martedì 13 giugno 2017

Il Grande Azybcxydewvfguthisrjkqplmon



L'Immenso Azybcxydewvfguthisrjkqplmon, il Grande Dio nilotico delle parole, vi sorveglia, sappiatelo.
Dagli altipiani e dalle praterie dell'Africa Orientale, dove tutto ebbe inizio, dove le prime sparute popolazioni di Homo sapiens iniziarono ad articolare una ignota protolingua ancestrale, il Dio delle parole veglia sul destino del suo dono, ascoltando e leggendo.
Egli ha creato tutte le parole di tutte le lingue del mondo, ed è lui che ce le ha offerte legate insieme nella ragnatela lucente del significato, fatta di fili sottilissimi e preziosi.
Il Grande Azybcxydewvfguthisrjkqplmon danza solenne nelle armonie vocaliche dei turchi; piange accorato nel vedere lentamente scomparire, una per una, le migliaia di lingue delle verdi ed aspre valli della Nuova Guinea; colora di arcobaleno le pirotecniche combinazioni sillabiche dell'Asia Orientale; fresa e forgia nel fumo e nelle scintille le ferree catene di consonanti degli arabi.
Egli è buono e generoso, ci offre le parole sue creature perchè possiamo servircene, ma Azybcxydewvfguthisrjkqplmon non conosce pietà nè misericordia. Egli vi ascolta e vi legge, e non tollera soprusi.
Egli vi punirà per le vostre costruzioni sconclusionate.
Egli non lascerà scampo alle vostre coniugazioni a vanvera.
Sappiate che non potrete evitare le fiamme degli inferi quando pubblicherete un titolo che non corrisponde al testo.
Il fulmine che vi incenerirà sarà infinitamente più veloce dei vostri "cmq" e "xkè".
Il girone buio dell'Ade degli afasici con cuffiette di orrenda musica a palla "punz-punz-punz" attende chi appiccica abusivamente un complemento oggetto ad un verbo intransitivo. Ma per i casi più gravi, come "Bisogna agire delle azioni" (voi umani potreste non crederci, ma io l'ho sentito, ripetuto più volte, nella remota galassia del Politecnico di Milano, da ingegneri. Ingegneri gestionali, una genìa aliena considerata, non a caso, come razza inferiore da tutti gli altri ingegneri, che pure non è che siano poi tutto 'sto gran che), allora il "punz-punz-punz" può persino essere sostituito dal neomelodico napoletano.
Ogni volta che direte: "Salutate Aristide, che lo vedete là in fondo", pagherete ogni particella pronominale in eccesso con diarree persistenti.
Ma al contrario, se continuerete a pretendere, nella vostra lingua sciatta e oscura, che ad essere evacuate siano le persone anzichè i luoghi, la giusta punizione saranno settimane e settimane di mancate evacuazioni: e le vostre budella impareranno prima di voi la sostanziale differenza.
Il Grande Dio nilotico della parola stramaledice la vostra "tipologia" usata come sinonimo di "tipo".
Ma soprattutto, Egli, Azybcxydewvfguthisrjkqplmon, l'Assoluto, Il Verbo (alla lettera) ogni volta che userete "piuttosto che" come disgiuntivo con lo stesso significato di "oppure", piuttosto che come avversativo come or ora si è mostrato, vi condannerà all'eterno ascolto dei discorsi di Scilipoti.
Pentitevi dei vostri peccati.
Le parole sono preziose, e Azybcxydewvfguthisrjkqplmon il Generoso è il loro Dio. Abbiate rispetto per le parole.

giovedì 1 giugno 2017

Mamma Informata

"... e le regine del 'tua culpa' affollarono i parrucchieri."


- "Signora, suo figlio ha la poliomielite !"
- "Oh, santo cielo, dottore ! E' grave ?"
- "Può essere molto grave. Può non accadere nulla, e anche se il virus entra in circolo i sintomi possono non essere molto pesanti. Ma se il virus si insedia in qualche punto del sistema nervoso, come capita circa nell'1 % dei casi, può provocare paralisi flaccide a seconda dei nervi interessati, spesso alle gambe; e ci può essere morte per soffocamento se viene paralizzato il diaframma."
- "Oh, dottore, che spavento tutte queste malattie strane che stanno venendo fuori adesso, appena se ne scopre una nuova subito ne compare un'altra ! Sarà sicuramente colpa di tutti quei glifosati che ci mettono nelle verdure. Noi mangiamo tante verdure, perchè sa, adesso è così di moda, è un pò la nuova tendenza nell'alimentazione e non voglio fare la figura di quella che non si aggiorna, che non sta al passo, capisce, a me piace essere sempre informata sulle nuove tendenze, ma io mica mi fido tanto di tutti questi fertilizzanti chimici che ci mettono..."
- "Signora, il glifosate è un erbicida, un diserbante, il più utilizzato al mondo. C'è qualche sospetto che possa avere effetti cancerogeni, ma la questione è ancora controversa. Questa invece è una malattia virale: tutta un'altra cosa, si trasmette esclusivamente da uomo a uomo attraverso l'ambiente, quindi anche per via alimentare, ma l'inquinamento chimico non c'entra nulla. La poliomielite non è nuo..."
- "Ecco, un virus ! Sono tutti questi mussulmani che ci portano le malattie dall'Africa ! Dottore, lo vede anche lei, ci stanno invadendo, ci vogliono uccidere tutti e ci portano tutte le loro malattie. Ma lo sa che ormai sono più di noi ? Lo sa che oramai c'è il 30 % di mussulmani in Italia ? La razza bianca scomparirà, mi sono informata."
- "Signora, in Italia le persone nate all'estero non arrivano al 10 %; quelle di religione musulmana non raggiungono il 4 %, e faccio fatica ad associare credenze religiose a frequenza di malattie. Le razze umane scientificamente non esistono, la nostra storia è tutto un continuo di migrazioni e rimescolamenti. Quello che volevo dirle prima che mi interrompesse, è che la poliomielite non è affatto una malattia nuova. Ha avuto una diffusione veloce e preoccupante tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, proprio in corrispondenza..."
- "Sono gli Africani che ce l'hanno portata !"
- "No ! La malattia è comparsa in Europa e Nordamerica, proprio in conseguenza..."
- "Dei glifosati ! I glifosati provocano un sacco di malattie ! L'ho letto su 'dionidream', perchè io mi informo, sa."
- "...si è diffusa ad inizio '900 proprio in conseguenza del miglioramento delle condizioni igieniche generali: fognature, acqua potabile, ecc. Come le ho detto all'inizio, nella maggior parte dei casi il virus non provoca nessun sintomo particolare. Quindi, prima di quell'epoca, con tanti portatori sani, i bambini venivano facilmente a contatto con il poliovirus finchè erano ancora protetti dagli anticorpi materni, e sviluppavano la propria immunità duratura senza ammalarsi, ed è così ancora oggi in molte parti del mondo, dovremmo dire purtroppo. Ma con condizioni igieniche migliorate, i bambini piccoli non avevano più occasione di incontrare precocemente il virus e immunizzarsi, e la poliomielite è esplosa. Fino alle generazioni nate negli anni '50 - '60, si ricorderà persone in sedia a rotelle, o con le stampelle, con la muscolatura delle gambe atrofizzata: quelli erano i sintomi più frequenti."
- "Ah, quelle gambine fine fine ?"
- "Esattamente. La poliomielite aumentò di frequenza fino agli anni '50, quando sono cominciate le vaccinazioni di massa, prima con il vaccino Salk, che era parzialmente efficace, poi con quello di Sabin, che in Italia venne adottato con colpevole ritardo; dagli anni '60 la poliomielite è stata pressochè eradicata."
- "Vaccinazioni ?"
- "Sì, certo. Lei non ha fatto vaccinare suo figlio, temo ?"
- "Ma non sono mica matta ! Io mi informo, sa ? E' l'ultima tendenza del salutismo: I vaccini provocano l'autismo. Così, adesso è tanto trendy non far vaccinare i figli... Lei non le segue le mode ? Si informi !"
- "E' una balla, un articolo del 1998, poi ritirato perchè i dati erano stati falsificati (raggruppati scorrettamente); l'autore, Wakefield, è stato radiato dall'Ordine dei Medici. Wakefield stava brevettando un nuovo vaccino suo, che avrebbe potuto sostituire quello (pertosse-morbillo- rosolia) messo fraudolentemente sotto accusa, quindi era in evidente conflitto di interessi. Tutti gli altri studi successivi non hanno mai trovato nessuna correlazione tra vaccinazioni e autismo. No, non seguo le mode, io seguo la mia testa, signora."
- "E poi c'è il mercurio ! E c'è l'alluminio ! I metalli pesanti ! E ci sono le microparticelle ! E le multinazionali ci fanno un sacco di soldi ! Si informi !"
- "Signora, ha idea della quantità di mercurio che viene introdotta in una serie di vaccinazioni a causa di un antimicrobico organomercurico presente per l'1 % nel volume del vaccino ? Ha un'idea dei volumi in gioco ? Comunque quel conservante è stato eliminato, con costi supplementari, proprio per non alimentare le vostre fobìe irrazionali. Le industrie fanno profitti, ovviamente, ma guadagnerebbero molti più soldi vendendo farmaci per curare le malattie, piuttosto che vaccini per prevenirle."
- "Ma quali fobìe irrazionali... dottore, tutte le mie amiche non hanno fatto vaccinare i figli. E' la tendenza del momento. E' trendy, capisce."
- "Signora, suo figlio ha la poliomielite."
- "Gli verranno le gambine fine fine, dottore ?"
- "Spero di no, ma potrebbe capitare."
- "Gli potrebbero andare quei pantaloni tutti belli attillati attillati che stanno tornando di moda adesso ?"

domenica 16 aprile 2017

Pasqua dove vuole (il padrone)


La questione delle aperture degli esercizi commerciali nei giorni festivi è un caso esemplare, se vogliamo divertirci ad esaminarlo.
Possiamo assumere che le persone non mangiano e non bevono di più, nè consumano più calzetti, se i negozi sono aperti un giorno in più ?
Se accettate questo presupposto, ne consegue che la quantità totale di merci che ciascuno di noi acquista in una settimana (o, se preferite, in un anno), a parità di altre condizioni, è sempre la stessa.
Dunque, quando il primo supermercato decide di rimanere aperto in un giorno festivo, esso si guadagna il monopolio del pubblico che gradisce passare le feste nei centri commerciali, che, per quanto costituito da una manica di pervertiti, è pur sempre una fetta di mercato, e con questo si avvantaggia sulla concorrenza.
Ne consegue che tutti gli altri supermercati sono costretti a fare la stessa cosa, per non perdere quote di clientela. E nel momento in cui tutti sono aperti nei giorni festivi, nessuno ha più nessun vantaggio sugli altri.
Risultato finale: ciascuno vende esattamente la stessa quantità di merce di prima, con in più il costo aggiuntivo di stare aperti un giorno in più (se non altro bisogna pagare il personale). Costo aggiuntivo che inevitabilmente si scaricherà sui clienti. Quindi il bilancio netto è un danno per tutti.
Il paradosso è che, anche una volta constatato il danno, nessuno può più permettersi di tirarsi indietro, perchè perderebbe clientela a vantaggio dei concorrenti.
Alla fine, lasciando ciascuno libero di decidere secondo il proprio interesse, abbiamo ottenuto una situazione che danneggia tutti, ma da cui nessuno può uscire.
Alla faccia di quelli che ancora credono alla favoletta che il libero mercato è in grado di correggersi e regolarsi da sè, che la libera concorrenza conduce inevitabilmente alle condizioni migliori possibili, e che se si lascia ciascuno libero di perseguire il proprio interesse si ottiene invariabilmente il meglio nell'interesse collettivo.
L'unica soluzione, ovvia, è la vecchia cara REGOLA: orari e giorni stabiliti, che tutti devono rispettare, altro che libero mercato.
se si lascia ciascuno libero di perseguire il proprio interesse, si produce un danno per tutti.

mercoledì 28 settembre 2016

1956 - 2016 : Mercuriali


Fino all'inizio dell'800, la lavorazione del feltro includeva un passaggio detto "carotatura", consistente nell'immersione delle pelli animali in una soluzione di nitrato di mercurio, che aiutava a separare la pelle dal pelo e a compattare quest'ultimo (per non farvi scervellare sull'origine della parola, vi dico subito che il nitrato di mercurio è arancione), ed esponeva gli addetti all'inalazione dei vapori di sale di mercurio. Il feltro è utilizzato principalmente nella fabbricazione di cappelli; gli acquirenti finali erano protetti dalla successiva ceratura e rivestimento del copricapo finito con pelle o seta; ma i cappellai normalmente provavano e modellavano sulla propria testa i loro prodotti dopo la carotatura, prima di rivestirli, e i sali di mercurio vengono pure assorbiti attraverso la pelle.
I sintomi dell'intossicazione da mercurio sono neurologici: i cappellai pativano di tremori, instabilità emotiva, insonnia, demenza e allucinazioni. Inoltre, il nitrato di mercurio tingeva di arancione anche i loro capelli, contribuendo al quadro complessivo di bizzarria inusuale (salvo poi un fugace ripresentarsi in anni recenti di cromatismi tricologici orangheschi adottati volontariamente e in massa dalle signore pecorone che si beano del seguire le mode).
Quando Lewis Carroll iniziò a scrivere Alice nel Paese delle Meraviglie, dopo il 1860, il processo di carotatura del feltro era stato ormai abbandonato da qualche decennio, ma la figura del cappellaio matto era ancora pienamente presente nel luogo comune, e "mad as a hatter" era un modo di dire corrente in Inghilterra.

La tossicità del mercurio è nota almeno fin dall'epoca Romana (anche se in periodi ancora più antichi nell'Asia orientale si pensava che allungasse la vita, e una leggenda racconta che il primo imperatore della Cina, Qin Shinhuangdi - III sec. a.C. - sia morto avvelenandosi nel tentativo di raggiungere l'immortalità).

Il Giappone di giusto 60 anni fa è invece il luogo della tragedia del trasferimento dell'intossicazione da mercurio dalla piccola scala della cappelleria artigianale alla grande scala della produzione industriale di materie plastiche. La "malattia di Minamata" fu riconosciuta e definita nel 1956, e il caso della Baia di Minamata è puntualmente riportato in tutti i manuali come il primo esempio conclamato di grave inquinamento industriale, descritto come la preistoria della gestione delle crisi ambientali, un episodio dal quale l'umanità ha duramente appreso la lezione: adesso, dopo 60 anni, è tutto diverso, nulla di simile potrebbe più ripetersi.
Vediamo un pò.
La storia inizia nel 1932, quando la Chisso Corporation mette in funzione un impianto per la produzione di acetaldeide nell'isola meridionale di Kyushu, in prossimità della cittadina di pescatori di Minamata, e inizia a sversare in mare le acque reflue cariche di un sale organico di risulta dalla sintesi, cloruro di metilmercurio.
Il materiale inquinante si disperde nell'acqua della baia, si deposita nel fango dei fondali, e viene assorbito dai batteri e dai piccoli organismi alla base delle catene alimentari. Nessun organismo ha una via metabolica per lo smaltimento del mercurio: man mano che tanti piccoli esseri viventi vengono mangiati da uno più grosso, il metallo semplicemente si accumula e si concentra sempre di più man mano che risale la catena alimentare (bioaccumulo: provate a fare un calcolo di quanto cibo avete mangiato nella vostra vita in rapporto al vostro peso, e immaginate se fosse stata costantemente presente negli alimenti una sostanza che non potete eliminare dal vostro organismo, poi pensate a quanta ne ritroverebbe nel proprio corpo un qualsiasi Leviatano che si nutrisse di uomini). Così, dai microrganismi alla rutilante tassonomia di vermi dei fondali, a molluschi, crostacei, ecc., il mercurio si accumula.
E prima i pescatori cominciano a segnalare, sempre più spesso, la presenza di pesci morti galleggianti nelle acque della baia, sempre più numerosi; ma tutti se ne infischiano, gli enti di governo locali non fanno nulla.
E poi tocca a quelli che i pesci li mangiano: i gatti del porto non si limitano a morire semplicemente, ma adottano comportamenti stravaganti: si muovono stranamente per le strade come danzando, e a volte qualche felino si tuffa agilmente in mare senza apparente motivo e affoga: matto come un cappellaio.
La popolazione di Minamata è sempre più sconcertata e preoccupata, ma tutti se ne infischiano, gli enti di governo locali non fanno nulla.
Poi tocca ai mangiatori di pesce di taglia più grossa: iniziano a morire i pescatori e i loro familiari; si ammalano in tanti: insensibilità degli arti, diminuzioni della vista e dell'udito, debolezza muscolare, incapacità ad articolare le parole, paralisi, coma, morte. Allora qualcuno si sveglia e gli enti locali si rivolgono al Governo per studiare la situazione e cercare di comprenderne le cause.

Prima questione: a distanza di 60 anni, quanti passi avanti abbiamo fatto nel cogliere i primi sintomi di crisi ambientale ? E' migliorata in qualche misura la nostra prontezza nel riconoscere l'esistenza di un problema ? Esempio: quanto velocemente ci siamo mossi per limitare il riscaldamento globale causato dalle attività umane, che è di pubblico dominio dal 1988 ? Possiamo anche portare un controesempio: a meno di 30 anni dalla messa al bando dei clorofluorocarburi, oggi si osservano i primi segni di ricomposizione dello strato di ozono sopra l'Antartide: a volte si riesce anche ad agire tempestivamente. Ma, in generale, quando emerge un nuovo problema ambientale, prima si interviene o prima si deridono gli ambientalisti ? La seconda che ho detto.

Ed eccoci dunque a 60 anni fa: 1956, viene finalmente riconosciuta e descritta la "malattia di Minamata", che nel frattempo continua a colpire un numero sempre crescente di persone, ma ancora non se ne conoscono le cause, anche se già molti sospetti si indirizzano verso lo stabilimento Chisso.
Poco dopo, 1958, viene rilevata nelle acque della baia una concentrazione di metilmercurio spaventosamente superiore al normale, e si associa la malattia agli effetti di un'intossicazione cronica da mercurio di gravità mai vista prima. Ecco quindi che le autorità si rivolgono alla Chisso Corporation, e l'azienda si dimostra subito molto aperta e disponibile a fornire prontamente delle risposte: "Mai usato mercurio nelle nostre lavorazioni".

Seconda questione: a distanza di 60 anni, di quanto si è modificato l'atteggiamento dell'industria, quando viene messa di fronte ai danni procurati dalle proprie attività ?

Passano ancora anni prima che la Chisso Corp. sia costretta ad ammettere di essere la fonte dell'inquinamento, e gli sversamenti in mare cessano soltanto nel 1968, dodici anni dopo il riconoscimento della malattia. Nel frattempo decine di migliaia di persone sono state intossicate, duemila sono morte, bambini con gli stessi sintomi sono nati qua e là per il Giappone, da madri provenienti da Minamata o dai paesi costieri vicini.
A questo punto, chiusi gli scarichi, la storia finisce, secondo il Governo di Tokyo; come se il mercurio sparisse all'istante dal mare. Viene varato un programma di assistenza per le vittime e le loro famiglie (come cure, quello che si può fare è poco o nulla), dal quale sono esclusi tutti i nati dal 1969 in poi, poichè "non possono più essere avvelenati", nonostante presentino sintomi del tutto evidenti.

Terza questione: a distanza di 48 anni, di quanto è cambiato l'atteggiamento delle autorità governative nel minimizzare i danni prodotti dall'industria anzichè fare quanto possibile per tutelare la salute dei cittadini ? Il matrimonio d'interesse tra gruppi industriali e Governi a scapito della popolazione e, a maggior ragione, dell'ambiente si sarà indebolito o consolidato ? Riguardatevi le vergognose affermazioni di Corrado Clini nel 2012 sull'ILVA di Taranto: un Ministro dell'Ambiente che si permette di sostenere che i dati epidemiologici sull'incidenza di tumori attorno allo stabilimento sono solo artefatti statistici, e che l'inquinamento attuale è solo un retaggio del passato, ma oggi la produzione può procedere senza rischi, salvo essere istantaneamente smentito dai fatti.

Solo dopo altri 23 anni, nel 1991, il Consiglio Centrale del Giappone pubblica una relazione che evidenzia un calo significativo della concentrazione di metilmercurio nelle acque, e nel 1997 vengono aperte le reti che impedivano ai pesci contaminati di disperdersi altrove.
Nel 2004 (2004 !) la Corte Suprema giapponese riconosce gli enti locali ed il Governo di Tokyo corresponsabili del disastro ecologico e quindi, come per magia, nel 2009 viene varata una legge che estende il programma di assistenza sanitaria per le vittime, ponendo limiti meno restrittivi sia sui sintomi riscontrati che sull'epoca della loro diagnosi, permettendo anche a coloro che sono stati contaminati successivamente alla chiusura degli scarichi di beneficiarne; ma con una condizione piccola piccola: per potere accedere agli aiuti bisogna ritirare qualsiasi causa intentata sia contro il Governo che contro la Chisso Corporation.
Ecco, adesso, solo adesso, e non con la chiusura degli scarichi 48 anni fa, la storia è davvero finita, al prezzo di circa 2000 morti e 30000 - 50000 persone malate tra Minamata, paesi limitrofi e figli di madri emigrate altrove, ostacolate per 60 anni in ogni modo nelle richieste di risarcimenti, e il metilmercurio che ad oggi non è ancora scomparso del tutto dalla baia.

Questa è dunque la preistoria (una preistoria che si trascina fino ai giorni nostri) dei casi di grande inquinamento industriale, eventi di un'epoca nella quale ancora non c'era una consapevolezza dei problemi ambientali e men che meno si sapeva come affrontarli.
Ma oggi invece no, oggi sarebbe tutto diverso...

sabato 24 ottobre 2015

Datemi un magnete / Che cosa ne vuoi fare ? / Lo voglo dare in testa / A ...


Devo ammettere, con scorno e vergogna, che in questi giorni è capitato persino a me di fallire grossolanamente un calcolo di probabilità non troppo difficile; potrei arrampicarmi sugli specchi a cercare giustificazioni per averlo stimato in quattro e quattr'otto, così su due piedi; per essermi trovato in un ambiente ignoto, misterioso e probabilmente ostile, pullulante di ingegneri annidati dietro ogni angolo; perchè nessuno dei presenti ha eseguito il calcolo corretto; ma c'è poco da fare: ho attribuito probabilità dell'80% ad un evento che ne aveva solo il 41%.
Il fatto è che noi andiamo giustamente orgogliosi del nostro cervello, per le sue straordinarie capacità; ma questo nostro sistema integrato di percezione ed elaborazione di informazioni va in difficoltà piuttosto miseramente quando si tratta di riconoscere la casualità (e quindi di trattarla come tale).
Ne abbiamo già parlato altre volte (ad esempio qui); una delle spiegazioni più accreditate, difficile da dimostrare ma plausibile, per questa grave carenza, è che si tratti di un meccanismo profondo, consolidato dalla selezione naturale nel funzionamento basilare del cervello animale.
Se mi trovo tranquillamente al pascolo nel folto dell'erba o di un bosco, e sento uno stormire di fronde nelle vicinanze, posso pensare che un pericoloso predatore si stia avvicinando puntando verso di me, e darmi alla fuga; o pensare che si tratti di un refolo di vento o di un'innocua lucertola che va in giro per i fatti suoi, e non muovermi. Nel primo caso, se mi sbaglio, sprecherò inutilmente delle energie, e probabilmente mi sbaglierò piuttosto spesso; ma se sbaglio nel secondo caso, il che potrebbe anche avvenire più raramente, questo potrà avere gravi conseguenze sulla mia sopravvivenza.
Che un meccanismo di attribuzione di eventi non identificabili a delle cause attive sia stato costantemente favorito dalla selezione naturale potrebbe, ragionevolmente, avere portato il nostro moderno cervello iper-concettualizzante a comportamenti incongrui e a strane raffigurazioni: spiriti, malocchio, divinità, demoni, il transito di Saturno nel Sagittario, angeli, streghe, il Fantasma Formaggino: ci costruiamo degli agenti causali immaginari per farli intervenire su eventi che non riusciamo a riconoscere come frutto del caso.
Tenendo per buona questa ipotesi esplicativa, sulla tendenza innata a misconoscere la casualità si innestano fattori sociali e culturali che indirizzano la codifica delle preferenze sugli agenti causali di fantasia: religione, stregoneria, astrologia, eccetera.
Uno studio pubblicato qualche giorno fa ha aggiunto un ulteriore tassello alla comprensione di come, e a quali livelli, intervengono le convenzioni sociali acquisite sulle funzionalità del nostro cervello.
Utilizzando una tecnica non invasiva, chiamata Stimolazione Magnetica Transcraniale, ossia la stimolazione di specifiche aree del cervello attraverso impulsi somministrati dall'esterno del cranio con un magnete, ultimamente impiegata con qualche successo nel trattamento di stati depressivi, un gruppo di ricercatori britannici e statunitensi ha condotto un prova di confronto su un campione (piuttosto ristretto, per la verità) di 39 studenti californiani politicamente orientati come moderati e conservatori (poi capiremo perchè). In questo esperimento, la stimolazione magnetica è stata utilizzata al contrario, non per stimolare, ma per inibire una specifica area della corteccia cerebrale (corteccia frontale mediale posteriore), che interviene nelle scelte di soluzione dei problemi e valutazione dei pericoli (ad esempio, interviene su come orientare il nostro corpo per scavalcare un ostacolo). A metà del campione è stato somministrato il trattamento di impulsi magnetici per l'inibizione dell'attività tale area; l'altra metà è stata sottoposta alla stessa procedura, ma con un'intensità di stimolo "placebo", del tutto inefficace (gruppo di controllo).
Dopo il trattamento, i soggetti sono stati invitati a rispondere a domande sulla propria morte, e sulle sue implicazioni mistiche: Dio, angeli, inferno e paradiso, demoni e così via; e sono stati presentati loro due scritti, immaginabili come opera di immigrati recenti, uno molto elogiativo ed uno molto critico verso gli Stati Uniti.
Rispetto al gruppo di controllo, il 32,8% in meno degli studenti sottoposti al trattamento inibitorio davano risposte implicanti credenze in Dio e paradiso, ed il 28,5% in più accettavano senza astio le critiche di un immigrato verso il loro Paese.
Dovremmo ricavarne che quegli stessi strumenti culturali acquisiti ("ideologici"), religione e pregiudizio di gruppo in questo caso, vengono stabilmente cooptati nelle modalità in cui la specifica area funzionale del nostro cervello elabora risposte anche a problemi e minacce astratti o non immediati.
Dalla prevalenza di conformismo religioso e pregiudizio di gruppo tra i soggetti politicamente conservatori si comprende la selezione del campione. Per cui ora sarei curioso di vedere i risultati di un test simile condotto su studenti atei e di idee politiche egualitarie. Ma forse sarà troppo difficile raggranellare il campione.


P.S. I fondamentalisti religiosi sono ovviamente saltati sulla sedia e si stanno già contorcendo a spiegare che se una credenza religiosa ha origine da una certa funzione cerebrale, non vuol dire che essa non sia vera in assoluto; salvo poi ribaltarsi di nuovo nella piatta superficie del dato sperimentale per sostenere che "l'ateismo è il prodotto di una menomazione mentale".

domenica 4 ottobre 2015

Piccoli e voraci

(fonte: ScientificAmerican)

Come curiosità, vi presento questo grafico, che non mi piace nemmeno tanto come costruzione per via della doppia ridondanza nella visualizzazione dell'informazione: le nazioni che producono le maggiori quantità di gas a effetto serra (non solo CO2) sono rappresentate in scala crescente da sinistra a destra, e anche per dimensione del cerchio; ma dal basso in alto è rappresentata la scala crescente delle emissioni per abitante, data anche dall'intensità di colorazione. Ulteriore ridondanza su ridondanza, i 10 paesi più "pesanti" sul cambiamento climatico, oltre ad avere i cerchi più grandi ed essere i 10 più a destra, hanno pure la circonferenza marcata in nero.
La "sorpresa", che tanto sorprendente non è, è che i maggiori produttori di gas serra in rapporto alla popolazione sono Paesi piccoli con economia fortemente centrata sull'estrazione di petrolio e gas: Qatar, Trinidad e Tobago e Kuwait staccano tutti; ma anche la ricchezza in sè, senza trivelle, fa i suoi danni: un lussemburghese inquina più di uno statunitense. E quindi, i cerchi destinati a diventare sempre più grandi e più alti in futuro, come Messico, Brasile, Indonesia, India, devono preoccuparci e spingere, in primo luogo noi occidentali, ad adattarci subito ad un modo di vivere meno energivoro, da esportare immediatamente al resto del mondo, per dare l'esempio prima che sia troppo tardi.
Altro che crescita economica e aumento del PIL.

domenica 27 settembre 2015

Parla come mangi



Un nuovo triste fenomeno degenerativo si sta diffondendo, approfittando degli appetiti degli utenti, a svilire la bellezza della lingua italiana.
Stiamo ancora combattendo una difficile e strenua battaglia contro il disgustoso errato utilizzo con funzione disgiuntiva del "piuttosto che", con significato analogo a "oppure"; e non si riesce a lenire una ferita che già se ne apre un'altra.
Pare che il grossolano strafalcione del "Vorrei vistare la Spagna, Barcellona piuttosto che Toledo, piuttosto che Siviglia" abbia avuto impunita origine presso la buona borghesia lombarda, il gruppo sociale entro il quale più facilmente l'ignoranza attecchisce e prospera.
E da quegli stessi dintorni sociali snob e vacui dovrebbe essere partito il nuovo contagio debilitante: i menu con l'articolo determinativo.
Sono sempre di più, dai ristorantini che curano l'apparenza piuttosto che la sostanza [ah-haa !], fino ai self-services più dozzinali, i luoghi dove non troverete, per dire:

- Orecchiette ai broccoli
- Sogliola alla mugnaia
- Verdure grigliate

ma, inspiegabilmente:

- Le orecchiette ai broccoli
- La sogliola alla mugnaia
- Le verdure grigliate

Perchè mai ? Che motivo c'è di usare l'articolo ? Non so quanto influiscano sul fenomeno le molte scemenze fornellistiche che affollano i palinsesti televisivi, ma immagino che ci siano dietro, consapevolmente o no, pretese assolutistiche men che ridicole.

Volete farmi credere che c'è una porzione sola ? Se io ordino "i tortellini alla panna" che sono indicati sul menu, poi li scancellate perchè non ne avete altri ? Li avete fatti apposta per me ?
O ammiccate al fatto che dovrei già conoscere le vostre portate ? "La tagliata alla rucola", sì, è proprio quella lì che tu ben sai...
Oppure, più ambiziosamente, pretendeste che l'articolo determinativo vada inteso come indicante la categoria generale ? Così come "Il pollo" è un Uccello dell'Ordine dei Galliformi (Gallus gallus domesticus), "Il pollo alla cacciatora" è una portata del nostro menu: tutti gli altri polli alla cacciatora sono falsi idoli pagani. Non avrai altro pollo all'infuori di me.
O c'è, sotto sotto, un cuoco dalle pretenziosità inconfessabili, ambizioni artistiche fuori luogo ? il Bolero, la Carmen, la Turandot, la Gioconda, la Venere, il Discobolo, la Pasta e ceci ?

Tutto questo sollevamento di fuffa pubblictaria sul cibo, anzichè "nutrire il pianeta", che richiederebbe impegni ben più umili e semplici, ma poco profittevoli, nutre invece futili velleità modaiole. Niente di interessante per il senso del gusto, ma qualche danno per la lingua.