mercoledì 6 dicembre 2023

L'altra faccia del patriarcato

 


I dati del rapporto OCSE sull'istruzione scolastica pubblicati ieri 5 dicembre mettono gli studenti italiani in media rispetto agli altri Paesi in esame (di ogni parte del mondo) per quanto riguarda le competenze in matematica. L'aspetto ragguardevole di questi test è la richiesta che le conoscenze acquisite nella materia vengano applicate in contesti reali: trasporre in termini matematici un problema concreto, ragionare matematicamente e interpretare le soluzioni matematiche nella loro applicazione al problema reale.

I nostri ragazzi se la cavano quindi piuttosto bene, ma con una notevole anomalia: oltre alle croniche differenze tra nord e sud, che in matematica sono più accentuate che nelle altre discipline, in Italia c'è il divario più pesante che in ogni altra nazione tra maschi e femmine. I nostri ragazzi sono abbastanza bravini in matematica, mentre le ragazze sono piuttosto somare (in media, ovviamente: come chiunque, anch'io conosco ottime eccezioni).

E cosa avranno mai di diverso le ragazze italiane rispetto a quelle degli altri Paesi ?

E' difficile pensare ad altro che ai pesanti, tradizionali condizionamenti culturali che gravano sulle bambine fin dall'infanzia, secondo cui per una donna l'abdicare al pensiero razionale sia cosa accettabile se non addirittura lodevole. Tanto per dirne una, i genitori tendono ad addestrare le bambine a curare l'estetica anziché la funzionalità, ma gli esempi potrebbero essere migliaia.

Personalmente (riconoscendo tutte le possibilità di essere in errore) trovo plausibile che la tendenza a indirizzare la forma mentale delle bambine verso l'irrazionale, il magico o forme di pseudoconoscenza intuitiva vaga e indimostrabile possa essere più accentuata in Italia che altrove.

A peggiorare la situazione intervengono anche forme di pseudofemminismo mistico e delirante, che esaltano tali forme di non-conoscenza intuitiva, con l'aggravante di considerarle specificità del pensiero femminile, il che è precisamente come darsi la zappa sui piedi.

Poiché tali idee deteriori incontrano anche un certo seguito, non fanno altro che rallentare il già faticoso processo di emancipazione; mettetevi nei panni di un decisore di una qualsiasi istituzione, che deve scegliere chi mettere a capo di un qualche dipartimento, quando si trova davanti qualcuno che gli spiega di non essere interessato all'arida e noiosa osservazione e analisi dei fatti, ma preferisce invece affidarsi alla sua “intuizione creativa”. Se costui crolla immediatamente all'ultimo posto della lista delle persone da scegliere, non è una discriminazione sessista: è semplicemente la cosa migliore da fare.

E' vero che ciò che pone le donne in una posizione di debolezza è un problema culturale; ed è una verità che ha molte sfaccettature.

(immagine da xkcd.com)


lunedì 4 dicembre 2023

Non è un Paese per alberi

 



Quattro grandi cipressi abbattuti pochi giorni fa; erano sempre stati lì da fin dove arriva la mia memoria, tutti in fila, al culmine della piazza del paese. Si ignora il movente della spietata esecuzione. Rimangono soltanto i loro confratelli più piccoli.

Poi però si avvicina il Natale e siamo tutti più buoni, ed ecco che compare, proprio sulla verticale degli alberi tagliati, un bel filo che sostiene delle commoventi lucine decorative.

Io vorrei tanto essere un sospettoso eccessivo sempre dalla parte del torto, ma siccome a pensar male si fa peccato, però spesso si indovina, non è che magari abbiamo tagliato quattro alberi adulti, da almeno 10 Kg/anno di CO2 assorbita cadauno, perché intralciavano la disposizione delle luminarie natalizie ?






mercoledì 22 novembre 2023

Sovranisti cacio e pepe

Certo che avere un "Ministero per la Sovranità Alimentare" non è da tutti. Di fantasia ce ne vuole. Specialmente per un Paese di 300mila Kmq con 60 milioni di abitanti: fanno 5000 metri quadrati a testa, un terzo dei quali di montagne. Ciascuno, in quella superficie lì ci dovrebbe abitare, avere la sua quota di tutti i servizi pubblici e tutte le coltivazioni e gli allevamenti per esercitare la sua "sovranità alimentare"; più la sua fetta di ecosistemi naturali, perché di ambiente antropizzato si muore. Già così la "sovranità alimentare" è una pia illusione (o una scemenza, fate voi). Come se non bastasse, questo bel Paese ha pure scelto di dedicare gran parte della sua attività agricola a produzioni superflue ma redditizie (il vino, in soldoni); quindi tutto l'indispensabile, a cominciare dai cereali, lo deve necessariamente importare. E come se non bastasse neppure questo, consuma il suo prezioso suolo cementificandolo e asfaltandolo al ritmo forsennato di 2 metri quadrati al secondo.
Insomma, il concetto stesso di "sovranità alimentare" sarebbe stato già abbastanza ridicolo per conto suo, anche se non si fosse piazzato a dirigere il Dicastero, tanto per esaltare l'effetto comico, un guitto da baraccone che di professione fa il cognato. Si ignora quali altri titoli possa vantare.
La scorsa settimana il Ministro ha vantato la sua iniziativa di proibire, per proteggere noi consumatori non si sa bene da che cosa, la carne coltivata in vitro. Riconosco che l'idea di mangiare carne ottenuta da colture cellulari di mucca o di maiale può piacere o non piacere, ma non si capisce proprio dove sia il pericolo. Colture cellulari umane, ad esempio di pelle (derma più epidermide) o di cartilagini, vengono ormai comunemente utilizzate in medicina per rigenerare tessuti lesionati, quindi ci sono tanti pazienti che le hanno incorporate nel proprio corpo; non si vede quale problema ci sia a mangiare cellule coltivate di pollo o di babirussa. Infatti il Ministro, nella sua auto-apologia davanti ai microfoni, non ha saputo fornire alcuna spiegazione minimamente ragionevole; non è riuscito a dire altro che "non fa parte delle nostre tradizioni". Ne segue che, secondo la forma mentis (ammesso che ne abbia una) del Ministro, tutto ciò che "non fa parte delle nostre tradizioni" va proibito.
La prima considerazione, ovvia, è che se avessimo sempre applicato questo principio ci troveremmo ancora nell'età della pietra.
Ma c'è qualcosa di più. Questo Ministro è lo stesso che mesi fa paventava "sostituzioni etniche", che fomentava il razzismo con il pretesto che la parola "razza" è presente nella Costituzione (è presente solo per indicarla come fattore di cui non tenere conto), e allora si capisce che anche l'idea che ciò che non è conforme alle tradizioni debba essere vietato è un prodotto dello stesso tarlo mentale, che si mangia i pensieri sempre nello stesso modo: l'idea della famigerata "identità", che a volte assume i contorni del biologico, a volte quelli del culturale, ma è sempre il miraggio, del tutto illusorio, di una qualche eredità più o meno sacra, pervenuta da una immaginaria età dell'oro del passato e che bisogna conservare in purezza evitando ogni contaminazione. C'è il rifiuto di riconoscere l'ovvio: noi tutti siamo, sia dal punto di vista dell'eredità biologica sia da quello dell'eredità culturale, pur se per vie e meccanismi diversi, dei vestiti di Arlecchino, fatti di pezze, toppe, stracci, scampoli e rimasugli delle provenienze più diverse; e quegli "altri" da cui pensiamo di doverci difendere sono vestiti di Arlecchino quanto noi, chi con la toppa blu più grande e quella gialla più piccola, che con più pezze rosse e meno pezze verdi. E se la nostra eredità biologica (i nostri geni) si modifica molto lentamente, al contrario la nostra eredità culturale (le nostre tradizioni) si trasforma a ritmi vorticosi. Di fatto, ogni generazione può scegliere cosa tenere e cosa gettare via delle usanze della generazione precedente. Dicesi tradizione quella cosa che viene abbandonata e dimenticata quando ci si rende conto che non serve a nulla, o magari è anche dannosa (e per fortuna !). Cosa mai abbiamo perso del nostro essere quando abbiamo abbandonato le tuniche per iniziare a indossare i pantaloni, uso introdotto in Europa dai Mongoli di Gengis Khan nel XIII secolo ? Siamo meno noi stessi da quando abbiamo importato gli agrumi dall'Asia o il pomodoro dall'America ? E' il tarlo mentale dell'identità che porta a impiccarsi alle tradizioni: non è salvaguardia di una cultura, perché la cultura non è mai una, ma sempre plurima; è il suicidio culturale.

P.S.: Il Nostro aggiorna i suo curriculum giorno per giorno e mi costringe a un'aggiunta serale: non riesce neanche a conformarsi alla tradizione del meno acuto e più autoritario dei suoi antenati politici e a fare arrivare i treni in orario.

martedì 21 novembre 2023

Saranno pericolanti

Gli alberi in città sono pericolosi perché quando tira vento cadono. Non proprio. Gli alberi in città diventano pericolosi perché ci si va a fare intorno dei lavori scellerati e sconsiderati. Quelli che si vedono in fotografia sono pini domestici (Pinus pinea) (in tutto ne perderemo cinque) che prossimamente dovranno essere abbattuti perché saranno diventati pericolanti. Nel cortile dell'albergo ove si trovano si stanno svolgendo dei lavori di qualche tipo di vattelappesca di rifacimento di pavimentazione, e si è pensato bene di andare a scavare il terreno di qualche decina di centimetri fin quasi sotto alla base dei tronchi.
Gli espertissimi ingegneri / architetti/ capomastri / direttori dei lavori vi diranno senz'altro: "Tanquillo dottò, abbiamo scavato solo i primi 40 centimetri, non di più." Ma è appunto nelle prime decine di centimetri di spessore del terreno che si sviluppa quasi tutto l'apparato radicale; una volta che hai scavato 40 centimetri puoi pure andare giù fino a due metri, ormai fa lo stesso. Gli alberi sono stati privati per intero del loro ancoraggio su un lato, e quando saranno prossimi a cadere dall'altro ci racconteranno: "Eh bè, purtroppo sono pericolanti, l'abbattimento è inevitabile." Inevitabile una cippa.

martedì 7 gennaio 2020

Identitari

Bè, diciamocelo: durante le feste invernali, chi di noi non è andato in giro portandosi a spasso un presepe in braccio ? Sono cose che fanno un po' tutti... e quando poi arriva il 7 gennaio ci sentiamo un po' più tristi...



Ed ecco che, passata l'Epifania, i perfidi burocrati dell'Europa cattiva sotto il giogo franco-tedesco ci obbligano a smontare il presepe, e a perdere così la nostra identità culturale.
Avrete sentito anche voi di quanta gente, appena rimesso nella scatola l'ultimo pastorello, dalla sera alla mattina ha cominciato a parlare chi arabo, chi prussiano.
E non appena svanito l'odore del muschio, quanti italiani vengono improvvisamente colti da un'irresistibile desiderio di tortillas, oppure di wanton fritti o di crauti ? E così, in spregio assoluto alla nostra identità culturale, nessuno prepara più il garum, la rinomata salsa di interiora di pesce macerate crude per settimane sotto sale con pepe, menta, sedano e finocchio che fin dai tempi di Cicerone mai e poi mai dovrebbe mancare sulle italiche identitarie tavole. Eh bè, quelle sì che erano tradizioni...
Mancano statistiche aggiornate, ma sarete certamente a conoscenza di quanti, dopo lo smontaggio del presepe, di colpo si scoprono non più capaci di leggere lo spartito di una sonata per mandolino, strumento che, da sempre, tutti gli italiani sanno suonare magistralmente per il resto dell'anno.
Oh, quanto sconforta i cuori sovranisti che, dalla chiusura degli scatoloni con capanna, cometa e angioletti assortiti, all'improvviso, inopinatamente qualcuno riprenda a moltiplicare 316 x 57, abbandonando di colpo il nostrano e ben più pratico CCCXVI x LVII.
Il nobile cuore del sovranista che difende la nostra identità culturale è affranto la mattina dopo lo smontaggio del presepe; è già assillato dalla necessità di restare italiani fin da quando scosta le lenzuola di cotone (pianta originaria dell'India) per alzarsi dal letto. Guarda fuori dalla finestra il cupo cielo invernale (non potrebbe farlo se gli antichi Egizi non avessero inventato il vetro) prima di fare colazione con un buon caffè (pianta originaria dell'Abissinia) in una elegante tazzina di porcellana (materiale inventato in Cina); poi si si rade la barba (uso introdotto probabilmente dai Sumeri) e si lava (il sapone è stato inventato dagli Arabi).
Ma ecco, ad esempio, questa faccenda del lavarsi è del tutto contraria alla nostra identità culturale. I nostri avi stavano ben attenti a lavarsi il meno possibile, poiché tradizionalmente si riteneva che l'acqua fosse il principale vettore delle malattie. Non è una credenza limitata all'antichità o al medioevo (la regina Isabella di Castiglia, alla fine del '400, si vantava di essere stata lavata due volte: alla nascita e prima del matrimonio): è rimasta ben solida e immutabile fino a tempi recenti. E' stato solo verso la fine dell'Ottocento che i tecnocrati di Bruxelles, prendendo a pretesto affermazioni scientifiche prive di qualsiasi certezza, come la scoperta dei presunti batteri, ha scatenato questa deplorevole ondata di modernismo igienista che ci ha fatto perdere un elemento tradizionale e ben radicato della nostra identità culturale.
I batteri, poi, bah: se provate a chiedere alla gente per strada, in quanti vi diranno di averne mai visto uno ? E se una scoperta scientifica non è suffragata dal consenso popolare, che legittimità può mai avere ? I batteri non fanno parte della nostra identità culturale: perché permettiamo loro di cambiare le nostre sacrosante e consolidate usanze e tradizioni ?
Dopo questo disdicevole indugio nelle abluzioni, il bravo sovranista si veste, orgoglioso della prestigiosa moda italiana (ma i tessuti vengono quasi tutti dalla Cina); curiosamente, però, non indossa tuniche, cappe e mantelli della nostra tradizione: il taglio generale degli abiti, camicia - pantaloni - giacca, è sempre quello dei vestiti di pelle dei nomadi delle steppe dell'Asia centrale, presentato nel grande defilèe dei Mongoli di Gengis Khan nel XIII secolo; ma a rafforzare il prestigio dello stile italiano, indossa eleganti scarpe in pelle, tinta seguendo un metodo inventato dagli Egizi, con la suola di gomma (originaria del Messico); come ultimo tocco di classe si annoda la cravatta (che deve la sua origine e il nome ai sottili fazzoletti colorati che portavano al collo i mercenari croati durante la guerra dei trent'anni, nel XVII secolo). Controlla se ci sono messaggi sul suo telefono coreano ed esce di casa allontanandosi a bordo della sua automobile giapponese; prima di arrivare al lavoro, fa una sosta in edicola a comprare il suo mediocre quotidiano preferito (la carta fu inventata in Cina, la stampa in Germania nel XVI secolo), che paga con alcune monete metalliche (un sistema di pagamento inventato nell'antica Lidia, regione occidentale dell'Anatolia).
Nella pausa per il pranzo, si attiene rigorosamente alla tradizione italiana: spaghetti al pomodoro (ma gli spaghetti - di farina di riso - furono inventati in Cina, e il pomodoro è originario dell'America centrale) a cui aggiunge anche una puntina di peperoncino (anch'esso originario dell'America centrale); come secondo, un misto di affettati e salumi della nostra tradizione (ma l'allevamento del maiale ebbe origine nell'Asia sud-orientale); usa posate di acciaio, materiale inventato nell'India meridionale. Termina il pasto con frutta di stagione: un'arancia (gli agrumi sono tutti originari dell'Asia orientale).
Ma il bravo sovranista non smette di preoccuparsi:
"E ora che abbiamo disfatto il presepe, che ne sarà delle nostre tradizioni e della nostra identità ? Se per caso, non sia mai detto, adottassimo qualche usanza proveniente da altre culture smetteremmo immediatamente di essere italiani, dove mai andremo a finire ?" Si lamentava il diligente custode dell'identità culturale, invocando su di noi la protezione e la benevolenza di una divinità ebraica.

Per le "origini delle cose" ho saccheggiato selvaggiamente le conferenze del professor Marco Aime, ma eventuali errori sono miei; per la domesticazione di piante e animali Jared Diamond - Armi, acciaio e malattie - Einaudi, 2006.

sabato 10 agosto 2019

Pubblicità

Come vedete, questa pagina si è sempre orgogliosamente rifiutata di ospitare inserzioni pubblicitarie.
Questa volta farò un'eccezione in favore di me stesso.

Grazie alla mia amica di antica data Sabrina Di Bella che mi ha estratto dalla mia pigritudine e mi ha estorto un mio contributo alla realizzazione questo lavoro, e a suo nipote Stefano, valente medico:


un piccolissimo saggio, che nella inesistente versione cartacea non avrebbe raggiunto nemmeno la cinquantina di paginette, ma che ha potuto diventare un eBook da oggi in vendita su Amazon.com a dollari 4,99 (che in Euro fa un pochino meno).
Riconosco sia l'innegabile piacere che questo tipo di lavori comportano nella ricerca di informazioni e documentazione, che invariabilmente conduce a scoperte inattese, sia le preoccupazioni che nascono quando il poco che si conosce sprofonda nella palude di materie del tutto non frequentate. Potrei quindi tentare di prevenire le prevedibili ire di storici dell'arte offesi dall'indebita invasione di campo obiettando, con qualche ragione, che a ben vedere il reale argomento della trattazione è in primo luogo la storia della scienza; ma sarà difesa vana, data l'inestricabile sovrapposizione dei due campi quando si tratta un simile argomento.

Chi fosse interessato può trovarlo, in italiano, qui

Otherwise, English version, here.

Per chi vorrà, buona lettura.

mercoledì 15 maggio 2019

Professoroni della Casta


Ho provato ad immaginare quell'avvenire luminoso che si avvererà quando spavaldamente ci libereremo dall'egemonia culturale dei professoroni della casta, di tutti quei sapientoni laureati che hanno rovinato l'Italia; e finalmente, con l'inarrestabile dilagare del MoVimento si affermerà la sana cultura dell'uno-vale-uno, la vera cultura a cinque stelle, l'unica possibile, utile e salutare. Ne è venuto fuori il seguente scenario, futuribile ma imminente.

Ora sì che sappiamo come fare funzionare meglio tutto quanto: perché mai dovremmo studiare la matematica ? Suvvia, togliamola dai programmi scolastici. Per che cosa mai dovremmo interessarci a quello che diceva quel vecchio barbogio di Euclide, il capostipite di tutti i professoroni della casta ? Ma facciamola finita con la vecchia geometria delle élite ! Fin dai primi passi del nostro Governo del Cambiamento, abbiamo portato a termine la tanto attesa riforma dell'angolo giro, aggiornato finalmente a 370°, assecondando così gli interessi di tutti gli italiani. Abbiamo calcolato che, grazie a tale ampliamento dell'angolo giro da noi realizzato, le famiglie potranno risparmiare 20 milioni di Euro sui costi di giostre, calcinculo e luna-park in genere.
Tutto quello che vale la pena di insegnare ai ragazzi delle scuole sono i concetti essenziali della matematica a cinque stelle: un debito pubblico di 2300 miliardi si ripiana in quattro e quattr'otto risparmiando 60 milioni sugli stipendi dei parlamentari (Teorema di Paola Taverna).

E la geografia ? Ecco, la geografia è un'arma nelle mani dei professoroni della casta che la usano sistematicamente per tirarci dei gran pipponi funzionali soltanto agli interessi delle élite.
Ma cosa ci sarà mai da sapere di geografia ? Giusto i tre o quattro concetti essenziali che servono al popolo a cinque stelle per sapere come funziona il mondo:
1) Italia = siamo noi. Grazie al Governo del Cambiamento e al reddito di cittadinanza, prosperi, locomotiva economica del mondo, mò vendiamo pure le arance in Cina e vedrai te che roba.
2) Fuori dall'Italia = Estero. Oltre alla già citata Cina, ci sono: Turkmenistan, Malawi, Cile (o Venezuela che dir si voglia), America, Laos, Lesotho, Moldova, Affrica (che però vengono tutti qui perché ci sono i trafficanti, quindi ormai è quasi disabitata), Lapponia, Giapponia e Siberia. E forse c'è anche qualcos'altro che però adesso non mi viene in mente. E questi vanno tutti al traino della locomotiva dello sviluppo che siamo sempre noi.
3) Fuori dall'Estero = Unione Europea: tutti quelli che ci odiano e ci vogliono male e ci fanno i dispetti perché sono invidiosi del Colosseo.
L'Unione Europea sta a Bruxelles, quindi se potete evitate di andarci.

La storia poi, è uno degli argomenti preferiti dai sapientoni laureati che rovinano l'Italia. A che serve il passato quando noi siamo così proiettati verso il futuro ? La storia si può riassumere in: - Preistoria (primi strumenti in pietra scheggiata, invenzione della ruota, impero romano, vecchia politica); - Storia del MoVimento 5 Stelle, che poi non c'è neanche tanto da approfondire, perché è inutile stare a rivangare alcune piccole incoerenze, trascurabili voltafaccia e impercettibili cambiamenti di fronte e inversioni di rotta a 180° (185° dopo la riforma).
Via dalle scuole anche l'insegnamento della storia. Professoroni della casta, rassegnatevi.

Climatologia: non c'è niente da studiare, tanto è tutta una questione di scie chimiche. I sapientoni laureati non ci servono.

E tutti quei professoroni della casta che pretendono di spiegarci fisiologia e medicina e come tutelare la nostra salute ? Ah, bè, quelli sì che li sistemiamo noi. Intanto abbiamo subito realizzato la riforma della composizione del corpo umano, portandolo al 90% di acqua, con importanti risparmi nei bilanci familiari di tutti gli italiani sulle spese di sostentamento e sussistenza. In secondo luogo, eliminiamo tutte le vaccinazioni, così non facciamo ingrassare le case farmaceutiche, perché noi mica siamo fessi. Poi, distribuzione a tappeto di succo di limone e bicarbonato per la prevenzione dei tumori. Basta studiare inutili complicazioni biochimiche da sapientoni laureati; molto meglio dei bei corsi sui rimedi della nonna e sulla prevenzione ed allontanamento del Malocchio. E infine ci si curerà con i poteri della mente e le frequenze vibrazionali, come dice anche la fisica quantistica.

A proposito, fosse mai che qualcuno si accorga che quest'ultima era proprio una stronz sciocchezzuola, ricordiamoci di eliminare la meccanica quantistica (quella vera) da ogni ordine di studi. La sostituiremo con corsi molto più vicini alle reali necessità del popolo, tipo Chiromanzia e Lettura dei Tarocchi.

Astronomia, astrofisica e cosmologia sono inutili futilità da sapientoni delle élite. Le sostituiremo con Astrologia e Scienze dell'Oroscopo, che ci sono molto più utili per orientare le decisioni da prendere.

E la filosofia ? Dico, ci rendiamo conto di quanto tempo facciamo perdere ai nostri giovani continuando a mantenere la filosofia nei programmi scolastici ? Tempo sprecato dietro a una lunga sfilza di professoroni della casta da Platone a Wittgenstein, e per che cosa ? Via, eliminiamola. La sostituiremo con un bel corso di Logica Argomentativa Unificante. Ma davvero qualcuno pensa che possa servire studiare Aristotele o Leibniz, per arrivare a che cosa, in pratica ? Prendete Cartesio: gira e rigira, e pensa e ripensa, si arriva alla conclusione che l'unica entità perfetta è pensiero se stesso pensante. E bravo il nostro professorone sapientone ! Si può essere più lontani di così dalla realtà, che invece è tutta fatta di imperfezioni e disfunzioni per colpa dei Governi precedenti ? Ecco allora che, invece di tutte queste astrazioni inutili, ai nostri ragazzi nelle scuole dobbiamo insegnare la Logica Argomentativa Unificante. Anche Cartesio se ne convincerebbe e una volta seguito il nostro corso, di fronte alle evidenti imperfezioni del mondo reale, anche il suo pensiero se stesso pensante non potrebbe che affermare: "E allora il PD ?"