martedì 26 luglio 2011
Così per gioco
In questi giorni abbiamo avuto sotto gli occhi, quasi senza accorgercene, un vero e proprio manuale della costruzione del pregiudizio.
C'è un attentato, immediatamente seguito da una strage. I primi notiziari attribuiscono in automatico quanto accaduto al "terrorismo islamico". C'era stata, per la verità, una fumosa rivendicazione jihadista, ma mi piacerebbe sapere quante sono in realtà le rivendicazioni spurie ed apocrife che si susseguono di qua e di là nelle ore successive ad eventi di questo genere; rimane il fatto che quella più confacente alle aspettative è stata presa per buona.
Non è un fenomeno nuovo, almeno per noi. Ricordo benissimo, un pò di anni fa, una coppia di fidanzati che massacrò la famiglia di lei a Novi Ligure, e la dolce fanciulla piemontese raccontò che erano stati dei tunisini; nonostante la scarsa credibilità della ricostruzione, tutti bevvero immediatamente e si scatenò la furia collettiva. Gianfranco Fini, ancora lontano dalla recente misteriosa ricostruzione di verginità democratica, chiamò in piazza Alleanza Nazionale ad una grande manifestazione "contro i tunisini" (di passaggio, si noti: un efferato crimine immaginariamente commesso da tre o quattro tunisini suscita una rivolta contro "i tunisini": si chiama categorizzazione, ci torneremo più avanti). Non mi risulta che alcuno abbia mai pensato di chiedere scusa, dopo.
Anche più recentemente, per una faida di vicinato ad Erba, il capofamiglia scampato alla strage fu immediatamente additato come il colpevole perfetto, in quanto nordafricano e con precedenti per piccoli reati; era innocente, ma se non avesse avuto la fortuna di essere stato dimostrabilmente fuori dall'Italia quel giorno, forse sarebbe in galera ancora oggi, e liberi gli autoctoni pluriomicidi.
Non seguo la cronaca nera con la stessa passione delle massaie, e questi fatti mi hanno raggiunto per il clamore suscitato quasi mio malgrado, ma chissà quanti altri esempi si potrebbero fare.
La faciloneria con cui le fobie collettive si incanalano nell'attribuzione di colpe, in via del tutto gratuita ed irrazionale, è un serpente che si morde la coda: i mezzi di informazione alimentano paure per rafforzare il potere, compattando l'opinione pubblica contro immaginari nemici esterni, e poi cadono vittime essi stessi delle medesime fobie, in un circolo di pregiudizio che si autoconferma.
Secondo passaggio. L'azione del terrorismo islamico mette in allarme il mondo, è il prodotto di un'organizzazione tentacolare, ramificata, che può minacciare ogni luogo come una rete sotterranea ostile ed onnipresente. "Loro" (eccoci: categorizzazione) ci attaccano, come messa in atto di un progetto, perchè "loro" sono fatti così (categorizzazione). C'è senz'altro un piano ben strutturato degli "altri" per distruggere "noi", i cattivi si organizzano e complottano per minacciare la serenità dei buoni.
Poi questa raffigurazione così favorevolmente terrorizzante si squaglia di colpo. E allora ? Ecco che si tratta del gesto perverso di un folle, un'aberrazione singolare e unica, praticamente casuale (come vogliamo chiamarla ? De-categorizzazione ? Anti-categorizzazione ?). Eppure non è certamente il primo bombarolo paladino della purezza dell'occidente cristiano.
E' solo il nostro etnocentrismo che ci fa vedere le efferatezze altrui come connaturate ed inevitabili, le nostre come accidenti stravaganti.
Non pretendo che Calderoli vada in giro a predicare di radere al suolo tutte le chiese per fermare la minaccia del terrorismo cristiano, come coerenza gli imporrebbe (oggi ci ha pensato Borghezio, a dire la sua, ma l'ha sparata talmente grossa che persino i suoi colleghi smeraldin-cravattuti sono riusciti a comprendere che era una cretinata; e perchè ci arrivino persino loro, ce ne vuole). Ma basta annusare l'aria che tira, basta farsi un giretto in internet tra le migliaia di pagine che vomitano odio xenofobo, basta leggere Libero o La Padania, basterebbe anche solo tendere l'orecchio alle chiacchiere che si sentono al bar, per capire che il signor Breivik non è semplicemente un pazzo, un'eccezione aberrante: probabilmente lo è anche, ma soprattutto è un prodotto di quell'odio, accuratamente alimentato, che fa gridare 'terrorismo islamico' ogni volta che si ha notizia di uno scoppio.
A popolare il proprio orizzonte di nemici e di mostri che spuntano sempre più minacciosi ad ogni quadro del videogame, alla fine si trova qualcuno che vuole giocare la partita.
mercoledì 20 luglio 2011
Anniversari - 20 luglio 1893
Articolo intitolato «Il disastro di ieri alla ferrovia – l'aberrazione di un macchinista», pubblicato su Il Resto del Carlino del 21 luglio 1893.
«Poco prima delle 5 pomeridiane di ieri, l'Ufficio Telegrafico della stazione [di Bologna] riceveva dalla stazione di Poggio Renatico un dispaccio urgentissimo (ore 4,45) annunziante che la locomotiva del treno merci 1343 era in fuga da Poggio verso Bologna. Lo stesso dispaccio era stato comunicato a tutte le stazioni della linea, perché venissero prese le disposizioni opportune per mettere la locomotiva fuggente in binari sgombri dandole libero il passo in modo da evitare urti, scontri o disgrazie. [...] Capo stazione, ingegneri e personale del movimento furono sossopra e chi diede ordini, chi si lanciò lungo la linea verso il bivio incontro alla locomotiva che stava per giungere. Non si sapeva ancora se la macchina in fuga era scortata da qualcuno del personale; e solo i telegrammi successivi delle stazioni di San Pietro in Casale e Castelmaggiore, che annunziavano il fulmineo passaggio della locomotiva, potevano constatare che su di essi stava un macchinista e un fuochista. Ma la corsa continuava e la preoccupazione alla ferrovia cresceva... [...] Alle 5,10 [la locomotiva] entrava dal bivio e passava davanti allo scalo, fischiando disperatamente, con una velocità superiore ai 50 km. Sulla macchina c'era un uomo che, invece di dare il freno, cercare di fermare, metteva carbone.... Era un uomo che correva, che voleva correre alla morte! Il personale lungo la linea agitando le braccia, gridando, gli faceva cenno di fermare, di dare il freno; taluno gli urlò di gettarsi a terra, ma egli rimaneva imperterrito nella locomotiva. Un esperto macchinista, il Mazzoni, che era lungo la linea e lo vedeva correre incontro a morte sicura, gli gridò: "buttati a terra!"; ma il giovanotto - che giovane era lo sciagurato - dalla banchina a lato della piazza tubolare della caldaia tenendosi alla maniglia di ottone, si portò sul davanti della locomotiva sotto il fanale di fronte, attaccato sempre alla maniglia e colla schiena verso la stazione dov'era il pericolo. Al momento dell'urto egli era sulla fronte della macchina e i presenti che lo videro esterrefatti passare dinanzi a loro affermano che proprio al momento dell'urto egli si sporse in fuori, volgendo la testa verso la vettura, contro alla quale andava a dar di cozzo. L'urto, disastroso per la macchina e i carri, fu tremendo per l'uomo. Egli rimase preso fra la macchina e il vagone di la classe schiacciato orribilmente. Accorsero funzionari delle ferrovie, di P.S., guardie, personale viaggiante e manovali e il disgraziato fu tosto riconosciuto. È certo Pietro Rigosi di Bologna, di anni 28, fuochista da parecchi anni e buon impiegato... a Poggio Renatico, mentre il macchinista Rimondini Carlo era sceso un momento, il Rigosi aveva sganciato la locomotiva del treno merci e poi l'aveva lanciata a tutta velocità legando la valvola del fischio, per modo che destò l'allarme per tutta la corsa. Avrebbe potuto pentirsi durante il tragitto e dare il freno (che funzionava bene anche dopo la catastrofe) ma egli non volle. Probabilmente un'improvvisa alterazione di cervello che lo rese crudele contro se stesso, perché, per quanti pensieri di famiglia egli avesse, non giustificavano certo un tentativo di suicidio che poteva costare la vita a molte altre persone».
domenica 3 luglio 2011
L'individualità del dividuo
Dictyostelium discoideum è ormai una vecchia conoscenza per i lettori di questo blog. Se ne era parlato qualche tempo fa, a proposito della capacità di alcune di queste amebe di seminare i batteri di cui si nutrono nei nuovi substrati che vanno a colonizzare. Riassumo brevemente: questo microrganismo trascorre la sua quieta routine come ameba unicellulare, cibandosi dei batteri che trova nella sostanza organica in decomposizione. Quando le condizioni ambientali si fanno sfavorevoli, emette un segnale chimico che induce le singole cellule ad aggregarsi a migliaia, formando un corpo cellulare unico con moltissimi nuclei (pseudoplasmodio), il quale emigra strisciando in cerca di nuove aree da colonizzare. Qui viene prodotto un corpo fruttifero che libera le spore destinate a produrre le nuova generazione di amebe unicellulari (e le cellule che formano la base e lo stelo, cioè le parti non riproduttive del corpo fruttifero, si "sacrificano" in favore delle sorelle).
Nel post precedente si era posta l'attenzione sul fatto che alcune di queste amebe, prima di aggregarsi per migrare, trattengono batteri vivi da portare con sè e disseminare nel nuovo substrato, e si erano anche messe in evidenza alcune differenze di comportamento tra le colonie "allevatrici" e quelle "non allevatrici".
Rimaneva però aperta una questione: perchè, al momento della "chiamata" per l'aggregazione non si formano pseudoplasmodi misti, ed i gruppi di "allevatori" e "non allevatori" tendono a rimanere separati ?
In realtà esistono dei sistemi di riconoscimento sulla superficie delle cellule che permettono alle amebe di aggregarsi preferenzialmente con le proprie 'parenti' più strette e quindi di mantenere una certa tendenza alla conservazione di proprie caratteristiche di "individualità". Uno studio recentemente pubblicato da Hirose et al. identifica tale sistema (o uno dei sistemi) con due proteine altamente polimorfiche (che cioè possono esistere in molte forme diverse in individui diversi), le quali hanno carattersitiche molto simili al complesso maggiore di istocompatibilità degli organismi superiori (il nostro sistema di anticorpi, in parole molto povere).
Il primo straordinario senso di fascinazione è dato dal fatto che i meccansimi basilari del riconoscimento del "sè" dal "non-sè" siano addirittura precedenti alla costituzione di un qualche cosa che possa essere propriamente chiamato individuo, fin dalle prime "aspirazioni" ad una vita pluricellulare, e che siano mantenuti grossomodo simili in tutta la varietà delle ramificazioni della vita.
Ma la seconda considerazione è: qual è il vantaggio della riaggregazione tra 'consanguinei' ? Non sarebbe meglio avere colonie dotate già in partenza di una certa variabilità genetica al proprio interno, e quindi dotate di una maggiore potenzialità adattativa complessiva ?
L'ipotesi di Hirose e dei suoi colleghi è che la tendenza alla conservazione dell'uniformità possa essere un meccanismo di difesa da possibili linee cellulari "profittatrici", specializzate nella formazione di spore riproduttive e non al "sacrificio" della formazione dello stelo del corpo fruttifero: il meccanismo del riconosimento del "sè" potrebbe essere quindi una rinuncia ad una diversificazione potenzialmente utile, per difendersi dagli egoisti.
venerdì 24 giugno 2011
Un passo avanti e due indietro
Lunedi scorso la Suprema Corte degli Stati Uniti ha dato la sua sentenza sul caso "American Electric Power contro Connecticut", una controversia ricca di implicazioni, i termini della quale, in sintesi, erano nel tentativo di forzare uno dei principali produttori di energia elettrica a ridurre le emissioni di gas serra in quanto esse contribuiscono al cambiamento climatico, il quale a sua volta è di pubblico nocumento.
La sentenza è stata, come prevedibile, un nulla di fatto: la Corte ritiene di non avere competenza a decidere sulla materia, poichè il Congresso degli Stati Uniti ha delegato, con il Clean Air Act ("legge dell'aria pulita"), l'autorità a regolare le emissioni di gas a effetto serra alla Environmental Protection Agency (EPA), l'Ente per la protezione ambientale.
Nel discutere la sentenza sulla rivista Nature, Douglas Kysar coglie qualche aspetto positivo e qualche implicazione pericolosa: intanto si consolida il riconoscimento che l'EPA ha la facoltà di regolare la "banale" anidride carbonica come un inquinante dannoso. Inoltre, poichè la base per non emettere sentenze per pubblico nocumento è solo ed esclusivamente l'autorità conferita dal Congresso alla stessa EPA, si arginano i tentativi delle varie consorterie di industriali e grandi inquinatori di esercitare pressioni sul Congresso per "neutralizzare" tale ruolo e ridurre o azzerare il potere regolatorio dell'EPA sulle emissioni di CO2: rischierebbero di cadere dalla padella nella brace, poichè a quel punto si ristabilirebbe l'autorità dei tribunali e si troverebbero a fronteggiare sciami di cause per pubblico nocumento.
Un aspetto negativo è che la sentenza esplicita che il fatto che l'EPA abbia l'autorità di regolare le emissioni di gas serra sbarra la strada ad ulteriori azioni legali anche nel caso che l'EPA decida di non esercitare tale autorità, cioè che non prenda nessun provvedimento in merito.
Ma quello che a Kysar appare ancora peggiore è l'involuzione della cultura collettiva attorno all'argomento: mentre in una precedente sentenza in tema di effetto serra nel 2007 la stessa Corte Suprema prendeva come riferimenti "le rispettate convinzioni scientifiche" e le indicazioni della Commissione Intergovernativa sui Cambiamenti Climatici (IPCC), oggi i toni si fanno più sfumati e la Corte si cautela di "non sostenere nessuna particolare visione dei complicati argomenti correlati ad anidride carbonica e cambiamento climatico" ed anzi avverte dell'esistenza di "posizioni diverse da quelle dell'EPA".
In sostanza, il fatto che quattro scettici abbiano avuto a disposizione tutte le rumorose grancasse dei mezzi di comunicazione sta aprendo pericolose falle di disinformazione sulla reale posizione della stragrande maggioranza della comunità scientifica.
Certo, che negli Stati Uniti il dibattito si stia svolgendo in questi termini, per noi in Italia è roba da strabuzzare gli occhi: qui, nel cuore del Mediterraneo, in una delle aree più vulnerabili ai rischi di inaridimento e desertificazione, di istituzioni che anche soltanto provino a immaginare una regolamentazione delle emissioni di gas serra non si parla neanche (e i risultati si vedono); sono argomenti che comportano scelte politiche di un qualche respiro, e noi sappiamo in che mani siamo; e quanto all'impatto del tema sull'opinione pubblica, meglio non pensarci neanche: d'altronde l'opinione pubblica si forma in base alla qualità dell'informazione, ed in questo campo in che mani siamo lo sappiamo ancora meglio.
E in Europa ? Sarà l'Unione dei 27 a mettere una toppa alle nostre falle come spesso succede ? Pare di no. Per ora siamo fermi all'obiettivo, minimo ma proprio minimo, della riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 20 % rispetto al 1990, entro il 2020 (minimo ma per l'Italia già praticamente irraggiungbile: si è fatto sostanzialmente nulla fino adesso, e la nostra produzione di gas serra anzichè diminuire continua ad aumentare). Nei giorni scorsi alcuni paesi avevano proposto di alzare l'asticella al 30 % di riduzione, sempre entro il 2020, ed alla fine si era arrivati al compromesso del 25 %. Ma per queste decisioni è richiesta l'unanimità, e la Polonia, unica contro 26, ha votato contro.
La Polonia produce il 90 % della sua elettricità bruciando carbone, che è il più "sporco" dei combustibili fossili, ed il ministro dell'ambiente Kraszewski ha dichiarato di aspettarsi "maggiore comprensione dell'Europa verso la situazione di specifici Stati membri".
Noi che siamo abituati alla Confindustria che richiede comprensione per quei poveri padroni i cui profitti non sono più quelli di una volta, ed invoca (ascoltata) politiche di incentivazione dei consumi, comprenderemo anche le centrali a carbone polacche. Però quando il tempo scade, bisognerà anche comprendere le conseguenze di tutte queste benevole comprensioni.
lunedì 20 giugno 2011
L'arabo Orice che rinasce dalle proprie ceneri
L'orice arabo (Oryx leucoryx) è l'unica delle quattro specie di orici a vivere fuori del continente africano: il suo areale è limitato alla penisola arabica, fino alla Giordania; si riconosce dalle altre specie di orici per il colore chiaro e la taglia un pò più piccola. Queste antilopi dalle lunghe corna quasi diritte potrebbero essere all'origine della leggenda dell'unicorno.
La specie era stata dichiarata estinta in natura nel 1972, quando l'ultimo orice arabo che viveva ancora allo stato selvatico fu abbattuto da un cacciatore; avendo qualche idea di quel che hanno in testa i cacciatori, possiamo immaginare che se ne sia vantato.
Per fortuna qualche anno prima, nel 1963, era stato avviato un programma di salvataggio, con la cattura di alcuni individui per rimpolpare il numero degli esemplari presenti negli zoo in giro per il mondo. La riproduzione in cattività non è troppo problematica e quindi si è riusciti a rilasciare i discendenti di quei pochi sopravvissuti in gabbia nel loro ambiente originario, dove lentamente e faticosamente il ripopolamento è riuscito. La notizia di questi giorni è che, quarant'anni dopo, l'orice arabo non è più considerato nella lista delle specie a grave rischio di estinzione, ma "soltanto" "vulnerabile". Oggi si contano circa mille esemplari in natura, anche se ripartiti in popolazioni ancora un pò troppo piccole, la maggior parte di meno di 40 esemplari.
Pare che sia la prima volta che una specie dichiarata estinta in natura riesca a "rinascere" a partire da esemplari in cattività.
In compenso la specie sorella O. dammah, orice dalle corna a sciabola, anch'essa in gravissimo pericolo, potrebbe essere scomparsa dal suo habitat: sembra che da tempo non se ne veda più uno. Anche in questo caso era stato avviato un programma di salvataggio del tutto analogo, per far risorgere la specie a partire dagli esemplari custoditi negli zoo, e non resta che incrociare gli zoccoli.
venerdì 17 giugno 2011
Il riposo del guerriero
Questo eroe, paladino impavido dei nostri giorni, che meriterebbe quel poema epico che mai sarò in grado di scrivere, qui occasionalmente immortalato durante un convegno, quindi SUL LAVORO, merita davero il riposo del giusto, dopo le dure battaglie e le mirabolanti imprese condotte a termine con senso del dovere e sprezzo del pericolo.
Questo piccolo, coraggiosissimo Davide ha osato affrontare il soverchiante Golia costituito dai precari, un mostro proteiforme, una massa informe ed indistinta, ma pericolosamente pervasiva, diffusa in ogni anfratto della società, annidata quasi in ogni famiglia, che vive, se va bene, con mille euro al mese e senza sapere se avrà un altro contratto per andare avanti ancora l'anno prossimo: eh, questi sì che sono i "poteri forti" contro cui è nobile ribellarsi.
Forte solo di quel tenue filo di sicurezza che può offrirgli il suo stipendio da deputato (dati 2008) di 5486,58 Euro al mese (netti), più rimborsi spese forfettari per 4448,23 Euro al mese, più diaria di 4033,11 Euro al mese (decurtata di 206,58 per assenza in giorni in cui siano in calendario votazioni), più emolumenti come Ministro per 3842,80 Euro al mese (questi ultimi lordi, però !) più, dal 2009 (a 59 anni) la pensione da docente universitario, ha avuto il coraggio di affrontare a viso aperto la sfida, senza tirarsi indietro, salvo volgere solo per un momento le spalle al nemico per una saggia ritirata strategica. Ah, ma anche nel darsi alla fuga... ehm, cioè, nel retrocedere per schivare le offese, non ha rinunciato a colpire, e quant'è vero che la parola ferisce più della spada ! L'Italia peggiore è quella che vive, e magari mantiene la famiglia, con pochi soldi e senza sicurezze sul proprio futuro. E chi non direbbe la stessa cosa ?
Ma quante altre volte questo omino minuto ha dimostrato coraggio e dedizione alla sola causa del Bene dell'Umanità... ed anche capacità di ribaltare situazioni apparentemente disperate, che pure affronta con strenua volontà di successo: come quando, nel 1981, assistente presso l'Università di Padova, vinse il concorso da Professore associato presentando un curriculum comprendente qualcosa come 3 (TRE !) pubblicazioni. Chi mai avrebbe avuto il coraggio di affrontare un concorso in condizioni tanto difficili... e vincerlo ? Di pubblicazioni ne ho di più io... ma vuoi mettere la qualità ?
Sarà solo una sfortunata coincidenza se quelle pubblicazioni vantano un record di zero citazioni: nessuno si è mai pregiato di farne cenno in nessun altro lavoro. D'altra parte le riviste tecniche sono piene di lavori superficiali redatti da autori negligenti, e invece il Nostro vola ben più su, è normale che la maggioranza degli altri non sia alla sua... ehm... altezza. Ha detto: "Volevo vincere il premio Nobel per l'Economia. Ero... non dico lì lì per farlo, però ero sulla strada giusta. Ha prevalso il mio amore per la politica, ed il premio Nobel non lo vincerò più." Quando si dice la scalogna... ha prevalso l'amore per la politica, maledizione. E ancora: "Ho molti amici che hanno vinto il premio Nobel e non sono molto più intelligenti di me." Ecco: non molto.
E quanti patimenti e tribolazioni avrà dovuto attraversare per perseguire i suoi nobili scopi: Parlamentare Europeo dal 1999 al 2008, ha totalizzato il 51,8 % di assenze, con un poco onorevole, ma senz'altro immeritato, 611° posto per assiduità: è stato uno degli europarlamentari più assenteisti. Pensate quante decurtazioni sulla sua sudata diaria, poverino.
Rendiamo onore a questo indefesso servitore dello Stato, che affronta con fiero cipiglio tutte le avversità e gli ostacoli che un mondo ingiusto gli pone contro.
lunedì 13 giugno 2011
Abbiamo smacchiato il giaguaro
A parte i quattro referendum, è stato un sostanziale pareggio.
Un giorno Giuliano Ferrara ha detto: "A rilanciare Berlusconi, da adesso ci penso io." Da quel momento, tutto è filato liscio come l'olio.
Referendum. A fine scrutino è intervenuto Pierferdinando Casini: "I nostri voti sono stati determinanti." Vera ! L'ha detto davvero.
Notizia per l' Avv. Ghedini: il 56 % degli elettori ha votato, e di questi il 95 % ha votato sì. Cioè più del 53 % degli aventi diritto al voto, maggioranza assoluta, ha bocciato il legittimo impedimento. "Mavalà mavalà mavalà..."
Procedono a gonfie vele le adozioni a distanza dei dirigenti del PDL scappati di casa e destinati ad una triste vita di strada, bisognosi di cure e di affetto. Solo per Capezzone non è pervenuta nessuna richiesta. Le organizzazioni di volontariato vi richiedono un gesto di umanità anche per lui. (Alessandro Robecchi, qualche giorno fa).
Il lungimirante D'Alema avrà già ricevuto con tutti gli onori Scilipoti ?
Ne manca ancora una... lo scandalo delle scommesse nel calcio che si allarga... si allarga... si allarga sempre di più... revoca dello scudetto del Milan... e Berlusconi ordina ad Emilio Fede di suicidarsi al posto suo.
Il Governo rilancia la sua azione per riconquistare la fiducia degli elettori: varata la Riforma Fiscale. Per una riduzione delle tasse non ci sono margini, però da quest'anno ogni contribuente riceverà in omaggio un autografo di Jerry Scotti.
Referendum. Oggi pomeriggio, ore 18 circa: RaiUno, telefilm. Stasera: RaiUno, Porta a Porta, argomento: cronaca nera.
Un giorno Giuliano Ferrara ha detto: "A rilanciare Berlusconi, da adesso ci penso io." Da quel momento, tutto è filato liscio come l'olio.
Referendum. A fine scrutino è intervenuto Pierferdinando Casini: "I nostri voti sono stati determinanti." Vera ! L'ha detto davvero.
Notizia per l' Avv. Ghedini: il 56 % degli elettori ha votato, e di questi il 95 % ha votato sì. Cioè più del 53 % degli aventi diritto al voto, maggioranza assoluta, ha bocciato il legittimo impedimento. "Mavalà mavalà mavalà..."
Procedono a gonfie vele le adozioni a distanza dei dirigenti del PDL scappati di casa e destinati ad una triste vita di strada, bisognosi di cure e di affetto. Solo per Capezzone non è pervenuta nessuna richiesta. Le organizzazioni di volontariato vi richiedono un gesto di umanità anche per lui. (Alessandro Robecchi, qualche giorno fa).
Il lungimirante D'Alema avrà già ricevuto con tutti gli onori Scilipoti ?
Ne manca ancora una... lo scandalo delle scommesse nel calcio che si allarga... si allarga... si allarga sempre di più... revoca dello scudetto del Milan... e Berlusconi ordina ad Emilio Fede di suicidarsi al posto suo.
Il Governo rilancia la sua azione per riconquistare la fiducia degli elettori: varata la Riforma Fiscale. Per una riduzione delle tasse non ci sono margini, però da quest'anno ogni contribuente riceverà in omaggio un autografo di Jerry Scotti.
Referendum. Oggi pomeriggio, ore 18 circa: RaiUno, telefilm. Stasera: RaiUno, Porta a Porta, argomento: cronaca nera.
Iscriviti a:
Post (Atom)








