domenica 15 marzo 2015
Volta & Gabbana
Polemicuccia da massaie, irrilevante, ma divertente.
La coppia di rinomati stilisti con l'hobby dell'evasione fiscale non si lascia andare affatto a dichiarazioni a sproposito, ma studia accuratamente l'atteggiamento da prendere (lasciamo perdere tutti i facili pseudomoralismi del "da che pulpito", che non c'entrano nulla) in apposita intervista, con l'idea di attirarsi qualche simpatia borghese e tradizionalista, nel canonico bacino di potenziali acquirenti a 50 Euro di magliette che ne valgono 2.
Sacralità della famiglia tradizionale e della riproduzione naturale non sono ideali, così come vengono pretestuosamente esposti, ma un'inserzione pubblicitaria, nè più nè meno.
Ma il resto del mondo non è così bigotto come l'Italia, e c'è una reazione sdegnata che sorprende i maestri della moda nonchè dilettanti della dichiarazione dei redditi mendace.
La parola "boicottaggio" fa balenare la prospettiva di vendere qualche pezzo in meno di magliette a 50 Euro che ne valgono 2.
E i sacri ideali vengono prontamente riposti, i due si scusano e ritrattano tutto spergiurando di non voler offendere nessuno, specialmente tra quelli che potrebbero acquistare a 50 Euro magliette che ne valgono 2.
Ma perchè fermarsi a boicottare una sola casa di moda ? Boicottiamole tutte, e liberiamoci dall'idiozia dei vestitini firmati una buona volta.
sabato 14 marzo 2015
Marzo, 14, 2015: Giornata Mondiale del Pi greco
L'attribuzione del titolo di Giornata Mondiale del Pi greco, a rigore, sarebbe appropriata per oggi solo nei Paesi che adottano il formato della data nella sequenza di unità di misura un pò insulsa "medio-piccolo-grande", mese, giorno, anno: che io sappia sono soltanto quelli anglofoni; ma per questa volta noi ce ne appropriamo volentieri.
D'altra parte, noi scrittori di date normali e logiche, non disponiamo di un quattordicesimo mese di cui attendere il giorno 3, e, ancor più malauguratamente, manchiamo maledettamente di un 31 aprile. Quindi, 3,1415 è oggi o mai più.
Pi greco
È degno di ammirazione il Pi greco
tre virgola uno quattro uno.
Anche tutte le sue cifre successive sono iniziali, cinque nove due, poiché non finisce mai.
Non si lascia abbracciare sei cinque tre cinque dallo sguardo,
otto nove, dal calcolo, sette nove dall'immaginazione,
e nemmeno tre due tre otto dallo scherzo,
ossia dal paragone quattro sei con qualsiasi cosa due sei quattro tre al mondo.
Il serpente più lungo della terra dopo vari metri si interrompe.
Lo stesso, anche se un po' dopo, fanno i serpenti delle fiabe.
Il corteo di cifre che compongono il Pi greco non si ferma sul bordo della pagina,
È capace di srotolarsi sul tavolo, nell'aria, attraverso il muro, la foglia, il nido, le nuvole,
diritto fino al cielo, per quanto è gonfio e senza fondo il cielo.
Quanto è corta la treccia della cometa, proprio un codino!
Com'è tenue il raggio della stella, che si curva a ogni spazio!
E invece qui due tre quindici trecentodiciannove il mio numero di telefono
il tuo numero di collo l'anno millenovecentosettantatré sesto piano
il numero degli inquilini sessantacinque centesimi la misura dei fianchi due dita
sciarada e cifra in cui vola e canta usignolo mio oppure si prega di mantenere la calma,
e anche la terra e il cielo passeranno,
ma non il Pi greco,
oh no, niente da fare,
esso sta lì con il suo cinque ancora passabile,
un otto niente male, un sette non ultimo,
incitando, ah, incitando
l'indolente eternità a durare.
Wislawa Szymborska
Sarebbe bello se nelle scuole medie venisse presentato assegnando ai ragazzi come compito a casa quello di misurare il diametro e la circonferenza del maggior numero di oggetti rotondi possibile: bicchieri, scodelle, bottiglie, orologi, ecc. E poi, per ciascun oggetto, dividere la circonferenza per il diametro. Ogni ragazzo scoprirebbe così da sè il fascino di quel risultato costante, ma sfuggente e mai ben definito, un tre virgola qualcosa ma non si sa bene quanto.
Costante e trascendente, la sua non algebricità è ciò che ci rende, proverbialmente, impossibile la quadratura del cerchio. E quando dal piano si passa allo spazio, e la circonferenza viene fatta ruotare su se stessa a disegnare la superficie della sfera, ecco che diligentemente il diametro si eleva al quadrato, ma lui, il Pi greco, no, del tutto indifferente all'aumento del numero delle dimensioni.
martedì 10 marzo 2015
Giammai, forse.
"Non siamo d'accordo".
"Non la voteremo mai".
"Così com'è è inaccettabile".
"La votiamo".
"Non siamo d'accordo".
"Va ridisegnata da cima a fondo".
"Se la votino loro".
"La votiamo".
"Non siamo d'accordo".
"E' antidemocratica".
"Noi non l'accetteremo mai".
"La votiamo".
"Non siamo d'accordo".
"occorre rivedere tutto".
"Così com'è non la votiamo".
"La votiamo per disciplina".
"Non siamo d'accordo".
"Non si può fare".
"Abbiamo proposto una drastica revisione".
"E' contraria ai nostri princìpi fondamentali".
"La votiamo, ma è l'ultima volta".
"Al massimo la penultima".
"Vabbè, dài, la terzultima".
Quelli della minoranza del PD sarebbero convintissimi delle proprie idee, se solo qualcuno glie le spiegasse.
martedì 3 marzo 2015
La palla più piccola
Quando, qualche anno fa, abbiamo tentato di organizzare una tassonomia degli argomenti usati dai negazionisti del cambiamento climatico, o dalla derivata sottoclasse dei negazionisti delle sue cause antropiche (come il dottor Soon, protagonista qui un paio di post fa), uno dei livelli più elementari, rozzi e meno articolati riportati nella nostra classificazione era la categoria che abbiamo denominato "Argomento della massaia", di cui qui ricapitoliamo la forma archetipica: "Oh, che freddo fa stamattina ! Brrr, io oggi ho proprio freddo. Quindi il riscaldamento globale è una balla."
Ma categorie tassonomiche semplici e scarsamente elaborate non hanno impedimenti nell'accesso a situazioni e consessi con un grado elevato di prestigio e potere, anzi. Pochi giorni fa, uno dei più "illustri", "stimati" e "qualificati" difensori della teoria alternativa del "consumo a tutto spiano infischiandosene delle conseguenze" (e vedremo poi che di teorie alternative il signore se ne intende) ha brillantemente proposto l'argomento della massaia nientemeno che al Senato degli Stati Uniti.
Il Senatore repubblicano dell'Oklahoma James Mountain Inhofe ha portato in aula una palla di neve e l'ha lanciata verso il banco del Presidente dell'assemblea: "Nel caso l'avessimo dimenticato, poichè qui continuiamo a sentir dire che il 2014 è stato l'anno più caldo mai registrato, chiedo alla presidenza: sapete cos'è questa ? E' una palla di neve. E proviene da appena qui fuori. Quindi fa molto, molto freddo fuori".
James Inhofe, a proposito di archetipi, è un vero repubblicano a tutto tondo: come immagine di sfondo della homepage del suo sito internet personale troneggia un promettente carro armato, e qualsiasi tipo e livello di questione ambientale gli procura un pò di orticaria: ha avuto occasione di paragonare l'EPA (Environmental Protection Agency) alla Gestapo, ed ha pubblicato il libro "The Greatest Hoax" (La balla più grossa) appunto sul tema del cambiamento climatico.
Ma più in generale sono un pò tutti gli argomenti trattati scientificamente a scontrarsi con la sua impermeabilità alle evidenze.
E' rimasta storica una sua conferenza stampa del settembre 2013 contro l'insegnamento della teoria della gravitazione, un'eresia propagandata da "estremisti che tengono Dio fuori dalla fisica" grazie all'infiltrazione nel Governo Federale di "gravitazionisti pagani".
Perchè i bambini non siano plagiati unilateralmente da questi "punti di vista radicali e non-cristiani" e le creature innocenti non siano esposte a "concetti limitati e non dimostrati come l'evoluzione, la gravità e la MATEMATICA", il Senatore propone, seguendo un paradigma che i fondamentalisti ultraconservatori americani avevano già tristemente sperimentato sull'evoluzionismo, che le scuole "insegnino la controversia"; ovvero dedichino pari tempo di insegnamento alle teorie alternative, e che i libri di testo spieghino equamente entrambe le interpretazioni del perchè noi non ci solleviamo a fluttuare nell'aria; e che si lascino gli alunni liberi di scegliere la loro via alla conoscenza.
I più acuti nell'esiguo drappello dei miei lettori si domanderanno a questo punto quale sarebbe la teoria esplicativa alternativa (e rispettosamente pia) alla gravitazione pagana e anti-cristiana.
E' presto detto. Ce lo spiega il co-conferenziere di Inhofe in quella magica giornata alla Prima Chiesa Evangelica di Gesù Cristo Nostro Salvatore di Tulsa, Oklahoma: il pastore part-time Gus Hornsby: "Gli scienziati vorrebbero insegnare ai vostri bambini che la gravità non è altro che due particelle di materia che si attraggono fra loro con una forza proporzionale al prodotto delle loro masse, e inversamente proporzionale al quadrato della distanza fra di esse !" Che pretese. Quanto sordido ateismo trasuda da una tale formulazione. Ma per fortuna sappiamo benissimo che non è così: "Ma questo è il cavallo di Troia del male ! Invece il Libro ci insegna che noi restiamo incollati alla superficie della Terra perchè Satana col suo respiro ci risucchia, spingendoci sempre più vicino alle fiamme dell'inferno sottostante. E' solo per grazia del Signore che Egli ha scelto di ricoprire il nucleo fuso e rovente della Terra con una crosta, creando così uno strato solido salvifico tra i Suoi figli e la dannazione eterna !"
Ecco, così sì che la spiegazione è davvero convincente, e mi sembra proprio che, come proposto da Inhofe, meriti la parità di ore di insegnamento rispetto a quel pivello anticristiano di Newton (se non altro per spiegare cosa se ne farebbe mai Satana di un sasso o di uno gnu).
Il brillante curriculum intellettuale del Senatore Inhofe, che abbiamo qui solo brevemente tratteggiato, gli ha fatto meritare ampiamente di essere scelto, dal novembre 2014, dal Partito Repubblicano come presidente della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici del Senato.
Prima di concludere, vi devo ancora la replica, in Senato, al lancio della palla di neve dell'altro giorno. Sen. Sheldon Whitehouse: "Voi potete credere alla NASA, e potete credere a quello che i satelliti misurano sul pianeta, oppure potete credere al Senatore con la palla di neve. La Marina degli Stati Uniti prende la questione molto seriamente, al punto che l'Ammiraglio Locklear, capo del Comando del Pacifico, ha dichiarato che il cambiamento climatico è la minaccia più grossa che affrontiamo nel Pacifico. Potete credere alla Marina degli Stati Uniti o potete credere al Senatore con la palla di neve. Tutte le più importanti società scientifiche americane hanno prodotto dati, molte di esse un decennio fa, che il cambiamento climatico è mortalmente reale. Lo misurano, lo vedono e capiscono perchè avviene. Le previsioni fatte corrispondono a quello che stiamo osservando, e vengono via via confermate. E il principio fondamentale, che la causa principale è l'inquinamento da anidride carbonica, che deriva dall'uso di combustibili fossili, è al di là di ogni ragionevole controversia. Quindi, potete credere a ciascuna delle principali società scientifiche americane, oppure potete credere al Senatore con la palla di neve."
Ma c'è un'ironia ulteriore che desidero lasciarmi come pralina finale, e che ci permette di ritornare al clima esaltante (o meglio, esaltato) della conferenza-stampa contro la gravità nel 2013. Impossessatosi del microfono per spiegare la vera causa della nostra aderenza al suolo, il predicatore part-time ma full-fool Hornsby prese poi a tuonare contro le fondamenta degli edifici, le piscine, ed ogni tipo di buco e di scavo, che assottiglia pericolosamente il prezioso strato e di crosta terrestre che ci salva dall'aspirazione di Satana, destinata ad attrarre i nostri corpi verso la dannazione, così come attrasse la mela verso la testa di Newton, traendolo puerilmente in inganno. Accanto a lui, il Senatore Inhofe annuiva e sorrideva soddisfatto.
Ma stia attento, il Senatore, che per parte sua predica lo sfruttamento senza limitazioni delle risorse fossili, in nome dell'indipendenza energetica del Paese e dello sviluppo economico. Le da lui tanto auspicate trivellazioni a tutto spiano, le miniere di carbone da sfruttare senza ritegno, potrebbero aprirgli pericolosamente la strada verso le fiamme dell'inferno, e fargli rimpiangere il refrigerio della sua cara vecchia palla di neve.
domenica 1 marzo 2015
Salute, Benessere e Fuffologia
Capita (putroppo) più o meno quotidianamente di vedere, copiosamente condivisi sui social network, gli articoletti - bufala sulle miracolose proprietà salutistiche della curcuma, delle prodigiose virtù della salvia, degli insospettabili benefici offerti dalla cannella, la cioccolata che ci fa ringiovanire, eccetera; e non vi dico neanche cosa non fa l'onnipresente serotonina. Le più attive propagandatrici di cazzatine sono le signore, particolarmente affezionate a ciò che fa perdere peso, come ad esempio l'olio di limone, ma certo, come no, o (potevamo dubitarne ?) l'equiseto. Confesso di ignorare le modalità di somministrazione dell'equiseto ma, chissà perchè, faccio fatica ad immaginarmi greggi di signore, nei loro perennemente inadeguati vestitini firmati e con le loro ancor più inadeguate eleganti scarpine, intenti a brucare lungo le sponde dei fiumi. Insomma, se avete una scorta di qualche minchiata che avete acquistato da un fornitore in un momento di ubriachezza, e che ora vi occupa spazio in magazzino e non sapete come smaltirla, scrivete quattro righe insensate raccontando che fa dimagrire, diffondetele in rete e farete la vostra fortuna.
Ma fa niente, augurandomi che le propagatrici di tanta dubitabile saggezza a buon mercato siano tanto coerenti da sperimentare su se stesse e valutare oggettivamente i risultati conseguiti, mi limito a far girare la magica rotellina del mouse senza battere ciglio e passare oltre.
Ma siccome una fesseria così grossa non mi era mai capitata sotto gli occhi, in questo caso non ho potuto trattenermi dall'indagare.
Bicarbonato e Limone: Ecco la ricetta contro il cancro
Per fare le cose a modino, cominciamo dal principio. Le prime tre righe dell'articolo sono frutto di un "copia-e-incolla" dalla pagina di Wikipedia relativa a O.H. Warburg. Sarebbe stato sufficiente estendere l'operazione alle tre righe immediatamente successive della stessa pagina, per far sapere ai lettori che le ipotesi di Warburg sull'origine dei tumori, proposte posteriormente ai suoi studi sul metabolismo cellulare che gli valsero il Premio Nobel, godettero di un certo credito per un decennio o poco più, poi furono definitivamente soppiantate da quanto ancor oggi sappiamo con prove sempre più solide, cioè che i tumori sono causati da mutazioni che avvengono all'atto di divisioni delle cellule somatiche in questo o quel tessuto, casuali, ma la cui probabilità può essere considerevolmente aumentata da vari fattori di rischio sia chimici che fisici, come ormai sanno anche i bambini. Quindi, tutta la parte introduttiva dell'articolo è aggiornata grossomodo agli anni '40.
Come mentore delle proprietà terapeutiche del bicarbonato, ci si affida ancora una volta al già noto fuffarolo Mark Sircus (che oltre a curare il cancro col bicarbonato, si occupa anche di "Psicologia Spirituale" attraverso la International Medical Veritas Association, un nome che è tutto un programma, di cui è fondatore, esponente di punta e presumibilmente unico membro), il quale continua a vantarsi del suo 99 % di pazienti guarite senza che la comunità scientifica abbia mai avuto la grazia di vederne e conoscerne neanche una.
Infine, quanto riportato a proposito del limone è persino difficile da discutere, tanto è confuso, disarticolato, e privo di una definizione chiara di qualsiasi concetto.
Mi limito ad osservare che:
1) Viene citata come prova a supporto un'intervista all'oncologo Umberto Veronesi (ma come ? La "medicina ufficiale" non era tutta da buttare via ?), con il virgolettato: “Una bella limonata fa da scudo contro il cancro”; ma viene misteriosamente omesso il passaggio immediatamente successivo della stessa medesima intervista: "sebbene nessun alimento da solo possa essere uno scudo efficace se non viene inserito in una dieta e in uno stile di vita salutari", dice Umberto Veronesi. Ah, già, dimenticavo che ci vuole anche il bicarbonato.
2) Nella caleidoscopica sarabanda di acidità e alcalinità, del "pH 2.2 che metabolizzato diventa alcalinizzante" [sic !], l'autore di tutto questo accumulo di fuffa dimentica che tutto ciò che noi ingeriamo passa attraverso lo stomaco, poi viene ri-tamponato nel primo tratto dell'intestino e infine sposta il pH del nostro sangue di praticamente nulla. Il pH del sangue è intorno a 7.4 e lì rimane, necessariamente fisso, altrimenti gli equilibri che permettono lo scambio di ossigeno ed anidride carbonica andrebbero a pallino, ed ogni minimo scostamento viene prontamente compensato con gli unici due meccanismi in grado di farlo: respirazione e filtrazione/riassorbimento renale; non certo con alimenti nè bevande.
Non c'è bicarbonato nè limone che tenga.
E visto che abbiamo nominato l'autore dell'accumulo di fuffa, chi sarà mai colui che esercita con mezzi così moderni l'antichissimo mestiere del venditore di fumo ?
Il signor Dioni si qualifica come ingegnere elettronico, ma per fortuna (per fortuna dei nostri computer, intendo) preferisce prestare la sua immensa competenza alla cura della
nostra salute e del nostro benessere, come potrete constatare dalla grande varietà di ciarlataneria assortita che espone nel suo sito, dall'alimentazione ai "misteri e simboli". La stranezza è che un ingegnere, per quanto elettronico sia, uno straccio di esamino di chimica di base nel suo corso di studi lo avrà pur superato. Ed è un mistero come abbia potuto sfuggire al plotone di esecuzione che si alza in piedi da dietro la cattedra quando il candidato tira fuori costruzioni come "il limone sarebbe l’unico alimento anionico al mondo" o "contributo dato nell’interazione tra cationi e anioni, necessaria per la produzione di energia a livello cellulare".
Senza tante arrampicate sugli specchi, basterebbe molto meno per non dubitare dei salutari effetti dell'ingestione di bicarbonato e limone. Lo dice sempre anche mia zia: "un bel rutto fa passare tutti i mali."
Ma fa niente, augurandomi che le propagatrici di tanta dubitabile saggezza a buon mercato siano tanto coerenti da sperimentare su se stesse e valutare oggettivamente i risultati conseguiti, mi limito a far girare la magica rotellina del mouse senza battere ciglio e passare oltre.
Ma siccome una fesseria così grossa non mi era mai capitata sotto gli occhi, in questo caso non ho potuto trattenermi dall'indagare.
Bicarbonato e Limone: Ecco la ricetta contro il cancro
Per fare le cose a modino, cominciamo dal principio. Le prime tre righe dell'articolo sono frutto di un "copia-e-incolla" dalla pagina di Wikipedia relativa a O.H. Warburg. Sarebbe stato sufficiente estendere l'operazione alle tre righe immediatamente successive della stessa pagina, per far sapere ai lettori che le ipotesi di Warburg sull'origine dei tumori, proposte posteriormente ai suoi studi sul metabolismo cellulare che gli valsero il Premio Nobel, godettero di un certo credito per un decennio o poco più, poi furono definitivamente soppiantate da quanto ancor oggi sappiamo con prove sempre più solide, cioè che i tumori sono causati da mutazioni che avvengono all'atto di divisioni delle cellule somatiche in questo o quel tessuto, casuali, ma la cui probabilità può essere considerevolmente aumentata da vari fattori di rischio sia chimici che fisici, come ormai sanno anche i bambini. Quindi, tutta la parte introduttiva dell'articolo è aggiornata grossomodo agli anni '40.
Come mentore delle proprietà terapeutiche del bicarbonato, ci si affida ancora una volta al già noto fuffarolo Mark Sircus (che oltre a curare il cancro col bicarbonato, si occupa anche di "Psicologia Spirituale" attraverso la International Medical Veritas Association, un nome che è tutto un programma, di cui è fondatore, esponente di punta e presumibilmente unico membro), il quale continua a vantarsi del suo 99 % di pazienti guarite senza che la comunità scientifica abbia mai avuto la grazia di vederne e conoscerne neanche una.
Infine, quanto riportato a proposito del limone è persino difficile da discutere, tanto è confuso, disarticolato, e privo di una definizione chiara di qualsiasi concetto.
Mi limito ad osservare che:
1) Viene citata come prova a supporto un'intervista all'oncologo Umberto Veronesi (ma come ? La "medicina ufficiale" non era tutta da buttare via ?), con il virgolettato: “Una bella limonata fa da scudo contro il cancro”; ma viene misteriosamente omesso il passaggio immediatamente successivo della stessa medesima intervista: "sebbene nessun alimento da solo possa essere uno scudo efficace se non viene inserito in una dieta e in uno stile di vita salutari", dice Umberto Veronesi. Ah, già, dimenticavo che ci vuole anche il bicarbonato.
2) Nella caleidoscopica sarabanda di acidità e alcalinità, del "pH 2.2 che metabolizzato diventa alcalinizzante" [sic !], l'autore di tutto questo accumulo di fuffa dimentica che tutto ciò che noi ingeriamo passa attraverso lo stomaco, poi viene ri-tamponato nel primo tratto dell'intestino e infine sposta il pH del nostro sangue di praticamente nulla. Il pH del sangue è intorno a 7.4 e lì rimane, necessariamente fisso, altrimenti gli equilibri che permettono lo scambio di ossigeno ed anidride carbonica andrebbero a pallino, ed ogni minimo scostamento viene prontamente compensato con gli unici due meccanismi in grado di farlo: respirazione e filtrazione/riassorbimento renale; non certo con alimenti nè bevande.
Non c'è bicarbonato nè limone che tenga.
E visto che abbiamo nominato l'autore dell'accumulo di fuffa, chi sarà mai colui che esercita con mezzi così moderni l'antichissimo mestiere del venditore di fumo ?
Il signor Dioni si qualifica come ingegnere elettronico, ma per fortuna (per fortuna dei nostri computer, intendo) preferisce prestare la sua immensa competenza alla cura della
nostra salute e del nostro benessere, come potrete constatare dalla grande varietà di ciarlataneria assortita che espone nel suo sito, dall'alimentazione ai "misteri e simboli". La stranezza è che un ingegnere, per quanto elettronico sia, uno straccio di esamino di chimica di base nel suo corso di studi lo avrà pur superato. Ed è un mistero come abbia potuto sfuggire al plotone di esecuzione che si alza in piedi da dietro la cattedra quando il candidato tira fuori costruzioni come "il limone sarebbe l’unico alimento anionico al mondo" o "contributo dato nell’interazione tra cationi e anioni, necessaria per la produzione di energia a livello cellulare".
Senza tante arrampicate sugli specchi, basterebbe molto meno per non dubitare dei salutari effetti dell'ingestione di bicarbonato e limone. Lo dice sempre anche mia zia: "un bel rutto fa passare tutti i mali."
lunedì 23 febbraio 2015
Not so Soon
Lo Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, Massachussets, ha deciso di mettere sotto indagine l'astrofisico Willie Soon, autore di parecchi articoli (quelli oggetto di inchiesta sono nove), tutti orientati a mettere in dubbio la relazione tra emissioni di gas serra derivanti dalle attività umane e cambiamento climatico. In particolare un suo articolo del 2008, che pone in relazione il riscaldamento della Terra con variazioni dell'attività solare, è stato per tutti questi anni la bandiera degli scettici, degli inguaribili ottimisti, degli interessatamente disinteressati al problema, e di quelli che "hanno bisogno di credere che".
E' l'articolo scientifico più frequentemente citato dai conservatori nei dibattiti parlamentari sulle misure per limitare le emissioni di CO2 negli Stati Uniti.
Il peccatuccio per il quale l'illustre astrofisico è finito nei guai sono i finanziamenti ricevuti da gruppi industriali coinvolti nella produzione di energia da fonti fossili (una succulenta fetta di quel denaro proviene da quella dolce istituzione di puro mecenatismo che sono le Industrie Koch, delle quali abbiamo già avuto occasione di parlare in passato).
Non c'è nulla di male nel fatto che un ricercatore si cerchi finanziamenti ovunque possibile, specialmente in un ambiente come quello statunitense in cui il pubblico si offre apertamente e voluttuosamente all'abbraccio dei tentacoli del privato; tuttavia, se non altro, l'ampia consuetudine a tale commistione ha dato origine alla regola fondamentale che la melma che ne deriva deve almeno essere resa trasparente.
L'istituzione scientifica a cui il dottor Soon appartiene gli imputa appunto di non avere dichiarato ai revisori e agli editori delle riviste di avere ricevuto finanziamenti da operatori economici coinvolti nell'argomento degli studi pubblicati, e quindi di non avere permesso di riconoscere ed evidenziare un suo, così eufemisticamente definito, "possibile" conflitto di interessi.
La questione non si limita all'ambito scientifico. Come si è detto, le pubblicazioni (proseguiamo nell'eufemismo) "eventualmente infedeli" di Soon sono state ampiamente utilizzate nel dibattito politico (negli Stati Uniti: che nel Parlamento italiano un Onorevole qualsiasi appoggi le sue argomentazioni su dati scientifici pubblicati su riviste autorevoli è oltre i confini della realtà, della fantapolitica e della fantascienza). Ma servono, anche e soprattutto, a diffondere attraverso i mezzi di informazione, che sono non meno interessati e non meno finanziati da gruppi industriali ostili al riconoscimento della realtà, la percezione errata di un dibattito ancora aperto, non risolutivo, e di una qualche incertezza sul ruolo delle attività umane sul cambiamento climatico. Nessuno scienziato serio oggi dubita che la Terra si stia riscaldando, nè che l'aumento di temperatura sia dovuto all'effetto serra, e che l'effetto serra sia dovuto alla produzione di CO2 dovuto alle combustioni prodotte dall'uomo. Gli unici scienziati che mettono in dubbio questa realtà sono solo dubitevoli Soon.
http://news.sciencemag.org/climate/2015/02/climate-skeptic-s-fossil-fuel-funding-puts-spotlight-journal-conflict-policies?rss=1
http://www.nature.com/news/documents-spur-investigation-of-climate-sceptic-1.16972
martedì 10 febbraio 2015
Voi siete qui
L'Isola di Pasqua è il luogo abitabile più lontano da qualsiasi altro luogo abitabile al mondo. A ovest, le isole Pitcairn e Henderson distano quasi 2100 km; a est, la costa del Cile è a 3600 km; ancora più lontani a ovest gli altri arcipelaghi della Polinesia orientale, le Isole della Società e le Marchesi, e le Hawaii a nord-ovest. Pasqua sorge da un cono vulcanico che ha la sua base a circa 2000 m di profondità ed emerge con tre crateri, inattivi da 100mila anni, fino ad un altitudine massima, modesta rispetto alle isole polinesiane, di circa 500 m sul livello del mare, e che delimitano il territorio grossomodo triangolare dell'isola, un pò più di 160 km quadrati. Le coste sono scoscese e non presentano lagune nè barriere coralline.
I primi colonizzatori umani, polinesiani provenienti dalle Isole Marchesi o da Pitcairn, arrivarono sull'isola probabilmente intorno al 900 d.C. Da allora e fino al primo contatto con gli europei nel 1722, non ci sono tracce di scambi commerciali con altri popoli, nè di manufatti provenienti da altre isole. Il popolo di Rapa Nui rimase completamente isolato e potè contare solo sulle risorse disponibili sul proprio territorio.
Anche il pianeta Terra è isolato e qualsiasi eventuale altro luogo abitabile è irraggiungibile, e non è ipotizzabile che i suoi abitanti possano attingere ad altre risorse oltre a quelle disponibili sul pianeta stesso.
Ma rispetto ai terrestri, i Rapa Nui godevano di un certo vantaggio: oltre alle risorse generate dalla produttività primaria dell'isola, cioè dall'energia del sole assorbita con la fotosintesi dalle piante e dalle alghe, che è alla base di tutte le catene alimentari, potevano nutrirsi anche grazie alla pesca; cioè procurarsi risorse generate dalla produttività primaria di altri luoghi. Mancando habitat pescosi sottocosta, dovevano spingersi al largo; ma per gente che aveva traversato mezzo Pacifico per arrivare fin lì, costruire imbarcazioni per la pesca in alto mare era un gioco da ragazzi. Non disponevano di mezzi per impermeabilizzare il fasciame, quindi le canoe polinesiane erano costruite in un pezzo solo: un grande tronco d'albero sagomato a forma di scafo e scavato all'interno per alloggiare gli occupanti. Poi uno o due bilancieri potevano essere fissati ai lati per stabilizzare la barca.
Infatti, i resti contenuti nelle fosse dell'Isola di Pasqua dove venivano gettati i rifiuti, documentano, con ossa di delfini e tonni, una intensa attività di pesca d'altura, almeno per i primi secoli. Poi, gli scarti alimentari da animali d'alto mare via via spariscono.
I terrestri, invece, non possono attingere ad altre risorse che quelle prodotte dalla produttività primaria della Terra stessa. Noi non possiamo andare a "pescare" altrove.
Le valutazioni sul popolamento massimo raggiunto dall'Isola di Pasqua sono molto variabili, ma le più affidabili stimano 15000 abitanti o forse più, quindi una densità vicina ai 100 abitanti/kmq, grossomodo metà di quella dell'Italia attuale. Su quali risorse potevano contare oltre alla pesca ? La spedizione originaria era stata quasi certamente programmata, e i coloni avevano portato con sè il necessario per avviare gli allevamenti tipici delle isole di provenienza. Coltivavano piante da tubero: patate dolci, taro e igname; canna da zucchero; l'isola sarebbe troppo ventosa per la coltivazione del banano, ma riuscivano ugualmente a farlo crescere all'interno delle caldere vulcaniche, al riparo; e portarono come animali da carne polli e ratti (via, non siate schizzinosi: può darsi che anche qualcuno dei nostri nonni ne abbia mangiati durante la guerra; cure richieste per l'allevamento nessuna, si riproducono facilmente... d'altronde è improbabile che siano arrivati come clandestini: una canoa, per grande che sia, può ospitare un ratto per un paio di settimane di navigazione senza che nessuno degli occupanti se ne accorga ?). Gli ossi di pollo e ratto costituivano comunque una frazione molto piccola dei rifiuti stratificati nelle fosse, almeno inizialmente. Prevalevano, oltre ai pesci, i resti di uccelli selvatici. Ce n'erano sei specie terrestri, tutte scomparse, e 25 di uccelli marini, di cui una sola ancora nidificante sull'isola.
La natura vulcanica dell'isola assicurava un suolo ricco di minerali e fertilissimo. Su questo terreno fertile i primi colonizzatori polinesiani trovarono infatti una fitta foresta. I resti di legno bruciato ed i pollini trovati negli strati antichi dei sedimenti fangosi delle paludi testimoniano la presenza di 21 specie di alberi di alto fusto, tra le quali probabilmente la palma più grande del mondo, endemica ed oggi estinta.
Ma all'arrivo dell'esploratore olandese Roggeveen nel 1722, poche migliaia di sopravvissuti vivevano in condizioni miserevoli, e su tutta l'isola, a parte i banani ancora coltivati nei vulcani, non esistevano specie vegetali più grandi di arbusti di un paio di metri.
Quando coltiviamo una pianta annuale, come un ortaggio qualsiasi, la sfruttiamo per la nostra alimentazione, poi la riseminiamo per la stagione successiva: utilizziamo parte dell'energia accumulata da quella pianta nel corso dello stesso anno. Ma quando si abbatte un albero d'alto fusto per sfruttarne le risorse (legno, corteccia, eccetera) si attinge in un colpo solo ad energia accumulata nel corso di molti decenni: è un pò come contrarre un debito con il nostro ambiente.
La deforestazione dell'Isola di Pasqua procedette inizialmente per guadagnare spazio per le coltivazioni, e per ottenere legna da ardere e grossi tronchi per la costruzione di canoe per la pesca, nonchè funi e tessuti che si ricavavano dalle cortecce. Man mano che le foreste si riducevano, il suolo era sempre più esposto all'erosione dovuta al vento e alla pioggia; veniva a mancare la sostanza organica portata dalle foglie e dal legno marcescenti; e quindi le rese delle coltivazioni diventavano via via inferiori.
Probabilmente la pratica di innalzare i moai, le caratteristiche statue simboliche raffiguranti gli antenati, che dovevano proteggere le rispettive comunità di provenienza, iniziò molto presto, forse tra il 1000 e il 1100; ma lo stato in cui è rimasta "fotografata" questa ritualità nel momento in cui si è interrotta di colpo, è rivelatore: metà degli 800-900 moai esistenti si trovano nella loro sede definitiva, su piattaforme lungo le coste tutto intorno all'isola; l'altra metà è attorno all'unica cava di roccia tufacea dove venivano scolpiti, o incompleti o finiti ma mai trasportati a destinazione. Vuol dire che nel giro di qualche tempo il loro numero sui vari ahu, le piattaforme da dove vegliavano sulle sorti degli isolani, era destinato a raddoppiare: era in atto un disperato parossismo nella fabbricazione di statue propiziatorie.
Il trasporto di queste statue, che pesavano in media 10 tonnellate (e la tendenza era quella di farne sempre più grandi), avveniva ad opera di centinaia di manovratori, che le trascinavano con grosse funi su binari di legno appositamente preparati, che potevano essere lunghi fino a una quindicina di kilometri per raggiungere le piattaforme più lontane dalla cava. La produzione di funi e binari richiedeva ulteriori sacrifici di alberi.
Scenario che possiamo immaginare facilmente: a seguito della deforestazione, l'agricoltura diventa sempre più povera, e si abbattono sempre più alberi per guadagnare nuova terra da coltivare; di conseguenza gli uccelli selvatici scompaiono, e anche la caccia fornisce sempre meno cibo; i sacerdoti, che vantano un canale di comunicazione privilegiato con il cielo, promettono un futuro di prosperità a condizione di guadagnarsi la benevolenza del regno dei morti, onorando gli antenati con statue votive; questa pratica dissipa un'enorme quantità di energie ed aumenta il fabbisogno alimentare, e contemporaneamente richiede l'abbattimento di un numero sempre maggiore di alberi, peggiorando sempre di più la crisi ambientale dell'isola. La progressiva riduzione del numero degli alberi non permette più la costruzione di canoe per pescare, e nemmeno per andarsene. La deforestazione si completa intorno al 1500 o poco dopo; l'agricoltura dà raccolti sempre più miseri, e non ci sono altre risorse se non i polli e i ratti. Non fosse per i moai, l'Isola di Pasqua sarebbe probabilmente famosa per i pollai: vere e proprie strutture fortificate, tutte in pietra e circondate di mura per impedire furti, molto più solidi delle case di legno e paglia.
Intorno al 1680, un colpo di stato militare abbatte, visto lo scarso rendimento nell'assicurazione di prosperità, la casta dei sacerdoti, e si scatena la guerra civile tra i vari clan. Dopo i ratti, l'altra specie di mammifero presente sull'isola, fino allora inutilizzata, diventa fonte di cibo. Ancora oggi l'insulto più sanguinoso che i nativi possono rivolgersi, suona come: "Mi è rimasta fra i denti un pò di carne di tua madre".
Gli ossi stratificati nelle fosse dei rifiuti parlano chiaro.
Chissà quali dibattiti accompagnarono l'abbattimento degli ultimi alberi rimasti. Chissà se qualcuno avrà manifestato confidenza nella capacità della tecnologia di risolvere in un prossimo futuro qualsiasi problema si stesse generando; magari qualche altezzoso capetto periferico avrà inveito contro gufi e rosiconi che seminano disfattismo e ostacolano lo sviluppo economico del Paese. Qualcuno avrà sostenuto che non era il caso di alterare i comportamenti usuali, poichè non era sufficientemente dimostrato che la scomparsa degli alberi avrebbe prodotto effetti tanto disastrosi.
Anche sulla Terra hanno assunto ruoli-guida dei mistici inspiegabilmente autorevoli che alimentano false credenze secondo cui dobbiamo continuamente aumentare i nostri consumi per assicurarci un futuro di prosperità e benessere.
Si potrà dire che il collasso della civiltà di Rapa Nui, da florida comunità di decine di migliaia di persone prosperata in completo isolamento, a un paio di migliaia di derelitti sopravvissuti alla disperazione del cannibalismo nel momento del primo contatto con gli europei, sia la triste storia della mancanza di consapevolezza sulle conseguenze di ciò che si sta facendo sul proprio ambiente. Noi oggi, abitanti della isolata Terra, abbiamo dalla nostra un bagaglio di conoscenze e di tecnologia che i più marginali dei polinesiani non potevano avere.
Infatti, cinque anni fa, un vasto gruppo di scienziati di diverse nazioni ha provato ad individuare nove parametri cruciali nel deterioramento del pianeta (1. Perdità di biodiversità; 2. Consumo di suolo; 3. Consumo di acqua dolce; 4. Cicli dell'azoto e del fosforo; 5. Ozono nella stratosfera; 6. Acidificazione degli oceani; 7. Effetto serra e cambiamento climatico; 8. Inquinamento chimico; 9. Accumulo di aerosol in atmosfera), provando a definire per ciascuno di essi delle soglie di sicurezza da non oltrepassare per il mantenimento di una ragionevole vivibilità della Terra.
Oggi, a cinque anni di distanza, noi terrestri consapevoli ed istruiti abbiamo già sforato quattro di questi nove limiti di pericolo: concentrazione di CO2 in atmosfera, il fattore-guida dell'effetto serra (7); sversamento di azoto nelle acque superficiali (principalmente da dilavamento di fertilizzanti) (4); tasso di estinzione di specie e perdita di biodiversità (1); e, da quest'anno, tasso di deforestazione (2).
Nel mappamondo, in giallo le zone in cui le aree forestali si stanno perdendo a ritmo potenzialmente pericoloso; in rosso le aree già gravemente oltre la soglia di rischio.
E i sacerdoti della superstizione del libero mercato continuano ad allettarci con immaginari futuri di benessere, a condizione di consumare sempre di più, "crescere" alimentare lo "sviluppo"; impavidamente e volontariamente incuranti della limitatezza del nostro sferico contenitore roteante nell'universo.
Voi intanto studiatevi la ricetta del ratto alla panna (vi assicuro che esiste). Tanto, cucinarsi gli Homo sapiens pare essere facile. In tutti i sensi.
Bibliografia:
- Jared Diamond - Collasso - Einaudi 2007
- http://blogs.scientificamerican.com/observations/2010/03/19/is-earth-past-the-tipping-point/
- http://blogs.scientificamerican.com/observations/2015/01/15/humans-cross-another-danger-line-for-the-planet/
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