sabato 1 settembre 2018

A bordo


Anche voi, vero, quando vi trovate al cospetto di un'automobile che espone sul lunotto il vistoso adesivo "Bebè a bordo", pensate: "Ah bè, c'è il bebè a bordo, allora magari eviterò di esplodere colpi di rivoltella verso l'abitacolo, e sorpasserò senza tagliargli la strada per buttarlo nel fosso come faccio di solito" ? Bravi. Proprio come me.
L'adesivo di avviso dovrebbe apparire superfluo, se non addirittura irritante, a meno che non abbiate la coscienza davvero molto ma molto sporca sulla vostra condotta lungo le strade. Perché mai dovrebbe essere rilevante ai fini dell'attenzione che dedico alla guida o dovrei modificare una virgola del mio comportamento se a bordo dell'auto c'è un bebè piuttosto che un anziano o un disabile o una persona qualsiasi o un australopiteco (si noti, di passaggio, l'uso corretto del "piuttosto che" sebbene in questo caso possa apparire sottile la differenza rispetto all'uso che ne fanno i barbari) ? Ci si aspetta che io abbandoni ogni attenzione alla sicurezza negli altri casi ? La premurosa esposizione dell'avvertimento della presenza del bimbo a bordo lascia intendere che la mamma si ritenga circondata dalla più generale inosservanza del codice della strada da parte di una popolazione di gangster sanguinari pronti a uccidere per una precedenza, ma che si squaglieranno di commozione all'idea che nell'auto ci sia un pupo ?
E la fine di ogni possibile bellezza di tanti materni timori si raggiunge quando sorpassi l'automobile col bebè a bordo con tutte le prudenze del caso e mantenendo le debite distanze, e scorgi la mamma premurosa alla guida mentre digita messaggi sul telefonino.

mercoledì 8 agosto 2018

Informati

E poi venne il tempo un cui il Professor Supercazzola pubblicò un articolo nel quale si affermava che guidare veicoli sul lato destro della strada provoca gravi disturbi alla salute, poichè perturba il normale flusso di energia dei chakra e impedisce il coagularsi della memoria dell'acqua nell'insieme olistico dei merdidiani corporei tra pancreas e ginocchio; sulla destra inoltre il corpo umano finirebbe per raccogliere maggiori concentrazioni di mercurio e altri metalli pesanti a causa delle proprietà motorie psicomagnetiche dell'energia cosmica. Guidare sulla destra risultava quindi causa di gravi malattie come autismo, schizofrenia, unghie incarnite e pelle screpolata.
Subito si formarono agguerriti gruppi di antidestristi, che insorsero contro le imposizioni del codice della strada, e ben presto scoprirono le truffaldine magagne degli editori che guadagnano un sacco di soldi dalla stampa di migliaia di copie del codice della strada stesso. Ulteriori studi dimostrarono che in Italia, dove si guida sul lato destro, avviene un gran numero di incidenti.
La mamme informate si mobilitarono contro l'establishment e imposero ai loro bambini di andare in bicicletta sempre e solo sul lato sinistro o, meglio ancora, al centro della carreggiata. Anche di fronte all'evidenza di qualche spiacevole incidente, le mamme informate rivendicavano con orgoglio l'assenza di qualsiasi sintomo di autismo nei loro figli, quantunque ridotti a grumi di carne sanguinolenta e ossicini frantumati.
I no-dexxx presero piede (e ruote) e perseveravano nell'occupare qualsiasi parte delle strade tranne la destra: sinistra, mezzeria, banchine, marciapiedi, tutto. Qualcuno cominciò a preoccuparsi e a pretendere l'osservanza dell'obbligo di guida sulla destra, ma i gruppi no-dexxx lo zittirono accusandolo di essere al soldo dell'industria dell'automobile, potente lobby pronta a mettere a repentaglio la salute dei cittadini pur di non modificare la posizione del posto di guida.
Il MoVimento degli onesti (che si è sempre vantato di non saper distinguere la destra dalla sinistra) prima, dall'opposizione, cavalcò la protesta appoggiando apertamente mamme informate e no-dexxx, poi, in vista di una possibile ascesa al Governo, dichiarò di non essere contrario al fatto che si debba comunque scegliere un lato su cui circolare, poi, finalmente e trionfalmente al Governo assieme alla LAFV (Lega degli Analfabeti con la Felpa Verde), rinviò a tempo indeterminato l'osservanza di qualsiasi obbligo, in nome, ovviamente, della libertà di scelta dei cittadini.

sabato 2 giugno 2018

Festa della Monarchia

Sarà stata la Festa della Repubblica, saranno state le istruttive note biografiche dei nuovi Ministri freschi di nomina, saranno state le aspettative sconnesse e sconclusionate dei tanti elettori entusiasti, fatto sta che sono caduto in una specie di trance e, come in sogno, ho avuto la Rivelazione dal Nostro Signore e Creatore di tutte le cose, il Prodigioso Mostro di Spaghetti Volante, che mi ha mostrato le imminenti Riforme Istituzionali che il Governo del Cambiamento si appresta a varare per modernizzare il Paese.
Siccome la Rivelazione ve l'ho raccontata con tutti i crismi e i misteri che si rispettino, e non potete dimostrare che sia falsa, siete tenuti a prenderla per vera come tutte le altre.

- Forma istituzionale: al fine di sottolineare le radici cristiane del Paese (mozione Lega) e di semplificare il quadro istituzionale e ridurre i costi e il numero dei politici (mozione 5Stelle), una nuova figura, moderna e al passo con i tempi, dotata di potere sia spirituale che temporale, accorperà su di sè i compiti di guida religiosa e di guida politica, rappresentando al tempo stesso i più alti livelli del Potere Legislativo, Giudiziario ed Esecutivo: il Papa Re. Del resto la separazione dei poteri è roba della vecchia politica, ormai superata.

- Il Papa Re è monarca assoluto ed autocratico, ricopre il suo incarico a vita, secondo le consolidate tradizioni nazionali (mozione Lega) e, al fine di garantire la massima trasparenza e ricambio del personale politico, non potrà essere riconfermato per più di due mandati (mozione 5Stelle). Ad ogni morte di papa, il nuovo Papa Re viene eletto mediante le conclavarie sulla piattaforma Rousseau (mozione 5Stelle). Hanno diritto di voto tutti i cardinali, vescovi e prelati di ogni ordine e grado, a condizione di avere almeno un antenato aderente alla Repubblica di Salò (mozione Di Maio - Di Battista). Questo per evidenziare che la Monarchia non rappresenta un ritorno al passato, ma una modernizzazione e un elemento di progresso che affonda le sue radici pure nelle tradizioni Repubblichine, pardon, Repubblicane, pur se ormai superate.

- Federalismo: Per assicurare la massima agilità e modernità amministrativa, si dà ampia autonomia alle istituzioni locali, che saranno organizzate a livelli gerarchicamente inclusivi, e rette da Vassalli, Valvassori e Valvassini (mozione Lega), nominati direttamente dal Papa Re.

- Uscita dall'Euro (mozione unanime): Ciascun Ente amministrativo, fino al livello di Valvassini o anche di Comuni, potrà battere propria moneta, e volendo anche più di una. Poi per i cambi ci si arrangia a livello locale con apposite trattative, da condurre mediante clave e mazze ferrate.

- Diritti civili: aboliti, inutile fare l'elenco. Pensatene uno: ecco, è abolito (mozione Lega). Ci si attiene alle radici cristiane di cui sopra (mozione Lega). La non osservanza dei precetti religiosi (cristiani cattolici, ovviamente) è penalmente punita. Praticare altre religioni non se ne parla proprio (mozione Lega). Se sei straniero si dà per scontato che pratichi qualche altra religione e sei punito comunque (mozione Lega).
Ma in questo quadro di grande innovazione e modernizzazione non si può non tenere conto dell'annoso problema del sovraffollamento delle carceri. Quindi tutti questi nuovi reati di eresia, istituiti al fine di arginare il diffondersi dei fondamentalismi, saranno puniti adottando i più moderni concetti relativi alle pene alternative al carcere, per esempio il rogo (mozione 5Stelle).

Come si vede si tratta di innovazioni di una modernità dirompente, che non potranno che spaventare la vecchia politica.
Indubitabilmente.

domenica 22 aprile 2018

22 aprile - Giornata della Terra

Il 22 aprile è la Giornata della Terra. Celebrarla è una gran bella cosa, ma poiché un pò di pensiero scientifico, checché ne dicano alcuni, rende la nostra esistenza più consapevole e più ricca, celebrarla avendo davanti qualche dato quantitativo probabilmente ha più significato.
Da questo semplice articolino divulgativo ho estratto i due grafici qui sotto, che visualizzato il peso, in termini di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, di alcune delle nostre scelte quotidiane.


Ma partiamo dal dato di base: come media dei 10 Paesi maggiori produttori di gas serra, siamo a 17,6 tonnellate di CO2 pro capite / anno. La media europea è leggermente più bassa, e i peggiori in assoluto per CO2 pro capite sono Stati Uniti e Australia (sui consumatori australiani grava il grande dispendio di energia per i trasporti nel commercio estero), mentre il Paese in assoluto più climalterante, la Cina, come quota per abitante è su valori abbastanza dignitosi. Ma sappiate che si potrebbe considerare "sano", per la salvaguardia del clima, uno stile di vita intorno a 5 tonnellate di CO2 pro capite / anno. Cioè, dovremmo cercare di consumare meno di un terzo di quanto consumiamo oggi.

Nel primo grafico vedete l'impatto positivo di alcune scelte alla nostra portata nella vita di tutti i giorni: in ordine crescente di efficacia: usare lampadine a fluorescenza; asciugare il bucato all'aria anziché con asciugatrice elettrica; riciclaggio dei rifiuti; lavare i panni a bassa temperatura; dieta a base vegetale; scegliere un fornitore di energia che attinga a fonti rinnovabili (l'effetto nel grafico suppongo sia quello limitato dalla disponibilità attuale rispetto ai consumi attuali, altrimenti una differenza così esigua non si spiegherebbe); evitare un viaggio aereo intercontinentale; non usare l'automobile; e infine la combinazione di tutte queste azioni di ordinaria condotta individuale consapevole. Già queste poche semplici scelte, da sole, possono permettere anche a noi grandi inquinatori di arrivare vicini a uno stile di vita da 10 tonnellate/anno, che non è l'ottimale, ma sarebbe già più accettabile.
Manca qui una voce a cui io tengo molto, ma riconosco che, per la sua vaghezza e genericità, non permetterebbe una stima quantitativa ragionevole del suo impatto. Tale voce è: "evitare di comprare cazzate inutili", evitando di conseguenza di sollecitare il consumo di risorse per la fabbricazione di ulteriori cazzate inutili.

Nel secondo grafico vedete il confronto tra l'insieme di tutte queste scelte quotidiane di sano comportamento, con una scelta un pò meno quotidiana: fare un figlio in meno. Non si tratta di un truffaldino cambio di unità di misura: le 58,6 tonnellate di CO2 in meno sono, anche in questo caso, stimate per anno. Però un pò di trucco c'è: è una media che attribuisce alla scelta di fare un figlio anche i consumi delle generazioni successive per centinaia di anni, in quote decrescenti in base al rapporto di parentela (e ovviamente sempre per paesi forti consumatori).
La stima, secondo me più appropriata, di Mike Berners-Lee [1] è che una singola persona, nella sua vita, costi al pianeta 373 tonnellate di CO2 equivalenti (media mondiale, computata tanto su statunitensi quanto su eritrei): se il pargolo sarà molto consapevole e attento alle problematiche ambientali, potrà arrivare all'encomiabile valore di 100 tonnellate; se sarà uno scriteriato che se ne frega e consuma a tutto spiano, può tranquillamente sforare le 2000 tonnellate (25 t/anno x 80 anni, diciamo). Aggiungendo i consumi della ulteriore progenie, ecco che si arriva facilmente a quella stima meno parsimoniosa di 58,6 tonnellate / anno.

Sempre secondo il "prudente" Berners-Lee: Volete fare qualcosa di peggio che generare un figliolo per aggravare l'effetto serra ? Appiccate il fuoco ad un bosco. Tanto per darvi un'idea del tipo di danno.

Ora, per precisione e correttezza, poiché l'impatto di una persona in termini di emissioni di CO2, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, tende a diminuire con l'età, aggiungo che evidenziare il danno ambientale causato dal fare un figlio non può in alcun modo essere interpretato come un incoraggiamento ad ammazzare quelli che avete già. Una volta che il pargolo è un pò cresciuto, gran parte del danno, in termini di riscaldamento globale, ormai è stato già fatto. Quindi tenetevelo e semmai educatelo a pensare in termini scientifici e ad avere consapevolezza dei problemi ambientali.

[1] Mike Berners-Lee - La tua impronta - Terre di mezzo, 2013

sabato 31 marzo 2018

Le vie della nomenclatura sono finite

"Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. L'uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l'uomo non si trovò un aiuto che fosse adatto a lui."
[Genesi 2:19-20]


La nomenclatura biologica segue il sistema binomiale introdotto nella decima edizione del suo Systema naturae da Carl von Linnè (italianizzato, secondo l'uso del tempo, in Carlo Linneo) nel 1758. Ogni specie è identificata da due nomi, in latino, che era la lingua universale per gli scienziati dell'epoca: Il primo, il nome generico, è quello del raggruppamento di specie più strettamente affini fra loro (Linneo credeva di classificare la creazione di Dio e non aveva idea di legami di parentela e discendenza da antenati comuni tra le specie), è un sostantivo e si scrive sempre con l'iniziale maiuscola; il secondo, il nome specifico, si scrive sempre minuscolo ed è di norma o un aggettivo o un sostantivo di solito declinato al genitivo, in riferimento al primo descrittore della specie o altri personaggi di rilievo, oppure alla collocazione ecologica, o ad altre caratteristiche della specie. Esempi: Eudorcas thomsonii (gazzella di Thomson), Sarcoptes scabiei (acaro della scabbia); Dendropsophus ozzyi si chiama così non perché il cantante Ozzy Osbourne si sia mai occupato di tassonomia degli anfibi, ma perché si tratta di una rana che gracida con voce potente e acuta (e forse poco melodiosa).
Va da sè che tutte le specie appartenenti allo stesso genere avranno lo stesso nome generico e differiranno per il nome specifico: Helianthus annuus (girasole), Helianthus tuberosus (topinambur). Se nel discorso il genere è già stato nominato e non esiste possibilità di equivoco, si può abbreviare il nome generico alla sola iniziale puntata, ma non si può mai abbreviare il nome specifico: potrei quindi ora parlare di H. tuberosus, mentre Helianthus t. sarebbe invece un erroraccio sanzionabile con matitona blu grossa grossa infilata vi spiego poi dove. I nomi latini delle specie vanno infine scritti in corsivo o, almeno, sottolineati.

Joachim Neumann fu un musicista tedesco della seconda metà del Seicento. Se la sua fama è oggi piuttosto nebulosa, egli fu un'autentica celebrità per i suoi contemporanei, che apprezzarono enormemente i suoi inni sacri destinati alla liturgia protestante e calvinista (forse non avrebbe duettato volentieri con il citato Ozzy, diciamo). Neumann era di Brema, ma trascorse l'ultima parte della sua vita a Dusseldorf, dove aveva ottenuto un prestigioso incarico di insegnamento.
Dusseldorf, la sua città di adozione, ha significato letterale di "porta del Dussel"; e che cosa sarà mai dunque questo Dussel ? E' un fiumiciattolo, affluente di destra del Reno, che si tuffa nel grande fiume appunto nel luogo in cui sorge la città. Joachim Neumann adorava passeggiare lungo la valle del Dussel, dove traeva dall'osservazione della natura ispirazione per le sue composizioni. E tale era la passione del musicista per quella vallata, e tanta era la sua fama, che dopo la sua morte si decise di intitolare a suo nome l'intera valle. Oggi siamo abituati a cantanti che adottano nomi d'arte, e io ho il sospetto che più scarso sia il talento, più volentieri ci si presenti al pubblico sotto falso nome, ma forse è solo la mia incurabile cattiveria a farmelo pensare. Meno ovvio ci potrebbe sembrare l'uso di nomi d'arte nel XVII secolo; ma in un clima culturale dominato non tanto dal movimento artistico del neoclassicismo, ma da una vera psicopatologia ossessiva per l'estetica neoclassica, capace di produrre capolavori quali "L'incoronazione di Poppea" di Monteverdi, immortali (nel senso della durata dell'opera) e indimenticabili (nel senso che rimanere chiusi in un teatro ad ascoltare per sei ore le nenie del "recitar cantando" dev'essere un'esperienza che segna per la vita), il non rifarsi ad ascendenze e canoni della romanità o, meglio ancora, dell'ellenismo, avrebbe reso dozzinale qualsiasi realizzazione artistica, per quanto ambiziosa; Neumann non firmava dunque le sue composizioni con il suo vero cognome ma, seguendo l'uso introdotto già da suo nonno, a sua volta musicista, ne presentava una versione grecizzata. La forma greca scelta dai Neumann non fu affatto banale: l'"uomo nuovo" del cognome non venne interpretato in senso "antropo-generico", ma "andro-specifico": il Neumann tedesco diventava in greco "nuova persona di sesso maschile", cioè Neander. Scelta in qualche modo anticipatrice della formula egualitaria del secolo successivo "gli uomini sono tutti uguali", che nella sua formulazione originaria nascondeva un non detto, taciuto non si sa se per vergognoso pudore o perché dato per scontato: "gli uomini sono tutti uguali, e le donne un paio di gradini più sotto". Ancora i razzisti della fine dell'Ottocento si impegnavano in accuratissime discussioni per dirimere la questione se le donne valessero qualche cosa di più o qualche cosa di meno rispetto ai negri. Fuori concorso evidentemente le donne negre.
Fatto sta che il celebre artista Neumann/uomo-nel-senso-di-maschio nuovo/Neander ebbe ribattezzata in suo onore la valle del fiume Dussel, chiamata pertanto Neanderthal. E fu proprio lì, in una cava molto più a monte di dove presumibilmente Neumann/Neander andava a passeggiare, che la "valle dell'uomo nuovo" vide emergere alla luce, nel 1856, il primo scheletro fossile di un uomo vecchio.
Tre anni prima della pubblicazione dell'Origine delle Specie di Charles Darwin solo poche minoranze erano culturalmente predisposte alla possibilità di specie umane diverse dalla nostra, e quello scheletro così indiscutibilmente umano, ma con ossa così insolitamente robuste e massicce e quel cranio basso, dalla fronte sfuggente e tanto elongato verso l'indietro era un rebus. Tutte le ipotesi seguenti furono proposte con piena serietà: poteva essere lo scheletro di un rachitico (ossa troppo grosse); oppure lo scheletro di un cretino (fronte troppo bassa); oppure, se non era un cretino, forse era un polacco (i tedeschi, su certe cose, sono alquanto inguaribili); o infine, poteva essere uno che soffriva di dolorosissime emicranie, e a forza di massaggiarsi continuamente la fronte aveva deformato il cranio in quella maniera. Non c'erano ancora metodi affidabili per risalire a una datazione, e si poteva solo intuire che fosse uno scheletro antico, molto antico. Forse addirittura di cinquant'anni prima, un cavaliere che aveva inseguito fin sul Reno le armate napoleoniche in precipitosa ritirata dalla Russia (di qui l'ipotesi del polacco). Oggi sappiamo che quell'anzianità si può moltiplicare per circa mille, ma già intorno al 1860 si era stabilito che si trattava di una specie umana arcaica ed era stato attribuito ad essa il nome di Homo neanderthalensis.
Immagino benissimo che i conoscitori del tedesco saranno già insorti in coro, fin da molte righe più sopra, per farci notare, giustamente, che la parola tedesca per "valle" si scrive "tal" e non "thal". E' infatti vero, ma è diventato vero solo con la riforma di modernizzazione della lingua tedesca del 1904. Il nome biologico alla specie era già stato assegnato quarant'anni prima, e una volta attribuito non si può certamente modificare inseguendo gli aggiornamenti linguistici relativi alle sue origini. Quindi la valle del Dussel ove un tempo Joachim Neumann passeggiava si chiama oggi Neandertal, ma se usate la nomenclatura biologica binomiale appropriata, dovete scrivere Homo neanderthalensis; tuttavia se usate il nome comune in linguaggio discorsivo, potete scrivere uomo di neandertal o di neanderthal a vostro piacimento.
Sì, la nomenclatura a volte è tortuosa.

giovedì 22 febbraio 2018

Ti strappo il PIL


Gli entusiasmi dilagano quando il Prodotto Interno Lordo aumenta di un punto percentuale; anzi, in tempi di sana contrazione dei consumi e degli sprechi, si è disposti a farsi ingolosire anche di un aumento di mezzo punto, ma che dico: anche per uno 0,1 % in più di PIL la felicità di nazioni e rispettivi governanti sembra balzare al settimo cielo.
Ci hanno sempre raccontato che il PIL è quell'indicatore che racconta quanta ricchezza è stata prodotta in una data area, tipicamente in una nazione, in un anno. Facile. La gente consuma di più, le industrie producono di più, si lavora di più e tutti guadagnano di più. Ma quant'è bello.
Basta produrre di più per consumare di più, qualsiasi cosa, non ha importanza che tipo di merce o servizio, è sufficiente fabbricare, fornire e vendere: foulard o pannelli solari, automobili o ciabatte. L'utilità non è rilevante.
Per produrre più merci si consumerà più energia, e produttori e fornitori di energia venderanno e guadagneranno di più; poi c'è tutta la filiera dalla produzione alla distribuzione alla vendita, e nei casi migliori tutta un'ulteriore cornucopia di servizi post-vendita. E infine, lo smaltimento dei rifiuti: se si consuma di più, si produce più spazzatura, e anche le aziende di smaltimento lavoreranno di più e saranno remunerate di conseguenza. E va da sé che più si spreca e meglio è, se acquistiamo anche qualcosa in eccesso oltre a quello che ci apparirebbe tanto necessario come quell'indispensabile crema con l'acqua micellare (che tradotto è: acqua con sapone), e ne prendiamo due vasetti di troppo, è tutta ricchezza che viene prodotta e il PIL gongola.
D'altronde, se spreco energia per fabbricare inutili futilità, il PIL mi sgrida forse ? No, anzi, vieppiù rimpingua per la gioia di grandi e piccini. E se soffoco il mio e l'altrui habitat con i miei rifiuti ? Idem.
Ecco allora il business del futuro, quello che ci regalerà un cortocircuito di felicità assoluta e benessere generalizzato (che è poi quello che stiamo realizzando attualmente, solo un pò mimetizzato: esplicitiamo, dunque).
Mettiamoci a fabbricare spazzatura. Facile ed essenziale. Attenzione, non la spazzatura che spontaneamente e già esageratamente risulta dalle nostre attività quotidiane, ahimè anonima. No no, spazzatura costruita apposta, con congruo consumo di materie prime ed energia, da vere fabbriche di spazzatura, con tanto di logo e marchio anti-contraffazione, che la proprietà intellettuale sia ben tutelata. Spazzatura da distribuire, vendere a grossisti e poi ad esercenti, che la rifileranno al dettaglio ai consumatori finali, cioè noi, che la acquisteremo e la conferiremo correttamente, possibilmente alla raccolta differenziata. Ma sai che botto di PIL con un commercio così ?
Mi pare di sentire le vostre obiezioni: ma nessuno può essere interessato ad acquistare rifiuti, è una produzione che mai incontrerà il favore dei consumatori, e via magari con la solita favoletta che il libero mercato è una sorta di entità autoregolante che finirebbe inevitabilmente con l'escludere dal commercio un prodotto di cui non si sente il bisogno.
E bravi furbini: perché, dell'acqua micellare ne avete bisogno ? E la camiciola firmata dal bravo stilista vi è così necessaria ? Il bisogno si crea. Il capitalismo sarebbe morto e sepolto senza bisogni immaginari e inesistenti.
Ma non li vedete già, come li vedo io, stilisti e grandi firme della spazzatura spuntare ovunque come funghi ? Chi non desidererebbe mettere fuori dalla porta un bel saccone di indifferenziato griffato, ben esposto all'invidia dei vicini ? E quanti giochi ad eliminazione con grandi chef accigliati a giudicare composizioni di gambi di carciofo e ossi di pollo per il sacchetto dell'umido ? Chi non si adeguerebbe alla moda dilagante di cui tutti parlano ? File di pecoroni in coda davanti ai negozi specializzati il giorno dell'uscita del nuovo prodotto, ampiamente reclamizzato e immancabilmente innovativo, da conferire in "plastica e lattine", ecco il futuro del mercato che farà volare il nostro PIL.
D'altra parte, pensateci: la moda viene considerata il fiore all'occhiello delle produzioni del cosiddetto "Made in Italy". E fabbricare abiti conformi alla moda del momento, concepiti solo per essere gettati via tra breve tempo, quando la moda sarà cambiata, non è concettualmente diverso dal fabbricare spazzatura.

sabato 27 gennaio 2018

Il tirannosauro nel corridoio


Oggi come dopo la Grande Guerra, squadracce fasciste si esibiscono sfacciatamente in intimidazioni a gruppi socialmente attivi e a giornali, e sono in tutto uguali a quelle di un secolo fa, con il solo costrutto fondativo dell'uso della forza contro la ragione.
In un'epoca nella quale gli stati nazionali non hanno più alcuna ragione di essere (se mai l'hanno avuta), in cui l'interesse nazionale è soltanto di ostacolo alla soluzione di problemi inevitabilmente di portata mondiale, assistiamo ad assurde espressioni di nazionalismo, tanto più becere quanto anacronistiche.
Uno degli esiti nefasti dei nazionalismi è la categorizzazione degli "altri", dei non omologati, da poter contrapporre ad un "noi" che altrimenti, se non per contrasto, non sarebbe definibile. Tale classificazione delle persone pretenderebbe di predire caratteri e comportamenti individuali in base alle categorie di appartenenza, in modo del tutto arbitrario.
La categorizzazione è funzionale all'esclusione, alla privazione di riconoscimento e di cittadinanza alle categorie più marginali, facili da additare come corpo estraneo infiltrato in quelle stesse ormai inutili entità nazionali, forse ostile, comunque causa di tutti i mali della società. Serve ad additare un nemico qualsiasi purchè marchiabile come tale.
In poche parole, si tratta della ricerca ossessiva di pretesti per punire gruppi di persone per quello che SONO, e non per quello che (eventualmente) FANNO.
Ogni istanza sociale viene semplificata e risolta aizzando i penultimi della società all'odio contro gli ultimi, come se questi fossero la causa delle disuguaglianze: che a nessuno venga in mente di toccare i privilegi e i privilegiati, che hanno così assicurata la perpetuazione.
Anzi, l' 1% che acquisisce l' 80% della ricchezza prodotta, si raffigura come una divinità generosa e munifica da ossequiare, che può, in cambio della rinuncia a dignità e diritti, opportune genuflessioni ed eventualmente sacrifici umani, concedere a sua discrezione i passaggi dalla casta degli ultimi a quella dei penultimi e, per i soggetti di provata fedeltà, persino a quella dei terzultimi.
Un uomo politico meschino candidato a un'importante carica istituzionale fa appello alla "difesa della razza bianca" e, nonostante la palese imbecillità dell'affermazione, non solo non si ritira dalla corsa elettorale ma, addirittura, vede migliorare la sua posizione nei sondaggi di opinione.

Ecco, se oggi non avessimo questo tirannosauro nel corridoio che ci sforziamo di non vedere, se tutti i fascismi del mondo non stessero spudoratamente rialzando la testa facendo leva proprio sulla rimozione della storia e sulla banalizzazione e lo svilimento del passato, se la strada che porta ai campi di sterminio non la stessimo ripercorrendo proprio ora, passo per passo, prepotenza per prepotenza e falsità per falsità, allora la giornata della memoria sarebbe una commemorazione ordinaria.
Oggi, giornata della memoria, non è una giornata ordinaria perchè la memoria, adesso, qui, oggi, ci occorre tutta.