A Bologna, il 2 agosto è una data che fa sanguinare le anime. Tutte le coscienze si rivoltano, tutte le budella si torcono.
Un aereo caduto ad Ustica 35 giorni prima, 81 morti. Oggi sappiamo, un effetto collaterale di un tentativo della NATO di fare fuori Gheddafi. Gli aerei militari hanno abbattuto un aereo civile anzichè quello su cui si supponeva essere il Presidente libico.
I giornali parlano, ne parlano troppo; cominciano ad arrivare un pò troppo vicini alla verità. Malfatta e di regime, ma a quell'epoca, in Italia, l'informazione esiste ancora, Berlusconi non l'ha ancora cancellata.
Bisogna far sparire Ustica dai giornali: per farla sparire, occorre qualcosa di più grosso.
La stazione ferroviaria più trafficata d'Italia nel primo fine settimana di agosto.
I servizi segreti dispongono, i fascisti (cioè la stessa cosa) eseguono. 85 morti per fare sparire altri morti dalle prime pagine dei giornali.
L'orchestrazione dell'informazione è provata: Il Grande Servo, Bruno Vespa, svolge il suo compitino all'apertura del TG1 delle 13.30 del 2 agosto 1980, con diligente sicurezza e senza ombra di dubbio: "E' scoppiata una caldaia nella stazione di Bologna."
I fascisti Fioravanti e Mambro sono stati condannati per l'esecuzione dell'attentato, ma sono liberi per benefici detentivi dei quali nessuno si lamenta mai (voglio dire, di quelli che insorgono contro la magistratura tutte le volte che un ladro di polli viene colto in recidiva: TG2, il Giornale, Vittorio Feltri, Mediaset, ecc.). I mandanti sono al sicuro, coperti dal segreto di Stato che impedisce di far entrare le indagini nel cuore istituzionale della vicenda.
Prima i governi democristiani, complici e mandanti, poi, da quindici anni a questa parte, i governi fascisti berlusconiani (idem), si divertono a spargere sale sulla ferita della città e ad irridere le vittime, inviando i soggetti più insulsi a rappresentarli di fronte ad una piazza che esigerebbe risposte.
E tutti gli anni, Bologna risponde all'umiliazione perpetua come può, a fischi e insulti.
Due anni fa "il simpatico Tremonti / che non sa fare i conti", l'anno scorso tal neo-democristiano Rotondi, di cui nessuno sa se esista ancora, e quest'anno è toccato al mite poeta "Bondi che scrive versi belli, / la cui musa ispiratrice / non è Laura nè Beatrice / ma il soldà di Licio Gelli" (a questi livelli posso permettermi di competere anch'io).
Sandro Bondi, uomo privo di qualsiasi parvenza di dignità, professione zerbino di Berlusconi, nominato ministro per i meriti acquisiti come zerbino, e dei Beni Culturali presumibilmente per i sublimi versi dedicati al suo padrone, ha avuto la faccia di bronzo di affermare di fronte ai bolognesi che "l'accertamento della verità è stato rallentato dalle polemiche..." DALLE POLEMICHE ???? Da quando in qua le polemiche interferiscono con le indagini ? ...e poi da un'altra stronzata che non ricordo: l'ho visto e sentito solo una volta nel telegiornale di LA7, il passaggio contenente questa idiozia è stato oscurato da tutti gli altri telegiornali (sto cercando da ore il testo integrale del discorso, ma temo che non sarà mai pubblicato), ed infine, come terza ed ultima istanza, bontà sua "...e perfino dai depistaggi."
E dal segreto di Stato no, testa di berlusconide ?
Ora Bondi si lamenta perchè "c'è gente che contesta senza neanche ascoltare quello che viene detto" (questa sua frase invece era in ottima evidenza in tutti i telegiornali).
Ma su Youtube esiste qualche filmato che testimonia come la piazza si sia veramente scatenata quando l'incapace ministro ha invocato i morti della Resistenza, ed ha voluto affermare: "...io so che cos'è la democrazia e la libertà !" E' stato esattamente a queste parole che è esploso un florilegio di inviti ad andare a puttane a Villa Certosa e simili.
No, mite poeta Bondi: la gente ti contesta proprio perchè ascolta le fesserie che dici (se non altro, democrazia e libertà sono due soggetti, e pertanto richiedono il verbo al plurale: "io so cosa sono...").
domenica 2 agosto 2009
martedì 28 luglio 2009
Cronache plausibili
Finora mi sono soffermato un pò troppo su reperti fossili e storie di centinaia, o migliaia, o milioni di anni fa. Bisogna guardare un pò anche al futuro.
- Marzo 2013:
Iniziano i lavori per il ponte sullo Stretto di Messina.
- Giugno 2013:
Viene aggiornato il progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Su suggerimento di alcuni imprenditori edili vicini a Marcello Dell'Utri, a circa metà lunghezza verrà inserito, a titolo di variante in corso d'opera, un bivio con una diramazione per Cagliari.
"Si tratta di una evidente razionalizzazione del progetto" spiega Bonaiuti.
- Settembre 2013:
Inizia il primo Campionato di Calcio veramente democratico. Ufficializzando quanto già messo in atto da anni sottobanco, ed eliminando la necessità dell'intervento dell'arbitro per risolvere i problemi, i risultati delle partite verranno stabiliti in base al numero di abbonati alla Pay-tv per ciascuna squadra, indipendentemente da quello che avviene in campo. Sponsor entusiasti.
- Febbraio 2014:
Abolito il verde pubblico. Per rilanciare l'economia asfittica, si potrà costruire qualsiasi cosa dovunque. Tutta Italia sarà coperta da nuovi palazzi, palazzine, villette a schiera, dipartimenti amministrativi ed ettari di centri commerciali. Tremonti illustra i lauti profitti che il Paese ricaverà dalla Grande Colata Cementizia. I parchi e i giardini saranno sostituiti da fondali di plastica con degli alberi dipinti, davanti ai quali verrano collocate avveniristiche panchine griffate dai migliori designer, in un trionfo del Made in Italy. Il sindaco di Milano Letizia Moratti: "Così è anche più igienico".
Ferma opposizione del Partito Democratico, che richiede che gli alberi sui fondali di plastica debbano essere fotografati e non dipinti. "I cittadini non devono perdere il contatto con la realtà concreta" spiega Veltroni.
- Maggio 2014:
Muore Silvio Berlusconi. Il leader moderato viene fulminato da un coccolone, durante una moderata erezione, nel letto di Lucilla Stragnocca, diciannovenne da poco balzata alla ribalta come simbolo delle pari opportunità: pur essendo del tutto analfabeta, le è stata recentemente affidata la direzione di Studio Aperto, il telegiornale di Italia Uno. E anche stavolta, l'acuto imprenditore di Arcore aveva dimostrato di avere visto giusto: nessuno ha rilevato peggioramenti nella qualità dell'informazione rispetto alla direzione precedente.
Grazie ad una recente leggina, passata fino a quel momento inosservata, sull'ereditarietà delle alte cariche dello Stato, la Presidenza del Consiglio passa direttamente a Piersilvio Berlusconi, evitando così inutili lungaggini elettorali.
- Ottobre 2014:
Il congresso del Partito Democratico elegge il nuovo leader, finalmente una donna: è Emma Marcegaglia, sebbene Rutelli consideri questa scelta un pò troppo sbilanciata a sinistra.
- Gennaio2015:
Varata la nuova legge elettorale: si voterà premendo i tasti del telecomando, bisogna indovinare il candidato nascosto durante l'apposito gioco a quiz condotto da Iva Zanicchi. "Un luminoso esempio di democrazia partecipativa" spiega Bondi.
- Maggio 2015:
Lance Armstrong ritorna per la quarta volta al ciclismo dopo il suo quarto ritiro, con l'intenzione di partecipare al Tour de France. Si prepara correndo il Giro d'Italia, ma i suoi programmi rischiano di venire compromessi da un grave incidente: per l'eccessiva velocità sulla salita del Colle della Maddalena, al momento dello scollinamento salta come da un trampolino e vola via. Viene ripescato e portato in salvo dai sommozzatori al largo di Alassio. Il suo addetto stampa diffida i giornalisti dal fare illazioni su "presunto e non dimostrato" uso di doping.
- Maggio 2015:
Muore Umberto Bossi. Mentre rincasa a tarda ora da una cerimonia officiata dal Druido di Busto Arsizio, pronuncia le parole "Bingo Bongo" ed una ronda padana disarmata pacifica e nonviolenta lo ammazza a bastonate. "Al buio, pensavum che l'era negher. Noi siamo qui per la sicurezza dei cittadini, mica possiamo star tanto lì a chiedere, neh..." si giustifica il pacifico caporonda.
- Giugno 2015:
Elezioni politiche. Trionfo della Lega Nord. La Padania proclama l'indipendenza.
Sull'onda del'entusiasmo, stranieri e meridionali vengono espulsi. Il Granducato di Legnano, in virtù della sua identità storica, culturale e linguistica, reclama autonomia amministrativa, subito seguito dal Principato di Cinisello Balsamo, dal Marchesato della Bassa Lomellina, e dal Sultanato di Cesano Boscone (istanza respinta per inappropriata forma istituzionale).
- Settembre 2015:
In Padania sono rimasti solo artigiani e commercianti che dichiarano al fisco l'equivalente di 2500 Euro l'anno (in Talleri Padani, la nuova moneta per la quale è stato scelto un rapporto di cambio 1 Tallero = 1 Euro, per permettere anche a Calderoli di fare i conti). In tutti i 1316 tra Stati indipendenti e Regioni Autonome della Padania, le finanze pubbliche sono al collasso, mentre le attività industriali languono per mancanza di manodopera. Inoltre, i pochi lavoratori rimasti incontrano quotidianamente problemi nei controlli doganali all'attraversamento dei confini, in particolare tra il Regno di Milano-Ghisolfa e la Repubblica Popolare della Bovisa.
- Ottobre 2015:
Padania: per fare fronte alla crisi economica ed industriale, Maroni propone di andare a ricatturare in Libia tutti i maghrebini appena espulsi, e riportarli in appositi Centri di Permanenza recintati per impedire loro di uscire dalla Padania.
- Gennaio 2016:
Padania: la Contea di Porta Ticinese non ce la fa e finisce in bancarotta. Anche il Marchesato di Orzinuovi e la Repubblica Federale della Valtellina sono sull'orlo del fallimento.
- Aprile 2016:
Padania: L'Emiro del Kuwait compra la Val Brembana e la Val Seriana, salvandole dalla bancarotta. L'arabo diventa lingua ufficiale della bergamasca. Altri emiri e sceicchi arabi acquistano a prezzi stracciati il Granducato della Val Trompia e e il Principato di Casalpusterlengo.
- Ottobre 2016:
Padania: arringando la folla nella monumentale Moschea di Alì a Cernusco sul Naviglio, Calderoli ricorda ad ogni buon Padano il dovere irrinunciabile del pellegrinaggio a La Mecca.
Intanto, imprenditori cinesi acquistano i vari feudi di Milano.
- Marzo 2018:
Padania, Milano: scontri di matrice etnica in Piazzale Corvetto tra milanesi di Lambrate, Ortica e Rogoredo, dove si parla lo Yue (cinese di Canton), ed abitanti del centro e del resto della città, dove si parla lo Han-Yu (cinese di Pechino). Invocando la loro identità storica, linguistica e culturale, i primi hanno inscenato una manifestazione per richiedere l'indipendenza, respinti dai secondi al grido di "Cantunès de merda, returnàss a HongKong"; è seguito un reciproco lancio di cotolette impanate, panettoni, pentolini di brasato, e verze andate a male.
E si può continuare a piacimento.
- Marzo 2013:
Iniziano i lavori per il ponte sullo Stretto di Messina.
- Giugno 2013:
Viene aggiornato il progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Su suggerimento di alcuni imprenditori edili vicini a Marcello Dell'Utri, a circa metà lunghezza verrà inserito, a titolo di variante in corso d'opera, un bivio con una diramazione per Cagliari.
"Si tratta di una evidente razionalizzazione del progetto" spiega Bonaiuti.
- Settembre 2013:
Inizia il primo Campionato di Calcio veramente democratico. Ufficializzando quanto già messo in atto da anni sottobanco, ed eliminando la necessità dell'intervento dell'arbitro per risolvere i problemi, i risultati delle partite verranno stabiliti in base al numero di abbonati alla Pay-tv per ciascuna squadra, indipendentemente da quello che avviene in campo. Sponsor entusiasti.
- Febbraio 2014:
Abolito il verde pubblico. Per rilanciare l'economia asfittica, si potrà costruire qualsiasi cosa dovunque. Tutta Italia sarà coperta da nuovi palazzi, palazzine, villette a schiera, dipartimenti amministrativi ed ettari di centri commerciali. Tremonti illustra i lauti profitti che il Paese ricaverà dalla Grande Colata Cementizia. I parchi e i giardini saranno sostituiti da fondali di plastica con degli alberi dipinti, davanti ai quali verrano collocate avveniristiche panchine griffate dai migliori designer, in un trionfo del Made in Italy. Il sindaco di Milano Letizia Moratti: "Così è anche più igienico".
Ferma opposizione del Partito Democratico, che richiede che gli alberi sui fondali di plastica debbano essere fotografati e non dipinti. "I cittadini non devono perdere il contatto con la realtà concreta" spiega Veltroni.
- Maggio 2014:
Muore Silvio Berlusconi. Il leader moderato viene fulminato da un coccolone, durante una moderata erezione, nel letto di Lucilla Stragnocca, diciannovenne da poco balzata alla ribalta come simbolo delle pari opportunità: pur essendo del tutto analfabeta, le è stata recentemente affidata la direzione di Studio Aperto, il telegiornale di Italia Uno. E anche stavolta, l'acuto imprenditore di Arcore aveva dimostrato di avere visto giusto: nessuno ha rilevato peggioramenti nella qualità dell'informazione rispetto alla direzione precedente.
Grazie ad una recente leggina, passata fino a quel momento inosservata, sull'ereditarietà delle alte cariche dello Stato, la Presidenza del Consiglio passa direttamente a Piersilvio Berlusconi, evitando così inutili lungaggini elettorali.
- Ottobre 2014:
Il congresso del Partito Democratico elegge il nuovo leader, finalmente una donna: è Emma Marcegaglia, sebbene Rutelli consideri questa scelta un pò troppo sbilanciata a sinistra.
- Gennaio2015:
Varata la nuova legge elettorale: si voterà premendo i tasti del telecomando, bisogna indovinare il candidato nascosto durante l'apposito gioco a quiz condotto da Iva Zanicchi. "Un luminoso esempio di democrazia partecipativa" spiega Bondi.
- Maggio 2015:
Lance Armstrong ritorna per la quarta volta al ciclismo dopo il suo quarto ritiro, con l'intenzione di partecipare al Tour de France. Si prepara correndo il Giro d'Italia, ma i suoi programmi rischiano di venire compromessi da un grave incidente: per l'eccessiva velocità sulla salita del Colle della Maddalena, al momento dello scollinamento salta come da un trampolino e vola via. Viene ripescato e portato in salvo dai sommozzatori al largo di Alassio. Il suo addetto stampa diffida i giornalisti dal fare illazioni su "presunto e non dimostrato" uso di doping.
- Maggio 2015:
Muore Umberto Bossi. Mentre rincasa a tarda ora da una cerimonia officiata dal Druido di Busto Arsizio, pronuncia le parole "Bingo Bongo" ed una ronda padana disarmata pacifica e nonviolenta lo ammazza a bastonate. "Al buio, pensavum che l'era negher. Noi siamo qui per la sicurezza dei cittadini, mica possiamo star tanto lì a chiedere, neh..." si giustifica il pacifico caporonda.
- Giugno 2015:
Elezioni politiche. Trionfo della Lega Nord. La Padania proclama l'indipendenza.
Sull'onda del'entusiasmo, stranieri e meridionali vengono espulsi. Il Granducato di Legnano, in virtù della sua identità storica, culturale e linguistica, reclama autonomia amministrativa, subito seguito dal Principato di Cinisello Balsamo, dal Marchesato della Bassa Lomellina, e dal Sultanato di Cesano Boscone (istanza respinta per inappropriata forma istituzionale).
- Settembre 2015:
In Padania sono rimasti solo artigiani e commercianti che dichiarano al fisco l'equivalente di 2500 Euro l'anno (in Talleri Padani, la nuova moneta per la quale è stato scelto un rapporto di cambio 1 Tallero = 1 Euro, per permettere anche a Calderoli di fare i conti). In tutti i 1316 tra Stati indipendenti e Regioni Autonome della Padania, le finanze pubbliche sono al collasso, mentre le attività industriali languono per mancanza di manodopera. Inoltre, i pochi lavoratori rimasti incontrano quotidianamente problemi nei controlli doganali all'attraversamento dei confini, in particolare tra il Regno di Milano-Ghisolfa e la Repubblica Popolare della Bovisa.
- Ottobre 2015:
Padania: per fare fronte alla crisi economica ed industriale, Maroni propone di andare a ricatturare in Libia tutti i maghrebini appena espulsi, e riportarli in appositi Centri di Permanenza recintati per impedire loro di uscire dalla Padania.
- Gennaio 2016:
Padania: la Contea di Porta Ticinese non ce la fa e finisce in bancarotta. Anche il Marchesato di Orzinuovi e la Repubblica Federale della Valtellina sono sull'orlo del fallimento.
- Aprile 2016:
Padania: L'Emiro del Kuwait compra la Val Brembana e la Val Seriana, salvandole dalla bancarotta. L'arabo diventa lingua ufficiale della bergamasca. Altri emiri e sceicchi arabi acquistano a prezzi stracciati il Granducato della Val Trompia e e il Principato di Casalpusterlengo.
- Ottobre 2016:
Padania: arringando la folla nella monumentale Moschea di Alì a Cernusco sul Naviglio, Calderoli ricorda ad ogni buon Padano il dovere irrinunciabile del pellegrinaggio a La Mecca.
Intanto, imprenditori cinesi acquistano i vari feudi di Milano.
- Marzo 2018:
Padania, Milano: scontri di matrice etnica in Piazzale Corvetto tra milanesi di Lambrate, Ortica e Rogoredo, dove si parla lo Yue (cinese di Canton), ed abitanti del centro e del resto della città, dove si parla lo Han-Yu (cinese di Pechino). Invocando la loro identità storica, linguistica e culturale, i primi hanno inscenato una manifestazione per richiedere l'indipendenza, respinti dai secondi al grido di "Cantunès de merda, returnàss a HongKong"; è seguito un reciproco lancio di cotolette impanate, panettoni, pentolini di brasato, e verze andate a male.
E si può continuare a piacimento.
sabato 25 luglio 2009
Caucasico a chi ?
Il concetto di suddivisione dell'umanità in razze dovrebbe essere definitivamente morto e sepolto almeno dal 1973, quando Richard Lewontin mise a punto il metodo statistico per valutare la distribuzione della variabilità genetica in campioni di popolazioni diverse dei vari continenti, appartenenti alle diverse presunte "razze", e dimostrò che lo 85% della diversità genetica è individuale, entro poplazioni, lo 8% della variazione è tra popolazioni diverse della stessa "razza", e solo il 7% della diversità genetica è attribuibile alle differenze fra razze. Cioè ci sono discrete probabilità che io abbia maggiori differenze genetiche rispetto ad un mio concittadino che rispetto ad un esquimese o a un tanzaniano.
Non mi dilungo adesso su questo argomento particolare perchè sicuramente merita di ritornarci sopra altre volte in futuro in modo più approfondito.
Ma già prima della pubblicazione di Lewontin, il concetto di razza non godeva di buonissima salute; nonostante la notevole convenienza politica (giustificare lo schiavismo, il colonialismo, la segregazione e tutte le forme più becere di nazionalismo), i tentativi di trovare fondamenti scientifici al razzismo avevano prodotto risultati piuttosto miseri (a meno che i dati non venissero spudoratamente contraffatti, e questo è successo più di una volta). Tanto per cominciare, sono emerse subito le difficoltà di definizione: a cavallo tra 1700 e 1800, Cuvier era stato sul semplice: tre razze: bianchi, neri e gialli. Voilà. Ma altri "cataloghi" proponevano differenziazioni più articolate: cinque, sette razze; Deniker nel 1900 classifica 29 razze umane, di cui sei europee; von Eickstedt nel 1937 ne conta 38. Per l'Esposizione Universale del 1933 alla scultrice Malvina Hoffmann viene commissionata una serie di statue che devono rappresentare ciscuna una razza. Lei prende l'incarico molto sul serio, fa il giro del mondo in cerca di modelli, ritorna e realizza 104 statue (1). Può darsi che la Hoffmann sia stata un pò interessata, poichè magari in questo modo avrà ingrassato un pò la sua parcella, ma il suo non è un record: nel XX secolo c'è chi ha ritenuto di differenziare duecento razze umane o forse più. In realtà già dagli albori dell'antropologia gli studiosi più accorti avevano rinunciato a definizioni razziali drastiche osservando che i vari "tipi" umani, apparentemente ben riconoscibili, in realtà sfumano gradualmente l'uno nell'altro e qualsiasi demarcazione netta tra di essi è arbitraria e soggettiva.
L'azienda per la quale lavoro ci sottopone ogni anno ad una vista medica, come prevedono le buone norme di medicina del lavoro. Non avevo mai notato prima di quest'anno (per mia distrazione, non per assenza della definizione) che sul referto, tra i dati personali, insieme a nome, cognome, età, sesso, figura anche la riga: "gruppo etnico: caucasico". Sono rimasto un pò sorpreso e divertito dall'anacronismo, soprattutto perchè il medico non mi ha chiesto nulla sull'origine dei miei ascendenti, e quindi si è fidato di una classificazione ad occhio (a rigore di definizione, correttamente, come vedremo).
Dunque, perchè mai io sarei un caucasico ? L'origine di tale nomenclatura è alquanto curiosa, e merita che il racconto parta da un passo più indietro. Nel suo celebre Systema naturae del 1758, Linneo classifica gli esseri viventi (e per la verità anche i minerali, con esiti meno memorabili) a lui noti in base alle loro rassomiglianze, colloca Homo sapiens tra i Primati, ed identifica all'interno della specie sei varietà: americana, europea, asiatica, africana, selvaggia e mostruosa.
Per un opera così imponente, Linneo non poteva pretendere di verificare sul campo ogni elemento: da scienziato metodico e scrupoloso qual era, prendeva nota dei dati disponibili in letteratura; e a quell'epoca non esisteva una demarcazione chiara tra letteratura d'arte e letteratura scientifica. La varietà selvaggia includeva "uomini delle foreste" che, si capì poi, erano di solito bambini afflitti da infermità mentali abbandonati dai genitori o fuggiti o smarriti e cresciuti in condizioni realmente selvatiche; la varietà mostruosa comprendeva uomini pelosi, uomini con la coda, lupi mannari e simili amenità intorno alle quali i racconti abbondavano, e che Linneo diligentemente registrò. Per le quattro restanti "vere razze" geografiche, non stabilì esplicitamente un ordine gerarchico di valore, sebbene non sfuggisse alle credenze convenzionali di una superiorità europea.
Negli anni successivi prese piede, ed acquisì sempre più credito, una teoria secondo la quale le diverse razze umane erano talmente diverse tra loro da dover essere il prodotto di atti di creazione distinti: prima prova mal riuscita con gli africani, poi tentativi un pò più soddisfacenti con americani e asiatici, fino alla perfezione "ad immagine e somiglianza": gli europei (mal riusciti ? Tentativi ? Ma non era onnipotente, quel Tizio ?).
Ed è a questo punto che entra in scena Blumenbach, considerato il padre della canonica classificazione razziale dell'umanità. Egli sosteneva risolutamente l'unità della specie umana, avversava la credenza comune di una superiorità intellettuale e morale dei bianchi (possedeva una biblioteca dedicata eslusivamente ad opere scritte da autori neri) era un fautore dell'abolizione dello schiavismo in un'epoca in cui tale posizione era a dir poco controcorrente, ed anzi affermò esplicitamente la superiorità morale degli schiavi rispetto ai trafficanti negrieri; riteneva inoltre che tutte le differenze morfologiche, ed eventualmente anche comportamentali, tra le razze, fossero dovute all'ambiente ed alle usanze locali, e che fossero, in linea di principio, facilmente alterabili, se non del tutto reversibili, mediante migrazioni in altri luoghi.
Come ha potuto un uomo mosso da tali principi fondare le fortune della peggiore antropologia razzista del secolo e mezzo successivo ?
Ebbene, per affermare l'unicità dell'atto di creazione della specie umana, e l'effetto dell'ambiente e del clima nella diversificazione delle razze, Blumenbach sostenne che gli uomini che erano rimasti vicini al luogo della creazione dovevano aver mantenuto la maggiore vicinanza alla perfezione, e che allontanandosi verso altri climi ed altri luoghi, l'immagine e somiglianza di Dio dovevano essersi un pò deteriorate. Stabilì quindi una gerarchia nella classificazione delle razze in base alla loro bellezza (che oggi un criterio di classificazione così soggettivo appaia niente più che ridicolo, testimonia se non altro che due secoli di pratica nella letteratura scientifica forse non sono passati invano).
Partendo dall'elenco delle razze di Linneo, epurato del selvatico e del mostruoso, nella terza edizione (1795) del suo trattato De generis humani varietate nativa, Blumenbach aggiunse una quinta razza, quella malese, per includere le popolazioni di pelle scura dell'Australia e del sud-est asiatico, il che gli permise di completare la sua gerarchia simmetrica: al vertice la razza più bella, quella europea (avevate dubbi ? Non penso sia necessario dire che Blumenbach era tedesco); per di più Blumenbach andò a cercare i più belli tra i belli, e ritenne di trovarli tra gli abitanti del Caucaso, "...perchè la sua regione, in special modo sulle sue pendici rivolte a mezzogiorno, produce la più bella razza di esseri umani..."(parole sue). In nome di tale eccellenza, egli battezzò "caucasica" la razza europea, e da ciò inferì che il Caucaso doveva, con ogni probabilità, essere stato il luogo della creazione dell'uomo (e quindi, coloro che oggi chiamiamo armeni, azeri e georgiani recherebbero le migliori tracce di immagine e somiglianza di Dio - ulteriore nota: quindi anche Stalin...-). Da tale vertice, l'allontanamento dalle condizioni di origine produce due linee di graduale deterioramento estetico: una dall'americano all'asiatico (che nella nomenclatura di Blumenbach diventa "mongolo"), e una dal malese all'africano (ora "etiopico"). La gradualità dei passaggi di degenerazione serviva a Blumenbach a sottolineare la sostanziale unità della specie umana, e l'impossibilità di stabilire separazioni nette; e vale la pena di ripetere sia che egli considerava tali differenze potenzialmente e facilmente reversibili, sia che la sua scala gerarchica era basata su valutazioni di solo carattere estetico, senza alcuna implicazione nè attitudinale nè morale.
Ma la via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni, e una volta indicata una scala gerarchica di valore, la frittata è fatta. Dal pregio estetico alle attitudini comportamentali e al valore morale o intellettuale il passo è breve, ed hanno avuto buon gioco coloro che hanno sfruttato la gerarchia di Blumenbach per solleticare i peggiori istinti umani di diffidenza verso coloro con cui non si ha familiarità. Non occorre nè intelligenza nè un grande sforzo di propaganda per trasformare la diffidenza in aperta avversione e il "non familiare" in "diverso" o "inferiore".
E solo sessant'anni dopo il trauma del più feroce crimine premeditato, su base razziale, dell'umanità, oggi in Italia riportiamo alla guida del paese soggetti con la faccia da fesso e la cravatta verde che ripercorrono la stessa facile strada di aizzare i penultimi della società all'odio verso gli ultimi, che per il potere è la migliore assicurazione a prevenzione di qualsiasi cambiamento sociale.
Mentre io considero già un insperato successo l'essere classificato come "caucasico" solo per la mia bellezza.
(1): Guido Barbujani - L'invenzione delle razze - Bompiani 2008
Non mi dilungo adesso su questo argomento particolare perchè sicuramente merita di ritornarci sopra altre volte in futuro in modo più approfondito.
Ma già prima della pubblicazione di Lewontin, il concetto di razza non godeva di buonissima salute; nonostante la notevole convenienza politica (giustificare lo schiavismo, il colonialismo, la segregazione e tutte le forme più becere di nazionalismo), i tentativi di trovare fondamenti scientifici al razzismo avevano prodotto risultati piuttosto miseri (a meno che i dati non venissero spudoratamente contraffatti, e questo è successo più di una volta). Tanto per cominciare, sono emerse subito le difficoltà di definizione: a cavallo tra 1700 e 1800, Cuvier era stato sul semplice: tre razze: bianchi, neri e gialli. Voilà. Ma altri "cataloghi" proponevano differenziazioni più articolate: cinque, sette razze; Deniker nel 1900 classifica 29 razze umane, di cui sei europee; von Eickstedt nel 1937 ne conta 38. Per l'Esposizione Universale del 1933 alla scultrice Malvina Hoffmann viene commissionata una serie di statue che devono rappresentare ciscuna una razza. Lei prende l'incarico molto sul serio, fa il giro del mondo in cerca di modelli, ritorna e realizza 104 statue (1). Può darsi che la Hoffmann sia stata un pò interessata, poichè magari in questo modo avrà ingrassato un pò la sua parcella, ma il suo non è un record: nel XX secolo c'è chi ha ritenuto di differenziare duecento razze umane o forse più. In realtà già dagli albori dell'antropologia gli studiosi più accorti avevano rinunciato a definizioni razziali drastiche osservando che i vari "tipi" umani, apparentemente ben riconoscibili, in realtà sfumano gradualmente l'uno nell'altro e qualsiasi demarcazione netta tra di essi è arbitraria e soggettiva.
L'azienda per la quale lavoro ci sottopone ogni anno ad una vista medica, come prevedono le buone norme di medicina del lavoro. Non avevo mai notato prima di quest'anno (per mia distrazione, non per assenza della definizione) che sul referto, tra i dati personali, insieme a nome, cognome, età, sesso, figura anche la riga: "gruppo etnico: caucasico". Sono rimasto un pò sorpreso e divertito dall'anacronismo, soprattutto perchè il medico non mi ha chiesto nulla sull'origine dei miei ascendenti, e quindi si è fidato di una classificazione ad occhio (a rigore di definizione, correttamente, come vedremo).
Dunque, perchè mai io sarei un caucasico ? L'origine di tale nomenclatura è alquanto curiosa, e merita che il racconto parta da un passo più indietro. Nel suo celebre Systema naturae del 1758, Linneo classifica gli esseri viventi (e per la verità anche i minerali, con esiti meno memorabili) a lui noti in base alle loro rassomiglianze, colloca Homo sapiens tra i Primati, ed identifica all'interno della specie sei varietà: americana, europea, asiatica, africana, selvaggia e mostruosa.
Per un opera così imponente, Linneo non poteva pretendere di verificare sul campo ogni elemento: da scienziato metodico e scrupoloso qual era, prendeva nota dei dati disponibili in letteratura; e a quell'epoca non esisteva una demarcazione chiara tra letteratura d'arte e letteratura scientifica. La varietà selvaggia includeva "uomini delle foreste" che, si capì poi, erano di solito bambini afflitti da infermità mentali abbandonati dai genitori o fuggiti o smarriti e cresciuti in condizioni realmente selvatiche; la varietà mostruosa comprendeva uomini pelosi, uomini con la coda, lupi mannari e simili amenità intorno alle quali i racconti abbondavano, e che Linneo diligentemente registrò. Per le quattro restanti "vere razze" geografiche, non stabilì esplicitamente un ordine gerarchico di valore, sebbene non sfuggisse alle credenze convenzionali di una superiorità europea.
Negli anni successivi prese piede, ed acquisì sempre più credito, una teoria secondo la quale le diverse razze umane erano talmente diverse tra loro da dover essere il prodotto di atti di creazione distinti: prima prova mal riuscita con gli africani, poi tentativi un pò più soddisfacenti con americani e asiatici, fino alla perfezione "ad immagine e somiglianza": gli europei (mal riusciti ? Tentativi ? Ma non era onnipotente, quel Tizio ?).
Ed è a questo punto che entra in scena Blumenbach, considerato il padre della canonica classificazione razziale dell'umanità. Egli sosteneva risolutamente l'unità della specie umana, avversava la credenza comune di una superiorità intellettuale e morale dei bianchi (possedeva una biblioteca dedicata eslusivamente ad opere scritte da autori neri) era un fautore dell'abolizione dello schiavismo in un'epoca in cui tale posizione era a dir poco controcorrente, ed anzi affermò esplicitamente la superiorità morale degli schiavi rispetto ai trafficanti negrieri; riteneva inoltre che tutte le differenze morfologiche, ed eventualmente anche comportamentali, tra le razze, fossero dovute all'ambiente ed alle usanze locali, e che fossero, in linea di principio, facilmente alterabili, se non del tutto reversibili, mediante migrazioni in altri luoghi.
Come ha potuto un uomo mosso da tali principi fondare le fortune della peggiore antropologia razzista del secolo e mezzo successivo ?
Ebbene, per affermare l'unicità dell'atto di creazione della specie umana, e l'effetto dell'ambiente e del clima nella diversificazione delle razze, Blumenbach sostenne che gli uomini che erano rimasti vicini al luogo della creazione dovevano aver mantenuto la maggiore vicinanza alla perfezione, e che allontanandosi verso altri climi ed altri luoghi, l'immagine e somiglianza di Dio dovevano essersi un pò deteriorate. Stabilì quindi una gerarchia nella classificazione delle razze in base alla loro bellezza (che oggi un criterio di classificazione così soggettivo appaia niente più che ridicolo, testimonia se non altro che due secoli di pratica nella letteratura scientifica forse non sono passati invano).
Partendo dall'elenco delle razze di Linneo, epurato del selvatico e del mostruoso, nella terza edizione (1795) del suo trattato De generis humani varietate nativa, Blumenbach aggiunse una quinta razza, quella malese, per includere le popolazioni di pelle scura dell'Australia e del sud-est asiatico, il che gli permise di completare la sua gerarchia simmetrica: al vertice la razza più bella, quella europea (avevate dubbi ? Non penso sia necessario dire che Blumenbach era tedesco); per di più Blumenbach andò a cercare i più belli tra i belli, e ritenne di trovarli tra gli abitanti del Caucaso, "...perchè la sua regione, in special modo sulle sue pendici rivolte a mezzogiorno, produce la più bella razza di esseri umani..."(parole sue). In nome di tale eccellenza, egli battezzò "caucasica" la razza europea, e da ciò inferì che il Caucaso doveva, con ogni probabilità, essere stato il luogo della creazione dell'uomo (e quindi, coloro che oggi chiamiamo armeni, azeri e georgiani recherebbero le migliori tracce di immagine e somiglianza di Dio - ulteriore nota: quindi anche Stalin...-). Da tale vertice, l'allontanamento dalle condizioni di origine produce due linee di graduale deterioramento estetico: una dall'americano all'asiatico (che nella nomenclatura di Blumenbach diventa "mongolo"), e una dal malese all'africano (ora "etiopico"). La gradualità dei passaggi di degenerazione serviva a Blumenbach a sottolineare la sostanziale unità della specie umana, e l'impossibilità di stabilire separazioni nette; e vale la pena di ripetere sia che egli considerava tali differenze potenzialmente e facilmente reversibili, sia che la sua scala gerarchica era basata su valutazioni di solo carattere estetico, senza alcuna implicazione nè attitudinale nè morale.
Ma la via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni, e una volta indicata una scala gerarchica di valore, la frittata è fatta. Dal pregio estetico alle attitudini comportamentali e al valore morale o intellettuale il passo è breve, ed hanno avuto buon gioco coloro che hanno sfruttato la gerarchia di Blumenbach per solleticare i peggiori istinti umani di diffidenza verso coloro con cui non si ha familiarità. Non occorre nè intelligenza nè un grande sforzo di propaganda per trasformare la diffidenza in aperta avversione e il "non familiare" in "diverso" o "inferiore".
E solo sessant'anni dopo il trauma del più feroce crimine premeditato, su base razziale, dell'umanità, oggi in Italia riportiamo alla guida del paese soggetti con la faccia da fesso e la cravatta verde che ripercorrono la stessa facile strada di aizzare i penultimi della società all'odio verso gli ultimi, che per il potere è la migliore assicurazione a prevenzione di qualsiasi cambiamento sociale.
Mentre io considero già un insperato successo l'essere classificato come "caucasico" solo per la mia bellezza.
(1): Guido Barbujani - L'invenzione delle razze - Bompiani 2008
martedì 30 giugno 2009
Seconda appendice alla costola di Adamo
Se Dio esiste, probabilmente è un errore di traduzione.
Sulla scelta della costola come escamotage qualsiasi per definire una continuità fisica, una volta che ci si è cacciati nel pasticcio di volere per forza l'uomo creato prima della donna, ho trovato un approfondimento sul blog "L'orologiaio miope" (www.lorogiaiomiope.com, molto ben fatto, consiglio una visita a tutti coloro che fossero interssati a curiosità e stranezze del mondo animale): l'autrice riferisce un'interpretazione data da Scott. F. Gilbert e Ziony Zevit (troverete colà tutte le referenze), secondo cui, poichè la parola ebraica per costola è tzela, che può significare anche promontorio, sporgenza, trave di supporto, in realtà la costola sarebbe frutto una troppo pudibonda traduzione dall'ebraico al greco. Che le costole siano in numero uguale tra uomini e donne doveva essere già ben noto anche agli estensori della Bibbia, mentre un osso che negli uomini manca e che è invece presente nella maggior parte degli altri mammiferi (compresi i nostri "fratellini" gorilla e scimpanzè) è il baculum, l'osso del pene: certamente qualcosa di più vicino all'idea del generare, e che può corrispondere ai significati alternativi della parola originale (in senso generico, senza voler per forza puntare sul roboante "trave di supporto"). A rafforzare l'ipotesi, ma aumentando la confusione, si aggiunge che un ulteriore eccesso di pudicizia fa sì che in ebraico non esistesse una parola per "pene" ed il più o meno prezioso oggetto veniva indicato con dei giri di parole che potrebbero avere generato, anzichè un'Eva, una traduzione scadente.
E del resto, sulle traduzioni balorde che generano miti, ci sarebbe da aprire un vasto capitolo. Ricordo Erri De Luca, il quale oltre che essere un grande poeta e scrittore è un cultore della lettura della Bibbia in lingua originale, che in un'intervista televisiva lamentava quanto la Bibbia sia stata massacrata dai traduttori. Lui citava ad esempio il famoso "partorirai con dolore", dicendo che la stessa parola è presente sei volte nella Bibbia (e non chiedetemi che parola ebraica sia, l'ho sentita pronunciare una volta in televisione mesi fa), e cinque volte su sei è stata tradotta con "fatica" o "affanno", e solo a proposito del parto della donna con "dolore".
Nei vangeli il caso più celebre è la traduzione dal greco al latino (a memoria direi che l'autore del misfatto sia stato San Girolamo, ma temo di sbagliarmi) della parola "Kamel" che significa gomena, grossa fune per l'ormeggio delle navi, ed è anche all'origine della voce dialettale genovese "camallo", scaricatore di porto. E l'immagine "è più facile che una grossa fune passi attraverso la cruna di un ago.." un significato ben chiaro ce l'avrebbe. Ma San Girolamo o chi per lui si è lasciato ingannare da quel "Kamel", ed ha consegnato alla posterità il paragone più insensato della storia. Poi il latino è diventato la lingua ufficiale della chiesa, le versioni latine dei vangeli sono diventate quelle "vere", e non c'è più stata possibilità di correzione.
Anche Richard Dawkins, nel 2° capitolo del suo famoso "Il gene egoista", nello spiegare in termini extra-genetici l'accumulazione di variazione in copie che si generano da altre copie, cita il caso della errata traduzione dell'ebraico almah, che significa "giovane donna, fanciulla" nel greco parthenos, che assume generalmente il significato di "vergine" (tuttora in linguaggio tecnico partenogenesi è la generazione di prole da una femmina non fecondata), mentre la parola ebraica per "vergine" sarebbe stata betulah, e non almah. Qui potreste pensare che dall'errore sia scaturito qualcosa di veramente grosso, se non fosse che si tratta "solo" della profezia di Isaia sulla nascita di Emanuele. Però è anche vero che la profezia di Isaia viene ripresa pari pari (nella versione farlocca greca) dall'evangelista Matteo, ed è molto probabile che la storia della nascita di Gesù sia stata interpolata a posteriori in modo da far apparire come avverata la profezia tradotta sbagliata.
E' un peccato che Dawkins non si sia tenuto questa cartuccia da sparare per un suo libro successivo, "L'orologiaio cieco", sarebbe stata una perfetta chiusura del cerchio.
Sulla scelta della costola come escamotage qualsiasi per definire una continuità fisica, una volta che ci si è cacciati nel pasticcio di volere per forza l'uomo creato prima della donna, ho trovato un approfondimento sul blog "L'orologiaio miope" (www.lorogiaiomiope.com, molto ben fatto, consiglio una visita a tutti coloro che fossero interssati a curiosità e stranezze del mondo animale): l'autrice riferisce un'interpretazione data da Scott. F. Gilbert e Ziony Zevit (troverete colà tutte le referenze), secondo cui, poichè la parola ebraica per costola è tzela, che può significare anche promontorio, sporgenza, trave di supporto, in realtà la costola sarebbe frutto una troppo pudibonda traduzione dall'ebraico al greco. Che le costole siano in numero uguale tra uomini e donne doveva essere già ben noto anche agli estensori della Bibbia, mentre un osso che negli uomini manca e che è invece presente nella maggior parte degli altri mammiferi (compresi i nostri "fratellini" gorilla e scimpanzè) è il baculum, l'osso del pene: certamente qualcosa di più vicino all'idea del generare, e che può corrispondere ai significati alternativi della parola originale (in senso generico, senza voler per forza puntare sul roboante "trave di supporto"). A rafforzare l'ipotesi, ma aumentando la confusione, si aggiunge che un ulteriore eccesso di pudicizia fa sì che in ebraico non esistesse una parola per "pene" ed il più o meno prezioso oggetto veniva indicato con dei giri di parole che potrebbero avere generato, anzichè un'Eva, una traduzione scadente.
E del resto, sulle traduzioni balorde che generano miti, ci sarebbe da aprire un vasto capitolo. Ricordo Erri De Luca, il quale oltre che essere un grande poeta e scrittore è un cultore della lettura della Bibbia in lingua originale, che in un'intervista televisiva lamentava quanto la Bibbia sia stata massacrata dai traduttori. Lui citava ad esempio il famoso "partorirai con dolore", dicendo che la stessa parola è presente sei volte nella Bibbia (e non chiedetemi che parola ebraica sia, l'ho sentita pronunciare una volta in televisione mesi fa), e cinque volte su sei è stata tradotta con "fatica" o "affanno", e solo a proposito del parto della donna con "dolore".
Nei vangeli il caso più celebre è la traduzione dal greco al latino (a memoria direi che l'autore del misfatto sia stato San Girolamo, ma temo di sbagliarmi) della parola "Kamel" che significa gomena, grossa fune per l'ormeggio delle navi, ed è anche all'origine della voce dialettale genovese "camallo", scaricatore di porto. E l'immagine "è più facile che una grossa fune passi attraverso la cruna di un ago.." un significato ben chiaro ce l'avrebbe. Ma San Girolamo o chi per lui si è lasciato ingannare da quel "Kamel", ed ha consegnato alla posterità il paragone più insensato della storia. Poi il latino è diventato la lingua ufficiale della chiesa, le versioni latine dei vangeli sono diventate quelle "vere", e non c'è più stata possibilità di correzione.
Anche Richard Dawkins, nel 2° capitolo del suo famoso "Il gene egoista", nello spiegare in termini extra-genetici l'accumulazione di variazione in copie che si generano da altre copie, cita il caso della errata traduzione dell'ebraico almah, che significa "giovane donna, fanciulla" nel greco parthenos, che assume generalmente il significato di "vergine" (tuttora in linguaggio tecnico partenogenesi è la generazione di prole da una femmina non fecondata), mentre la parola ebraica per "vergine" sarebbe stata betulah, e non almah. Qui potreste pensare che dall'errore sia scaturito qualcosa di veramente grosso, se non fosse che si tratta "solo" della profezia di Isaia sulla nascita di Emanuele. Però è anche vero che la profezia di Isaia viene ripresa pari pari (nella versione farlocca greca) dall'evangelista Matteo, ed è molto probabile che la storia della nascita di Gesù sia stata interpolata a posteriori in modo da far apparire come avverata la profezia tradotta sbagliata.
E' un peccato che Dawkins non si sia tenuto questa cartuccia da sparare per un suo libro successivo, "L'orologiaio cieco", sarebbe stata una perfetta chiusura del cerchio.
Prima appendice alla costola di Adamo
"Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore"
Sono rimasto in debito di una digressione su onnipotenza ed onniscienza.
Quando da ragazzino andavo, come tutti gli altri bambini, al catechismo, ho sempre trovato poco logico e per niente coerente tutto l'insieme di cose alle quali avremmo dovuto credere. A quella età non avrei saputo spiegare bene in termini razionali cosa c'era che non andava, ma percepivo in modo generico, ma comunque piuttosto chiaro, che tutto l'edificio teorico-dogmatico della religione non stava in piedi dal punto di vista della mia logica personale.
A parte alcune critiche tradizionali alla religione cattolica, come per esempio il fatto che tra parenti, spiritelli vari, famiglia allargata, santi e probabilmente qualche attachè, e tutti dotati di qualche misura di possibilità di intervento nei fatti nostri, per qualificarsi come religione monoteista c'è un pò troppo affollamento lassù in cima; da più grandicello ed ormai definitivamente irreligioso ho imparato che la maggior parte delle mie perplessità giovanili erano in un modo o nell'altro riconducibili a quei problemi fondamentali sui quali per tutti i primi secoli del cristianesimo i teologi si sono scornati senza rimedio: il bene e il male (se Dio è onnipotente ed è infinitamente buono e perfetto, come può permettere l'esistenza del male ? Il Diavolo è altrettanto onnipotente ma non vogliamo ammetterlo ?), il libero arbitrio (se Dio è onnipotente, decide lui o decido io quello che farò ? Se decido io, non è vero che lui è onnipotente, se decide lui, perchè poi devo essere punito io con le fiamme dell'inferno ? Martin Lutero ha risolto il problema con la predestinazione, che è una toppa peggiore del buco, ma almeno salva un minimo di coerenza interna del sistema), immaterialità delle entità divine e loro effetti materiali, eccetera eccetera; tutte questioni che sono state dibattute per secoli da fior di teologi, ed in molti casi sono costate guerre di religione fra sette diverse, e che sono, in ultima analisi, tutte riducibili alla pretesa di un Dio che sia perfetto, ineffabile, incorruttibile, ed onnipotente, cioè dotato di facoltà illimitata di intervento su un mondo che tuttavia risulta palesemente imperfetto (e non potrebbe mai essere qualificato come perfetto, perchè sennò sparirebbe il nostro senso di colpa per i nostri peccati, sul quale si fonda quasi tutto il potere della religione): l'incompatibilità è evidente e il dilemma non ha soluzione.
E fin qui, è tutto fin troppo ovvio, sono temi classici.
Devo invece ringraziare John Allen Paulos ed il suo semiserio "La prova matematica dell'inesistenza di Dio" (Rizzoli 2008) per aver fatto riemergere dalle nebbie della memoria un altro dei miei enigmi infantili, espresso finalmente nei termini razionali che allora non avrei saputo trovare: onnipotenza ed onniscienza sono due proprietà che non possono essere attribuite alla stessa entità, perchè una esclude l'altra.
Se uno è onnipotente, può modificare a suo piacimento il corso degli eventi; ma se è anche onnisciente lo sapeva già, e quindi non ha modificato un bel nulla.
Io che sono Dio onnipotente non sono soddisfatto delle piega che stanno prendendo le cose sulla Terra (e già qui, uno che è onnipotente non ci fa una gran figura; quindi dirò: LO SAPEVO che 'sti qua mi avrebbero dato dei grattacapi) ? Di punto in bianco decido di mandare giù il diluvio universale, oppure bruciare Sodoma e Gomorra, insomma quei provvedimenti minimi che si prendono quando si vuole dare un taglio netto e cambiare tutto.
Ma dato che sono anche onnisciente, ce l'avevo già scritto sull'agenda da un pezzo: "oggi, diluvio universale". Quindi non ho cambiato proprio niente, era scritto nel copione.
Se viceversa, quella mattina lì mi sveglio con le balle girate perchè ho dormito male, mando giù il diluvio, e per davvero non lo sapevo prima, allora non è vero che sono onnisciente.
Saranno stupidaggini, ma raccontarle in prima persona singolare dà un sacco di soddisfazione.
Sono rimasto in debito di una digressione su onnipotenza ed onniscienza.
Quando da ragazzino andavo, come tutti gli altri bambini, al catechismo, ho sempre trovato poco logico e per niente coerente tutto l'insieme di cose alle quali avremmo dovuto credere. A quella età non avrei saputo spiegare bene in termini razionali cosa c'era che non andava, ma percepivo in modo generico, ma comunque piuttosto chiaro, che tutto l'edificio teorico-dogmatico della religione non stava in piedi dal punto di vista della mia logica personale.
A parte alcune critiche tradizionali alla religione cattolica, come per esempio il fatto che tra parenti, spiritelli vari, famiglia allargata, santi e probabilmente qualche attachè, e tutti dotati di qualche misura di possibilità di intervento nei fatti nostri, per qualificarsi come religione monoteista c'è un pò troppo affollamento lassù in cima; da più grandicello ed ormai definitivamente irreligioso ho imparato che la maggior parte delle mie perplessità giovanili erano in un modo o nell'altro riconducibili a quei problemi fondamentali sui quali per tutti i primi secoli del cristianesimo i teologi si sono scornati senza rimedio: il bene e il male (se Dio è onnipotente ed è infinitamente buono e perfetto, come può permettere l'esistenza del male ? Il Diavolo è altrettanto onnipotente ma non vogliamo ammetterlo ?), il libero arbitrio (se Dio è onnipotente, decide lui o decido io quello che farò ? Se decido io, non è vero che lui è onnipotente, se decide lui, perchè poi devo essere punito io con le fiamme dell'inferno ? Martin Lutero ha risolto il problema con la predestinazione, che è una toppa peggiore del buco, ma almeno salva un minimo di coerenza interna del sistema), immaterialità delle entità divine e loro effetti materiali, eccetera eccetera; tutte questioni che sono state dibattute per secoli da fior di teologi, ed in molti casi sono costate guerre di religione fra sette diverse, e che sono, in ultima analisi, tutte riducibili alla pretesa di un Dio che sia perfetto, ineffabile, incorruttibile, ed onnipotente, cioè dotato di facoltà illimitata di intervento su un mondo che tuttavia risulta palesemente imperfetto (e non potrebbe mai essere qualificato come perfetto, perchè sennò sparirebbe il nostro senso di colpa per i nostri peccati, sul quale si fonda quasi tutto il potere della religione): l'incompatibilità è evidente e il dilemma non ha soluzione.
E fin qui, è tutto fin troppo ovvio, sono temi classici.
Devo invece ringraziare John Allen Paulos ed il suo semiserio "La prova matematica dell'inesistenza di Dio" (Rizzoli 2008) per aver fatto riemergere dalle nebbie della memoria un altro dei miei enigmi infantili, espresso finalmente nei termini razionali che allora non avrei saputo trovare: onnipotenza ed onniscienza sono due proprietà che non possono essere attribuite alla stessa entità, perchè una esclude l'altra.
Se uno è onnipotente, può modificare a suo piacimento il corso degli eventi; ma se è anche onnisciente lo sapeva già, e quindi non ha modificato un bel nulla.
Io che sono Dio onnipotente non sono soddisfatto delle piega che stanno prendendo le cose sulla Terra (e già qui, uno che è onnipotente non ci fa una gran figura; quindi dirò: LO SAPEVO che 'sti qua mi avrebbero dato dei grattacapi) ? Di punto in bianco decido di mandare giù il diluvio universale, oppure bruciare Sodoma e Gomorra, insomma quei provvedimenti minimi che si prendono quando si vuole dare un taglio netto e cambiare tutto.
Ma dato che sono anche onnisciente, ce l'avevo già scritto sull'agenda da un pezzo: "oggi, diluvio universale". Quindi non ho cambiato proprio niente, era scritto nel copione.
Se viceversa, quella mattina lì mi sveglio con le balle girate perchè ho dormito male, mando giù il diluvio, e per davvero non lo sapevo prima, allora non è vero che sono onnisciente.
Saranno stupidaggini, ma raccontarle in prima persona singolare dà un sacco di soddisfazione.
sabato 27 giugno 2009
L'invenzione della latrina e la costola di Adamo
I primi uomini vivevano in piccoli gruppi di poche decine di persone, andavano a caccia e raccoglievano i vegetali commestibili che riuscivano a trovare: foglie, frutta, radici.
Erano nomadi, seguivano le migrazioni della selvaggina. Costruivano un villaggio, restavano per un pò di tempo, poi si spostavano portando con sè solo quello che sarebbe stato difficile trovare da qualche altra parte. Non c'era un'organizzazione sociale complessa, l'attività principale di tutti era la ricerca del cibo. Oggi sono rimaste solo pochissime popolazioni, nel centro dell'Africa, nelle zone più irraggiungibili del Sudamerica, tra le montagne della Nuova Guinea, che vivono ancora più o meno così.
E sono società matriarcali. Sono le donne che organizzano i villaggi, e sono le donne che trasmettono la cultura, perchè sono loro che raccontano le storie ai bambini; possiamo quindi immaginare che anche nelle popolazioni più antiche fossero le donne a dirigere la vita della comunità. E anche le divinità erano femminili: in qualsiasi angolo del mondo esiste ancora qualche traccia di una mitologia della Madre Terra che genera e sostiene gli uomini. Esistono, in tutti i continenti, miti bellissimi su come la Madre Terra abbia generato la prima donna, destinata a dare origine a tutta la specie umana.
In una leggenda peruviana è un raggio di sole a fecondare la prima donna; nel mito degli Irochesi (indiani del Nordamerica), la donna precipita giù da un buco nel cielo, e sono gli animali (falchi, castori, tartarughe, uccelli acquatici, ecc.) che si danno da fare per salvarla.
I cacciatori-raccoglitori nomadi si spostavano nel corso delle stagioni seguendo la disponibilità di cibo, le migrazioni degli animali, i cicli della vegetazione; è probabile che poi si ritornasse più o meno tutti gli anni negli stessi posti. Qualche volta deve essere successo che qualche capovillaggio, quindi con ogni probabilità una donna, abbia deciso che non era il caso di fare proprio tutto così come capitava, e che ci doveva essere un luogo, magari un pò fuori dalla zona abitata, da adibire a latrina. L'istituzione delle latrine fu un punto cruciale per la civiltà dell'uomo.
Ritornando tutti gli anni negli stessi posti, qualcuno si accorse di alcuni tipi di piante da frutto che crescevano fitte fitte proprio nel posto dove l'anno prima c'era la latrina, e si cominciò a capire come funzionavano i semi.
Quello fu il primo passo verso l'agricoltura.L'uomo imparò che anzichè vagare in cerca di cibo, il cibo poteva produrselo da sè.
Smise di essere nomade e si legò alla terra da coltivare. Le divinità divennero dee della fertilità, di solito figure femminili prosperosissime. Producendo più cibo, si poteva mantenere anche persone non direttamente impegnate in questa attività: chi era molto bravo a lavorare i metalli e a fabbricare utensili, si mise a fabbricare utensili per tutti, ricevendo in cambio il cibo che lui non produceva direttamente: l'organizzazione sociale divenne più articolata. Per potere ottenere di più dalla coltivazione della terra, bisognava essere in tanti a lavorare, occorreva fare più figli per avere più braccia. Per poter avere più figli divenne necesaria la poligamia: l'uomo divenne il centro della famiglia.
Disponendo di più cibo, le popolazioni di agricoltori crebbero di numero e tendevano ad espandersi sempre di più. Inevitabilmente, prima o poi, entrarono in conflitto per il territorio con le popolazioni vicine, sempre più frequentemente.
I guerrieri diventarono sempre più importanti ed acquisirono sempre più potere (oltre ad essere una fonte di perdite di giovani uomini utile a mantenere il surplus di giovani donne necessario alla famiglia poligamica); molto spesso i capivillaggio erano i capi militari.
La supremazia politica era passata dalle donne agli uomini.
E siccome l'uomo crea Dio a sua immagine e somiglianza, Dio diventò paterno e maschile.
E siccome la religione serve a legittimare e a perpetuare lo status quo sociale, il primo uomo creato da Dio fu un maschio e non più una femmina.
I greci avevano una combriccola di dei gelosi e litigiosi che potevano essere un ottimo surrogato dei peggiori teleromanzi di oggi; con la differenza che, rispetto ai teleromanzi di oggi, i greci dell'antichità erano molto più moderni. Il Direttore Generale era Zeus, che tendeva non a creare, ma a commissionare a contoterzisti. Se non avesse litigato con Prometeo, che aveva avuto l'appalto per l'uomo, a far fare una donna non ci avrebbe neanche pensato. Pandora, la prima donna, fu inventata come punizione per gli uomini. Zeus la inviò sulla Terra regalandole un vaso chiuso e la raccomandazione di non guardarci dentro per nessun motivo, ma sapeva benissimo che per una donna sarebbe stato impossibile; è come uscire dalla cucina dicendo al gatto: "Ho lasciato il pesce sul tavolo, non ti azzardare a saltare su." Dal vaso di Pandora uscirono tutti i mali e le disgrazie dell'umanità.
E se la religione serve a legittimare la situazione sociale corrente, già si capisce che per il ruolo delle donne non doveva buttare benissimo.
Poi, come troppe volte capita anche in politica, quando ci si illude di semplificare le cose affidandosi all'uomo forte che decide tutto da solo (e allora cominciano i guai per davvero), anche la religione deve avere attraversato un processo di questo tipo.
Un Dio unico non può attribuire svarioni agli effetti di diatribe tra colleghi: deve essere perfetto e prendersi maledettamente sul serio. Infatti ebrei, cristiani e musulmani, che adorano lo stesso Dio unico, lo adorano con tanta serietà che hanno passato la maggior parte del tempo ad ammazzarsi fra di loro. Dio deve essere perfetto, ma deve anche giustificare e legittimare i privilegi sociali
esistenti: impresa impossibile.
Fate conto di far parte di un CPC che osserva la creazione. I CPC sono sempre presenti ogni volta che si esegue un lavoro pubblico. Se in città si scava un buco in una strada per mettere giù una fognatura, una condotta o un tubo qualsiasi, immediatamente si materializza il CPC (Comitato Pensionati di Controllo) che, appoggiato alla recinzione, commenta e valuta se lo scavatore scava bene, se il buco è fatto come si deve, se il tubo è di un diametro adeguato, ecc.
Bene, se uno annuncia di voler creare il primo essere umano che dovrà dare origine a tutta la progenie dell'umanità, e poi vi sforna Adamo, voi CPC cosa direste ?
"Oh bè, devi fare il primo uomo per fargli generare tutti noi... e lo fai maschio ? Sarai anche onnipotente ed onnisciente, Dio mio, ma mi sa che non sei mica tanto furbo, veh..." - tanto più sapendo che nel seguito delle vicende religiose i metodi di fecondazione non convenzionali non mancheranno, altro che eterologa - (e sull'onnipotente ed onnisciente devo rimandarvi ad un prossimo post, sennò la facciamo troppo lunga).
Finchè il capostipite di tutta l'umanità era una donna, e tutte le generazioni a venire erano "carne della sua carne" la storia filava via abbastanza liscia; adesso che si parte da un Adamo si pone un evidente problema.
Come fare a negare alla donna il privilegio di essere creata direttamente da Dio, e renderla solo un prodotto di continuità fisica derivato dall'uomo ("carne della sua carne") ? Occorre un sotterfugio, un escamotage, un qualche cosa che renda Eva un derivato secondario della Creazione Prima di Adamo. Ed ecco che allora una costola può andar bene come una qualsiasi altra cosa, una scappatoia come un'altra per uscire dall'impasse.
Sono le soluzioni arrangiaticce e raffazzonate che contengono i cartelli indicatori della storia.
Erano nomadi, seguivano le migrazioni della selvaggina. Costruivano un villaggio, restavano per un pò di tempo, poi si spostavano portando con sè solo quello che sarebbe stato difficile trovare da qualche altra parte. Non c'era un'organizzazione sociale complessa, l'attività principale di tutti era la ricerca del cibo. Oggi sono rimaste solo pochissime popolazioni, nel centro dell'Africa, nelle zone più irraggiungibili del Sudamerica, tra le montagne della Nuova Guinea, che vivono ancora più o meno così.
E sono società matriarcali. Sono le donne che organizzano i villaggi, e sono le donne che trasmettono la cultura, perchè sono loro che raccontano le storie ai bambini; possiamo quindi immaginare che anche nelle popolazioni più antiche fossero le donne a dirigere la vita della comunità. E anche le divinità erano femminili: in qualsiasi angolo del mondo esiste ancora qualche traccia di una mitologia della Madre Terra che genera e sostiene gli uomini. Esistono, in tutti i continenti, miti bellissimi su come la Madre Terra abbia generato la prima donna, destinata a dare origine a tutta la specie umana.
In una leggenda peruviana è un raggio di sole a fecondare la prima donna; nel mito degli Irochesi (indiani del Nordamerica), la donna precipita giù da un buco nel cielo, e sono gli animali (falchi, castori, tartarughe, uccelli acquatici, ecc.) che si danno da fare per salvarla.
I cacciatori-raccoglitori nomadi si spostavano nel corso delle stagioni seguendo la disponibilità di cibo, le migrazioni degli animali, i cicli della vegetazione; è probabile che poi si ritornasse più o meno tutti gli anni negli stessi posti. Qualche volta deve essere successo che qualche capovillaggio, quindi con ogni probabilità una donna, abbia deciso che non era il caso di fare proprio tutto così come capitava, e che ci doveva essere un luogo, magari un pò fuori dalla zona abitata, da adibire a latrina. L'istituzione delle latrine fu un punto cruciale per la civiltà dell'uomo.
Ritornando tutti gli anni negli stessi posti, qualcuno si accorse di alcuni tipi di piante da frutto che crescevano fitte fitte proprio nel posto dove l'anno prima c'era la latrina, e si cominciò a capire come funzionavano i semi.
Quello fu il primo passo verso l'agricoltura.L'uomo imparò che anzichè vagare in cerca di cibo, il cibo poteva produrselo da sè.
Smise di essere nomade e si legò alla terra da coltivare. Le divinità divennero dee della fertilità, di solito figure femminili prosperosissime. Producendo più cibo, si poteva mantenere anche persone non direttamente impegnate in questa attività: chi era molto bravo a lavorare i metalli e a fabbricare utensili, si mise a fabbricare utensili per tutti, ricevendo in cambio il cibo che lui non produceva direttamente: l'organizzazione sociale divenne più articolata. Per potere ottenere di più dalla coltivazione della terra, bisognava essere in tanti a lavorare, occorreva fare più figli per avere più braccia. Per poter avere più figli divenne necesaria la poligamia: l'uomo divenne il centro della famiglia.
Disponendo di più cibo, le popolazioni di agricoltori crebbero di numero e tendevano ad espandersi sempre di più. Inevitabilmente, prima o poi, entrarono in conflitto per il territorio con le popolazioni vicine, sempre più frequentemente.
I guerrieri diventarono sempre più importanti ed acquisirono sempre più potere (oltre ad essere una fonte di perdite di giovani uomini utile a mantenere il surplus di giovani donne necessario alla famiglia poligamica); molto spesso i capivillaggio erano i capi militari.
La supremazia politica era passata dalle donne agli uomini.
E siccome l'uomo crea Dio a sua immagine e somiglianza, Dio diventò paterno e maschile.
E siccome la religione serve a legittimare e a perpetuare lo status quo sociale, il primo uomo creato da Dio fu un maschio e non più una femmina.
I greci avevano una combriccola di dei gelosi e litigiosi che potevano essere un ottimo surrogato dei peggiori teleromanzi di oggi; con la differenza che, rispetto ai teleromanzi di oggi, i greci dell'antichità erano molto più moderni. Il Direttore Generale era Zeus, che tendeva non a creare, ma a commissionare a contoterzisti. Se non avesse litigato con Prometeo, che aveva avuto l'appalto per l'uomo, a far fare una donna non ci avrebbe neanche pensato. Pandora, la prima donna, fu inventata come punizione per gli uomini. Zeus la inviò sulla Terra regalandole un vaso chiuso e la raccomandazione di non guardarci dentro per nessun motivo, ma sapeva benissimo che per una donna sarebbe stato impossibile; è come uscire dalla cucina dicendo al gatto: "Ho lasciato il pesce sul tavolo, non ti azzardare a saltare su." Dal vaso di Pandora uscirono tutti i mali e le disgrazie dell'umanità.
E se la religione serve a legittimare la situazione sociale corrente, già si capisce che per il ruolo delle donne non doveva buttare benissimo.
Poi, come troppe volte capita anche in politica, quando ci si illude di semplificare le cose affidandosi all'uomo forte che decide tutto da solo (e allora cominciano i guai per davvero), anche la religione deve avere attraversato un processo di questo tipo.
Un Dio unico non può attribuire svarioni agli effetti di diatribe tra colleghi: deve essere perfetto e prendersi maledettamente sul serio. Infatti ebrei, cristiani e musulmani, che adorano lo stesso Dio unico, lo adorano con tanta serietà che hanno passato la maggior parte del tempo ad ammazzarsi fra di loro. Dio deve essere perfetto, ma deve anche giustificare e legittimare i privilegi sociali
esistenti: impresa impossibile.
Fate conto di far parte di un CPC che osserva la creazione. I CPC sono sempre presenti ogni volta che si esegue un lavoro pubblico. Se in città si scava un buco in una strada per mettere giù una fognatura, una condotta o un tubo qualsiasi, immediatamente si materializza il CPC (Comitato Pensionati di Controllo) che, appoggiato alla recinzione, commenta e valuta se lo scavatore scava bene, se il buco è fatto come si deve, se il tubo è di un diametro adeguato, ecc.
Bene, se uno annuncia di voler creare il primo essere umano che dovrà dare origine a tutta la progenie dell'umanità, e poi vi sforna Adamo, voi CPC cosa direste ?
"Oh bè, devi fare il primo uomo per fargli generare tutti noi... e lo fai maschio ? Sarai anche onnipotente ed onnisciente, Dio mio, ma mi sa che non sei mica tanto furbo, veh..." - tanto più sapendo che nel seguito delle vicende religiose i metodi di fecondazione non convenzionali non mancheranno, altro che eterologa - (e sull'onnipotente ed onnisciente devo rimandarvi ad un prossimo post, sennò la facciamo troppo lunga).
Finchè il capostipite di tutta l'umanità era una donna, e tutte le generazioni a venire erano "carne della sua carne" la storia filava via abbastanza liscia; adesso che si parte da un Adamo si pone un evidente problema.
Come fare a negare alla donna il privilegio di essere creata direttamente da Dio, e renderla solo un prodotto di continuità fisica derivato dall'uomo ("carne della sua carne") ? Occorre un sotterfugio, un escamotage, un qualche cosa che renda Eva un derivato secondario della Creazione Prima di Adamo. Ed ecco che allora una costola può andar bene come una qualsiasi altra cosa, una scappatoia come un'altra per uscire dall'impasse.
Sono le soluzioni arrangiaticce e raffazzonate che contengono i cartelli indicatori della storia.
domenica 14 giugno 2009
Dedica a Ivan Della Mea
"Abbiamo perso tutte le battaglie, ma le canzoni più belle erano le nostre"
(Attribuita ad un sopravvissuto della guerra civile spagnola durante il franchismo)
(Attribuita ad un sopravvissuto della guerra civile spagnola durante il franchismo)
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