mai vista prima. Ecco quindi che le autorità si rivolgono alla Chisso Corporation, e l'azienda si dimostra subito molto aperta e disponibile a fornire prontamente delle risposte: "Mai usato mercurio nelle nostre lavorazioni".

Seconda questione: a distanza di 60 anni, di quanto si è modificato l'atteggiamento dell'industria, quando viene messa di fronte ai danni procurati dalle proprie attività ?

Passano ancora anni prima che la Chisso Corp. sia costretta ad ammettere di essere la fonte dell'inquinamento, e gli sversamenti in mare cessano soltanto nel 1968, dodici anni dopo il riconoscimento della malattia. Nel frattempo decine di migliaia di persone sono state intossicate, duemila sono morte, bambini con gli stessi sintomi sono nati qua e là per il Giappone, da madri provenienti da Minamata o dai paesi costieri vicini.
A questo punto, chiusi gli scarichi, la storia finisce, secondo il Governo di Tokyo; come se il mercurio sparisse all'istante dal mare. Viene varato un programma di assistenza per le vittime e le loro famiglie (come cure, quello che si può fare è poco o nulla), dal quale sono esclusi tutti i nati dal 1969 in poi, poichè "non possono più essere avvelenati", nonostante presentino sintomi del tutto evidenti.

Terza questione: a distanza di 48 anni, di quanto è cambiato l'atteggiamento delle autorità governative nel minimizzare i danni prodotti dall'industria anzichè fare quanto possibile per tutelare la salute dei cittadini ? Il matrimonio d'interesse tra gruppi industriali e Governi a scapito della popolazione e, a maggior ragione, dell'ambiente si sarà indebolito o consolidato ? Riguardatevi le vergognose affermazioni di Corrado Clini nel 2012 sull'ILVA di Taranto: un Ministro dell'Ambiente che si permette di sostenere che i dati epidemiologici sull'incidenza di tumori attorno allo stabilimento sono solo artefatti statistici, e che l'inquinamento attuale è solo un retaggio del passato, ma oggi la produzione può procedere senza rischi, salvo essere istantaneamente smentito dai fatti.

Solo dopo altri 23 anni, nel 1991, il Consiglio Centrale del Giappone pubblica una relazione che evidenzia un calo significativo della concentrazione di metilmercurio nelle acque, e nel 1997 vengono aperte le reti che impedivano ai pesci contaminati di disperdersi altrove.
Nel 2004 (2004 !) la Corte Suprema giapponese riconosce gli enti locali ed il Governo di Tokyo corresponsabili del disastro ecologico e quindi, come per magia, nel 2009 viene varata una legge che estende il programma di assistenza sanitaria per le vittime, ponendo limiti meno restrittivi sia sui sintomi riscontrati che sull'epoca della loro diagnosi, permettendo anche a coloro che sono stati contaminati successivamente alla chiusura degli scarichi di beneficiarne; ma con una condizione piccola piccola: per potere accedere agli aiuti bisogna ritirare qualsiasi causa intentata sia contro il Governo che contro la Chisso Corporation.
Ecco, adesso, solo adesso, e non con la chiusura degli scarichi 48 anni fa, la storia è davvero finita, al prezzo di circa 2000 morti e 30000 - 50000 persone malate tra Minamata, paesi limitrofi e figli di madri emigrate altrove, ostacolate per 60 anni in ogni modo nelle richieste di risarcimenti, e il metilmercurio che ad oggi non è ancora scomparso del tutto dalla baia.

Questa è dunque la preistoria (una preistoria che si trascina fino ai giorni nostri) dei casi di grande inquinamento industriale, eventi di un'epoca nella quale ancora non c'era una consapevolezza dei problemi ambientali e men che meno si sapeva come affrontarli.
Ma oggi invece no, oggi sarebbe tutto diverso...

sabato 24 ottobre 2015

Datemi un magnete / Che cosa ne vuoi fare ? / Lo voglo dare in testa / A ...


Devo ammettere, con scorno e vergogna, che in questi giorni è capitato persino a me di fallire grossolanamente un calcolo di probabilità non troppo difficile; potrei arrampicarmi sugli specchi a cercare giustificazioni per averlo stimato in quattro e quattr'otto, così su due piedi; per essermi trovato in un ambiente ignoto, misterioso e probabilmente ostile, pullulante di ingegneri annidati dietro ogni angolo; perchè nessuno dei presenti ha eseguito il calcolo corretto; ma c'è poco da fare: ho attribuito probabilità dell'80% ad un evento che ne aveva solo il 41%.
Il fatto è che noi andiamo giustamente orgogliosi del nostro cervello, per le sue straordinarie capacità; ma questo nostro sistema integrato di percezione ed elaborazione di informazioni va in difficoltà piuttosto miseramente quando si tratta di riconoscere la casualità (e quindi di trattarla come tale).
Ne abbiamo già parlato altre volte (ad esempio qui); una delle spiegazioni più accreditate, difficile da dimostrare ma plausibile, per questa grave carenza, è che si tratti di un meccanismo profondo, consolidato dalla selezione naturale nel funzionamento basilare del cervello animale.
Se mi trovo tranquillamente al pascolo nel folto dell'erba o di un bosco, e sento uno stormire di fronde nelle vicinanze, posso pensare che un pericoloso predatore si stia avvicinando puntando verso di me, e darmi alla fuga; o pensare che si tratti di un refolo di vento o di un'innocua lucertola che va in giro per i fatti suoi, e non muovermi. Nel primo caso, se mi sbaglio, sprecherò inutilmente delle energie, e probabilmente mi sbaglierò piuttosto spesso; ma se sbaglio nel secondo caso, il che potrebbe anche avvenire più raramente, questo potrà avere gravi conseguenze sulla mia sopravvivenza.
Che un meccanismo di attribuzione di eventi non identificabili a delle cause attive sia stato costantemente favorito dalla selezione naturale potrebbe, ragionevolmente, avere portato il nostro moderno cervello iper-concettualizzante a comportamenti incongrui e a strane raffigurazioni: spiriti, malocchio, divinità, demoni, il transito di Saturno nel Sagittario, angeli, streghe, il Fantasma Formaggino: ci costruiamo degli agenti causali immaginari per farli intervenire su eventi che non riusciamo a riconoscere come frutto del caso.
Tenendo per buona questa ipotesi esplicativa, sulla tendenza innata a misconoscere la casualità si innestano fattori sociali e culturali che indirizzano la codifica delle preferenze sugli agenti causali di fantasia: religione, stregoneria, astrologia, eccetera.
Uno studio pubblicato qualche giorno fa ha aggiunto un ulteriore tassello alla comprensione di come, e a quali livelli, intervengono le convenzioni sociali acquisite sulle funzionalità del nostro cervello.
Utilizzando una tecnica non invasiva, chiamata Stimolazione Magnetica Transcraniale, ossia la stimolazione di specifiche aree del cervello attraverso impulsi somministrati dall'esterno del cranio con un magnete, ultimamente impiegata con qualche successo nel trattamento di stati depressivi, un gruppo di ricercatori britannici e statunitensi ha condotto un prova di confronto su un campione (piuttosto ristretto, per la verità) di 39 studenti californiani politicamente orientati come moderati e conservatori (poi capiremo perchè). In questo esperimento, la stimolazione magnetica è stata utilizzata al contrario, non per stimolare, ma per inibire una specifica area della corteccia cerebrale (corteccia frontale mediale posteriore), che interviene nelle scelte di soluzione dei problemi e valutazione dei pericoli (ad esempio, interviene su come orientare il nostro corpo per scavalcare un ostacolo). A metà del campione è stato somministrato il trattamento di impulsi magnetici per l'inibizione dell'attività tale area; l'altra metà è stata sottoposta alla stessa procedura, ma con un'intensità di stimolo "placebo", del tutto inefficace (gruppo di controllo).
Dopo il trattamento, i soggetti sono stati invitati a rispondere a domande sulla propria morte, e sulle sue implicazioni mistiche: Dio, angeli, inferno e paradiso, demoni e così via; e sono stati presentati loro due scritti, immaginabili come opera di immigrati recenti, uno molto elogiativo ed uno molto critico verso gli Stati Uniti.
Rispetto al gruppo di controllo, il 32,8% in meno degli studenti sottoposti al trattamento inibitorio davano risposte implicanti credenze in Dio e paradiso, ed il 28,5% in più accettavano senza astio le critiche di un immigrato verso il loro Paese.
Dovremmo ricavarne che quegli stessi strumenti culturali acquisiti ("ideologici"), religione e pregiudizio di gruppo in questo caso, vengono stabilmente cooptati nelle modalità in cui la specifica area funzionale del nostro cervello elabora risposte anche a problemi e minacce astratti o non immediati.
Dalla prevalenza di conformismo religioso e pregiudizio di gruppo tra i soggetti politicamente conservatori si comprende la selezione del campione. Per cui ora sarei curioso di vedere i risultati di un test simile condotto su studenti atei e di idee politiche egualitarie. Ma forse sarà troppo difficile raggranellare il campione.


P.S. I fondamentalisti religiosi sono ovviamente saltati sulla sedia e si stanno già contorcendo a spiegare che se una credenza religiosa ha origine da una certa funzione cerebrale, non vuol dire che essa non sia vera in assoluto; salvo poi ribaltarsi di nuovo nella piatta superficie del dato sperimentale per sostenere che "l'ateismo è il prodotto di una menomazione mentale".

domenica 4 ottobre 2015

Piccoli e voraci

(fonte: ScientificAmerican)

Come curiosità, vi presento questo grafico, che non mi piace nemmeno tanto come costruzione per via della doppia ridondanza nella visualizzazione dell'informazione: le nazioni che producono le maggiori quantità di gas a effetto serra (non solo CO2) sono rappresentate in scala crescente da sinistra a destra, e anche per dimensione del cerchio; ma dal basso in alto è rappresentata la scala crescente delle emissioni per abitante, data anche dall'intensità di colorazione. Ulteriore ridondanza su ridondanza, i 10 paesi più "pesanti" sul cambiamento climatico, oltre ad avere i cerchi più grandi ed essere i 10 più a destra, hanno pure la circonferenza marcata in nero.
La "sorpresa", che tanto sorprendente non è, è che i maggiori produttori di gas serra in rapporto alla popolazione sono Paesi piccoli con economia fortemente centrata sull'estrazione di petrolio e gas: Qatar, Trinidad e Tobago e Kuwait staccano tutti; ma anche la ricchezza in sè, senza trivelle, fa i suoi danni: un lussemburghese inquina più di uno statunitense. E quindi, i cerchi destinati a diventare sempre più grandi e più alti in futuro, come Messico, Brasile, Indonesia, India, devono preoccuparci e spingere, in primo luogo noi occidentali, ad adattarci subito ad un modo di vivere meno energivoro, da esportare immediatamente al resto del mondo, per dare l'esempio prima che sia troppo tardi.
Altro che crescita economica e aumento del PIL.

domenica 27 settembre 2015

Parla come mangi



Un nuovo triste fenomeno degenerativo si sta diffondendo, approfittando degli appetiti degli utenti, a svilire la bellezza della lingua italiana.
Stiamo ancora combattendo una difficile e strenua battaglia contro il disgustoso errato utilizzo con funzione disgiuntiva del "piuttosto che", con significato analogo a "oppure"; e non si riesce a lenire una ferita che già se ne apre un'altra.
Pare che il grossolano strafalcione del "Vorrei vistare la Spagna, Barcellona piuttosto che Toledo, piuttosto che Siviglia" abbia avuto impunita origine presso la buona borghesia lombarda, il gruppo sociale entro il quale più facilmente l'ignoranza attecchisce e prospera.
E da quegli stessi dintorni sociali snob e vacui dovrebbe essere partito il nuovo contagio debilitante: i menu con l'articolo determinativo.
Sono sempre di più, dai ristorantini che curano l'apparenza piuttosto che la sostanza [ah-haa !], fino ai self-services più dozzinali, i luoghi dove non troverete, per dire:

- Orecchiette ai broccoli
- Sogliola alla mugnaia
- Verdure grigliate

ma, inspiegabilmente:

- Le orecchiette ai broccoli
- La sogliola alla mugnaia
- Le verdure grigliate

Perchè mai ? Che motivo c'è di usare l'articolo ? Non so quanto influiscano sul fenomeno le molte scemenze fornellistiche che affollano i palinsesti televisivi, ma immagino che ci siano dietro, consapevolmente o no, pretese assolutistiche men che ridicole.

Volete farmi credere che c'è una porzione sola ? Se io ordino "i tortellini alla panna" che sono indicati sul menu, poi li scancellate perchè non ne avete altri ? Li avete fatti apposta per me ?
O ammiccate al fatto che dovrei già conoscere le vostre portate ? "La tagliata alla rucola", sì, è proprio quella lì che tu ben sai...
Oppure, più ambiziosamente, pretendeste che l'articolo determinativo vada inteso come indicante la categoria generale ? Così come "Il pollo" è un Uccello dell'Ordine dei Galliformi (Gallus gallus domesticus), "Il pollo alla cacciatora" è una portata del nostro menu: tutti gli altri polli alla cacciatora sono falsi idoli pagani. Non avrai altro pollo all'infuori di me.
O c'è, sotto sotto, un cuoco dalle pretenziosità inconfessabili, ambizioni artistiche fuori luogo ? il Bolero, la Carmen, la Turandot, la Gioconda, la Venere, il Discobolo, la Pasta e ceci ?

Tutto questo sollevamento di fuffa pubblictaria sul cibo, anzichè "nutrire il pianeta", che richiederebbe impegni ben più umili e semplici, ma poco profittevoli, nutre invece futili velleità modaiole. Niente di interessante per il senso del gusto, ma qualche danno per la lingua.

mercoledì 23 settembre 2015

Il truccamotori

https://www.youtube.com/watch?v=G9ElioW0AOA


Come tutti gli anni, sono sempre istruttivi i premi IgNobel, assegnati pochi giorni fa; varrebbe la pena di sviscerare a fondo la logica di ciascuno degli studi premiati, ma per oggi mi soffermerei su quello per l'Economia Gestionale.

Il lavoro (qui se avete voglia di leggerlo, ingegnoso ma piuttosto congetturale) mette in relazione le politiche aziendali messe in atto da oltre 1700 CEOs (Chief Executive Officers, gli Amministratori Delegati) di 1500 importanti aziende degli Stati Uniti, con le probabilità, stimate in base ad anno e luogo di nascita, che siano stati esposti, nell'età cruciale di formazione della personalità (5-15 anni), a gravi disastri ambientali: terremoti, eruzioni, tsunami, uragani, tornado, tempeste importanti, inondazioni, frane, incendi.
La conclusione che si ricava dallo studio è che la relazione non è monotona, ma presenta una tendenza doppia: i CEO che in giovane età hanno vissuto disastri pesantemente coinvolgenti, tendono ad assumere condotte prudenti e conservative (più prudenti di quelli che non sono stati esposti ad eventi ambientali pericolosi); al contrario, i dirigenti d'azienda che sono stati testimoni di disastri ambientali senza conseguenze rilevanti su di sè, risultano più tolleranti all'assunzione di rischi e sono più propensi alle scelte azzardate: tendono ad accantonare meno riserve, ad avere maggiori esposizioni verso i creditori, a fare acquisizioni, contraendo debiti per pagarle, e in generale hanno maggiori probabilità di bancarotta.
E fin qui si parla di scelte economiche spericolate, ma non di violazioni di legge.

Chissà quali esperienze giovanili avranno forgiato la personalità di Martin Winterkorn, CEO di Volkswagen, che ha fatto in tempo a non vedere la guerra (classe 1947), nel Baden-Wurttenberg degli anni '50. Avrà metodicamente eluso il controllore per non pagare il biglietto dell'autobus ? Avrà individuato una porta di servizio per entrare al cinema evitando la cassa ? Avrà congegnato un elaborato sistema di distrazione per sottrarre sigarette al tabaccaio ?

L'uso del software che riconosce l'esecuzione di una misurazione delle emissioni, e modifica i parametri di funzionamento del motore per ridurle entro i limiti di legge, mentre in condizioni di utilizzo normali possono essere anche 40 volte superiori, non è soltanto una frode raffinata nella sua slealtà, è anche qualcosa di peggio se contestualizzata nel momento storico attuale.
Da un secolo a questa parte il mondo si è infatuato dell'automobile: libertà, potenza, velocità, e tutta l'iconografia neo-mitologica che tanto esaltava poeti futuristi ed esteti della belle époque. Passata la belle époque e morto D'Annunzio, ci ritroviamo con città costruite attorno all'automobile, tanto il suo uso è scontato; sempre più spazio sacrificato a strade e parcheggi, tanto il suo uso è invadente; e adesso che prendiamo coscienza dell'invadenza, diventa complicato ritornare indietro; adesso non riusciamo più a rifiutarlo, quel mito del secolo scorso: non riusciamo a farne a meno. E adesso che ci rendiamo conto che sprigionare, quando va molto ma molto bene, 150 g di CO2 per km percorso per trasportare una persona o poco più, è un'insostenibile rovina per il pianeta su cui abitiamo, sappiamo che il feticcio antico ed esaltante ci sta divorando.
Ma questo obsoleto ed insostenibile sistema di mobilità individuale è anche uno dei maggiori circoli viziosi attraverso cui si alimenta l'illusione della crescita economica continua ed illimitata: grandi gruppi industriali producono profitti, armi, automobili e codizionatori d'aria pagando il meno possibile un gran numero di lavoratori sperando che essi acquistino armi, automobili e condizionatori.
E poichè l'illusione della crescita economica prevale sull'uso razionale delle risorse, anzichè ripensare drasticamente le strutture urbane per ridurre al minimo l'uso individuale dei motori, e progettare sistemi di mobilità meno dissipativi, abbiamo escogitato stratagemmi e mezzucci per mantenere in auge l'insostenibile automobile.
Ed eccoci ai fittizi standard ecologici: ogni qualche anno, si fa finta di fissare parametri più restrittivi sui gas di scarico prodotti, con differenze irrilevanti che permettono ai nuovi veicoli di fregiarsi di una categoria superiore di eroismo disinquinatorio. Con l'ovvia funzione di togliere dalla circolazione i modelli più vecchi per incentivare produzione e vendita dei nuovi, con ben miseri benefici per l'aria di noi tutti e per il clima, ma a quasi esclusivo vantaggio dei fabbricanti e dei loro profitti.

E dopo avere piegato il futuro del nostro pianeta alla tua sete di denaro, caro Amministratore Delegato di industria automobilistica, dobbiamo anche sentirci raccontare che non riesci a rispettare manco quegli standard di tutto comodo senza truccare i controlli ?
Che la merce che vendi rilascia ossidi di azoto e particolato in quantità 40 volte superiori ai limiti che fingi di osservare ?
In Germania ci sono oggi 5 milioni di asmatici. Quanto contribuisce a tale cifra il particolato degli scarichi dei vostri motori diesel ?
E quanti altri software truffaldini ci sono in giro ? Quante altre aziende li usano ? Quanti altri Winterkorn governano le aziende ? Quanti CEO avranno ricevuto dalla loro formazione giovanile l'impulso ad infischiarsene del danno alla collettività, se se ne ricava profitto ? Quando parlano della concorrenza come della Santa Provvidenza che rende il capitalismo un Paradiso di pulizia e rettitudine, dove nascondono le mani ?

martedì 15 settembre 2015

Evvaàaiii !!!


In Italia è il momento di stringere i tempi sulle Riforme Costituzionali, che hanno lo scopo di creare sufficiente caos istituzionale da permettere al primo aspirante cacicco che prende dai suoi parenti e clienti un mezzo voto in più degli altri, di ergersi a Uomo della Provvidenza.
E in questa fase cruciale, il Capo del Governo e cacicco in carica, in quattro e quattr'otto vola a New York per assistere alla finale tra due italiane in uno dei più importanti tornei di tennis.
E molti storcono il naso.
Storcere il naso ? Ma piuttosto diteglielo:
diteglielo che i giocatori italiani stanno primeggiando nel Master di golf a Singapore;
che gli atleti azzurri dominano nel sollevamento pesi in Namibia;
che la squadra nazionale è la favorita del Campionato Mondiale di Hockey a rotelle Kamchatka 2015;
che le nostre ragazze stanno facendo faville nel Torneo Internazionale Femminile di lancio del tronco nelle Isole Orcadi;
che le coppie italiane surclassano gli avversari nell'Incontro Intercontinentale di canasta nella Terra del Fuoco;
che le ragazze azzurre spadroneggiano nel Meeting Mondiale Femminile di frisbee nel deserto di Atacama; uguagliate dai ragazzi nel Meeting Mondiale Maschile di frisbee nelle Isole Aleutine;
che stiamo conducendo alla grande il Campionato del Mondo di schiacciamento zanzare sulla foce del Mekong;
che la squadra italiana è in testa alla gara di caccia al tesoro di Monte Wilhelm in Nuova Guinea;
che il tricolore sta per sventolare sul podio del Grande Torneo di palla prigioniera del Klondike;
che abbiamo due equipaggi al comando del Gran Premio di pedalò delle Isole Salomone;
che i nostri marciano verso il trionfo nel Torneo Intergalattico di rubamazzetto a coppie in un luogo segreto nella nube di Oort.
E accidenti, pover'uomo, se non lo tenete informato, lui non ci va.
Diteglielo.