lunedì 26 aprile 2010

Lasciate che le palanche vengano a me


E' primavera, e anche quest'anno sono fioriti quei delicatissimi spot pubblicitari in cui preti generosi aiutano bambini orfani, fondano scuole, trovano lavoro ad ex detenuti, nutrono emarginati e respingono asteroidi in rotta di collisione con la Terra (sono un telespettatore sporadico e distratto, non sono sicuro della veridicità di tutte le opzioni); nella stagione delle dichiarazioni dei redditi, la Chiesa Cattolica si reclamizza per l'ambitissimo otto per mille dell'IRPEF.
Non aspettavo altro che questo momento, per fornire alcune informazioni non-pubblicitarie.
Credo di aver già scritto in altre occasioni che l'otto per mille è una lauta compensazione che paghiamo alla Chiesa Cattolica per la perdita della qualifica di religione di Stato, incompatibile con il principio Costituzionale della libertà religiosa, a partire dalla revisione del Concordato del 1984 (in precedenza la religione cattolica era stata riconosciuta come religione di Stato - nel Regno di Sardegna - già con lo Statuto Albertino del 1848, poi esteso al Regno d'Italia, e riconfermata in tale funzione dai Patti Lateranensi del 1929, con i quali lo Stato Italiano compensava le perdite territoriali dello Stato della Chiesa assumendosi l'impegno finanziario degli emolumenti del clero - la "Congrua" -).
Oggi, in teoria, ogni contribuente può scegliere a chi destinare l'otto per mille dell'IRPEF tra sette opzioni: Chiesa Cattolica, Stato, Luterani, Unione delle Comunità Ebraiche, Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio. In realtà non è vero: non ogni contribuente, ma solo chi presenta la dichiarazione dei redditi; tutti coloro che, per vari motivi, ne sono esentati, non scelgono.
Ci sono poi un paio di mostruosità nel meccanismo: 1) il contribuente non sceglie a chi destinare il proprio otto per mille dell'IRPEF. Di tutto l'ammontare della tassa su scala nazionale si calcola l'otto per mille, e questa torta viene suddivisa secondo le scelte espresse, quindi ogni scelta ha lo stesso valore indipendentemente dal reddito, un pò come un voto in un'elezione. 2) le scelte espresse valgono per la ripartizione anche delle quote di chi non ha posto nessuna firma: quindi chi firma contribuisce a destinare la quota anche degli altri contribuenti.
Risultato: poichè quelli che effettivamente operano la loro scelta sono meno del 40 % dei contribuenti (anche perchè, come già ricordato sopra, molti sono esentati dalla presentazione della dichiarazione), la Chiesa Cattolica, con un terzo (meno del 35 %) delle firme, si pappa più dell' 85 % della torta disponibile.
Ma non è ancora tutto: tutte le organizzazioni religiose sono vincolate ad utilizzare i fondi solo per interventi sociali e culturali, o assistenziali, umanitari e caritativi; fanno eccezione l'Unione delle Comunità Ebraiche (per la tutela degli interessi religiosi degli ebrei in Italia); i Luterani (sostentamento del clero), ed ovviamente la Chiesa Cattolica (sostentamento del clero, e finalità religiose ed esigenze di culto - tra poco vedremo cosa vuol dire-).
Lo Stato, invece, che è il secondo beneficiario (10 % della torta, con il 4 % delle firme), può utilizzare questi fondi per quattro finalità: - calamità naturali; - fame nel mondo; - assistenza ai rifugiati; - conservazione dei beni culturali. Ebbene, per combattere la fame ne impegna il 3 %; per i rifugiati il 4 %; meno del 25 % per fare fronte a calamità naturali; ed il restante 68 % per i beni culturali. Strano ? Per niente: perchè di quel 68 %, quasi il 45 va a beni culturali legati al culto cattolico: cioè lo Stato usa metà della sua quota dell'otto per mille per restaurare le chiese.
Ed ecco come la Chiesa utilizza il suo bottino, che oscilla intorno al miliardo di Euro all'anno (poco più, poco meno): più di un terzo (circa 380 milioni) per gli stipendi di preti e vescovi; poco meno della metà (400 milioni) per le esigenze di culto: la quota più importante va per la costruzione di nuove chiese e per ristrutturazioni; una quota non trascurabile di 22 milioni per le spese pubblicitarie; e circa 200 milioni, cioè solo un quinto di tutto il denaro, va davvero ai poveri e ai bisognosi per interventi caritativi, appena 85 milioni dei quali destinati al terzo mondo.

Quindi, sappiate che se non volete che il vostro otto per mille dell'IRPEF (che poi non è il vostro, ma una quota/persona dell'otto per mille nazionale) vada alla Chiesa, non basta non firmare: se non firmate, quasi tutto andrà alla Chiesa comunque. Bisogna firmare per chiunque altro.
D'altra parte, all'esplosione della crisi economica, B16 non aveva forse consolato i disoccupati, parlando in mezzo ad un trionfo di ori ed ermellini, dicendo che i soldi non sono poi la cosa più importante, ma quello che realmente conta è la fede ? E allora non vi sembrerebbe di fargli un dispetto a regalargli un miliardo di inutili Euro ? Lasciamogli la sua fede che gli basta e gli avanza.

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