martedì 30 gennaio 2024

La sua Africa

 

La sintesi più esplicativa della coreografica, propagandata e appariscente conferenza Italia – Africa tenutasi ieri al Senato, nella quale la Presidentessa del Consiglio Meloni si è vantata di portare “la sua visone sul futuro dell'Africa”, sta tutta nelle parole del Presidente della Commissione dell'Unione Africana Moussa Faki: “L'Africa è pronta a discutere i contenuti e le modalità di attuazione del Piano Mattei, sul quale avremmo auspicato essere consultati.” Ecco, appunto: la sua visione sul futuro dell'Africa, mica quella degli africani.

Tanto per dare un dimensionamento dell'evento, fatto apparire così grandioso: la stima dei fondi necessari per lo sviluppo (genericamente inteso) del continente africano si aggira intorno ai 500 miliardi di dollari l'anno; l'Unione Europea ha appena firmato un accordo con la banca africana di sviluppo per 150 miliardi di Euro di finanziamenti, la maggior parte a fondo perduto. Ci si può così fare un'idea del peso che hanno i 5,5 miliardi che l'Italia mette sul piatto con tanta enfasi. Molti Paesi africani hanno disertato la conferenza; tra questi quello più popoloso, la Nigeria (210 milioni di abitanti). Ma l'altro grande assente nei discorsi della conferenza è stato, come sempre, l'ambiente.

Dei 5,5 miliardi di Euro portati dall'Italia, 3,0 vengono prelevati dal fondo per il clima. Per fare cosa ? Al di là di tante belle parole, le mire sono esplicite. La presenza dell'ENI nella gestione del piano non è “tutto un programma”; è IL programma.

Spiega sussiegosa la Meloni: “L'interesse che persegue l'Italia è aiutare le nazioni africane interessate a produrre energia sufficiente alle proprie esigenze e a esportare in Europa la parte in eccesso.” Se non altro è tutto chiaro. Dopo tutto, le loro esigenze sono così morigerate...

E se non fosse chiaro abbastanza, è ancora più esplicito l'Amministratore Delegato di ENI Descalzi, al Financial Times: “Loro hanno l'energia e noi no.”

Quindi andiamo a prendere 3 miliardi di fondi che avrebbero dovuto essere destinati a misure per il contrasto al cambiamento climatico, e li utilizzeremo per andare a estrarre idrocarburi in Africa.


venerdì 19 gennaio 2024

La grave emergenza della vernice lavabile

 

Succede che a Bologna un giudice condanna a sei mesi con sospensione della pena tre ragazzi di Ultima Generazione che avevano protestato contro i finanziamenti per le infrastrutture destinate ai combustibili fossili fermando il traffico sulla tangenziale (il Pubblico Ministero aveva chiesto due anni), riconoscendo illegale la manifestazione ma concedendo come attenuante “l'aver agito per particolari motivi di ordine morale e sociale”.

Nello stesso giorno, la Camera approva il disegno di legge proposto dal Ministro della Cultura, l'irredimibilmente incolto Gennaro Sangiuliano, destinato a inasprire le pene per questo genere di manifestazioni. Si tratta, a mia memoria, del primo provvedimento dell'attuale Governo che abbia una qualche attinenza con il contrasto al cambiamento climatico: bastonare chi solleva il problema.

Il Governo così premuroso nel cancellare reati, depenalizzare, sollevare da pensieri e remore sull'abuso d'ufficio i pubblici amministratori corrotti e collusi, che si premura di ostacolare l'uso delle intercettazioni, anzi eliminarle del tutto per il prezioso reato della corruzione, che non esita a ricorrere ai condoni, usa invece il pugno di ferro, multe salate e carcere, per imbrattamento e uso illecito di beni culturali e paesaggistici.

Tanto per specificare bene il bersaglio della legge: l'imbrattamento è considerato tale anche se riguarda soltanto le teche che proteggono le opere; è stato bocciato un emendamento che inaspriva parallelamente le pene per il deturpamento del paesaggio con manufatti abusivi (quelli no, vanno benissimo); le pene sono raddoppiate se l'illecito viene compiuto durante pubbliche manifestazioni.

Quindi, il tizio che incide il proprio nome con il temperino sui mattoni del Colosseo e poi si scusa dicendo che non avrebbe mai immaginato che quel coso fosse così antico merita una punizione più lieve dei manifestanti che pretendono di richiamare l'attenzione sul cambiamento climatico (in modo del tutto inefficace, peraltro) scegliendo con cura coloranti e modi di applicazione per evitare di fare danni.

Bene, in futuro i manifestanti dovranno pagare le loro malefatte.

Ma chi continua a bruciare senza ritegno combustibili fossili, quando mai pagherà per le conseguenze delle sue azioni ?

mercoledì 17 gennaio 2024

To Boycott or not to Boycott

 


Charles Cunningham Boycott (1832-1897) fu incaricato di partire dall'Inghilterra nel 1880 per andare ad amministrare i terreni di Lord John Crichton, conte di Erne, uno dei più ricchi e potenti latifondisti inglesi, nell'Irlanda occidentale.

Inutile stare a raccontare le condizioni di sfruttamento dei contadini irlandesi nell'800, che Boycott cercava di conservare per tutelare i profitti del suo datore di lavoro; ma il vento della protesta ormai si stava alzando e lo scontro fu inevitabile.

La Lega Irlandese dei lavoratori della terra (Irish Land League) indisse uno sciopero dei braccianti impegnati nei latifondi più grandi, e le terre di Lord Esme rimasero senza manodopera. Boycott cercò di contrastare l'iniziativa, ma fu a sua volta circondato dalla passiva ostilità di tutta la comunità: i vicini non gli rivolgevano più la parola, i negozianti non lo servivano, il barbiere non lo radeva, gli operai non lavoravano alla manutenzione della sua casa, nemmeno il postino gli consegnava la corrispondenza.

Infine, il 1° dicembre 1880, Charles Boycott non poté far altro che prendere il traghetto per tornarsene in Inghilterra, portandosi le valigie da solo, ed entrò suo malgrado nella storia e nel vocabolario per l'invenzione del boicottaggio.

Chissà che l'origine storica del boicottaggio rivolto a loro danno non abbia lasciato negli inglesi qualche relitto di memoria urticante. Mercoledì 10 gennaio la Camera dei Comuni di Londra ha approvato una legge (che ora viene esaminata dai Lords, con possibilità di incontrare ostacoli) dal titolo criptico: The Economic Activity of Public Bodies (Overseas Matters) Bill. La nuova legge impedisce agli enti pubblici (comuni, università, fondi pensionistici, ecc.) di boicottare un particolare territorio internazionale, a meno che ciò non sia approvato dalla politica estera del Governo.

Potrebbe apparire strano rendere illegali i tentativi di tali enti di condurre investimenti o pratiche collaborative fondati su principi etici o tenere conto dei diritti umani nelle loro scelte economiche, se la formulazione astratta e generica non nascondesse un obiettivo puntiforme e specifico. Si tratta della campagna Boycott, Divestment and Sanctions, movimento di protesta che intende esercitare pressioni su Israele per il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani; e sono tanti gli enti che hanno già interrotto i rapporti con aziende (israeliane e non) che operano nei territori palestinesi occupati. E, al di là di tutte le sue caratteristiche palesemente illiberali, uno degli aspetti più sconcertanti della nuova legge, fermamente voluta dai conservatori, è la formulazione che considera i territori occupati e le alture del Golan come parti legittime di Israele, in aperto contrasto con le risoluzioni dell'ONU e con il diritto internazionale.

Qui trovate le obiezioni di Amnesty International.

sabato 13 gennaio 2024

Petizione

 Sinistra Italiana ha promosso una petizione on-line a sostegno della richiesta del Sudafrica alla Corte Internazionale di Giustizia de L'Aja di un'indagine sui crimini di guerra commessi da Israele a Gaza.

Per chi fosse interessato qui c'è il link.

mercoledì 10 gennaio 2024

L'importante è sopravvivere

 


Ma davvero gli antichi Romani erano più bravi di noi nelle costruzioni, dato che i loro edifici sono ancora in piedi mentre i nostri crollano ?

Siamo sicuri che la biografia di Steve Jobs ci insegni che la cosa migliore da fare è abbandonare la scuola e dedicarci a fare ciappini in garage su qualche argomento che ci appassiona e che ci porterà al successo grazie al nostro talento ?

Ci possiamo fidare di quelli che hanno appena vinto una medaglia d'oro alle Olimpiadi, quando ci raccontano che con la volontà, la dedizione e l'allenamento si può ottenere qualsiasi risultato ?

I filmetti americani in cui l'eroe buono, dopo innumerevoli sforzi, traversie, avversità e malvagie trame ordite dai cattivi, alla fine trionfa invariabilmente grazie alla sua convinzione e perseveranza, ci dicono qualcosa di credibile sul funzionamento del mondo reale ?

L'immagine (Grandjean, McGeddon, Moll) raffigura, schematicamente, i punti in cui gli aerei militari che rientravano alla base dopo una missione risultavano più spesso colpiti e danneggiati dalla contraerea nemica durante la seconda guerra mondiale. Le forze armate statunitensi erano giunte alla conclusione, per minimizzare le perdite, di dover rinforzare le parti dell'aereo che risultavano colpite più frequentemente; ma il matematico Abraham Wald, che faceva parte di un gruppo di ricerca statistica della Columbia University che aveva preso in esame il problema, osservò invece che occorreva proteggere meglio le parti dell'aereo che NON risultavano mai colpite tra quelli che erano riusciti a tornare a casa: presumibilmente erano quelle che erano state danneggiate negli aerei che non ce l'avevano fatta a rientrare.

Questo tipo di errore logico, chiamato survival bias e che non saprei come tradurre in italiano (“pregiudizio di sopravvivenza” non mi piace, ma nemmeno “distorsione dei sopravvssuti”), nasce dal non tenere conto di informazioni che fanno chiaramente parte del fenomeno che stiamo considerando, ma che non riusciamo a vedere direttamente.

Così noi siamo pieni di ammirazione per la solidità degli edifici antichi perché possiamo vedere soltanto quelli che sono ancora oggi in piedi, ma non abbiamo idea di tutte quelle costruzioni che sono crollate, semplicemente perché non le vediamo.

Saremmo meno propensi ad imitare Steve Jobs se tenessimo conto di quanti lo hanno già fatto, anche prima di lui, ricavandone soltanto un garage pieno di cianfrusaglie da buttare via e un po' di debiti da pagare.

Allo stesso modo, i tanti atleti che si allenano con impegno prima delle Olimpiadi e non vincono, vengono intervistati molto meno dell'unico che la spunta; e tanti potenziali eroi buoni, semplicemente, soccombono senza offrire spunti all'ampliamento di una filmografia già prolissa.


lunedì 1 gennaio 2024

La televisiùn la te 'ndurmenta 'me 'n cujùn

 La televisione non è un buono strumento di rappresentazione della realtà.

Se ci si regolasse in base alla quantità di tempo di esposizione sul teleschermo, si dovrebbe concludere che il 45% della popolazione italiana è costituita da chef.

Il restante 55% è Fiorello.